La difficile relazione tra Facebook e Wall Street subisce un duro colpo: i titoli del social network sono scesi, per la prima volta dall’esordio in Borsa, al di sotto del valore dei 20 dollari. Un altro passo indietro, o per meglio dire verso il basso, un -4% che aumenta la distanza dalla quotazione iniziale di 45 dollari.
L'andamento del titolo
Vero è che, in questi giorni di massima sensibilità del mercato rispetto alle dichiarazioni di Mario Draghi, il calo dei titoli ha riguardato lo scenario generale delle azioni quotate, ma le ragioni della cattiva performance di Facebook non possono essere liquidate così semplicemente.
L’attesa spropositata che ha preceduto lo sbarco a Wall Strett, una valutazione d’ingresso forse fuori misura (104 miliardi di dollari), risultati di crescita inferiori ai trend degli scorsi anni: ecco solo alcune delle motivazioni citate dagli analisti.
Altri sottolineano come, con i suoi 900 milioni di profili registrati, la piattaforma abbia sostanzialmente raggiunto – ricambio generazionale e nuove alfabetizzazioni informatiche a parte – una base di utenza che non sembra destinata a crescere di molto, e non certo ai ritmi degli ultimi cinque anni. E la ricerca di nuove fonti di guadagno non sta dando i risultati sperati:
nel primo trimestre del 2012 il fatturato della compagnia ha superato il miliardo di dollari (1,058 miliardi), a +45% sul pari periodo 2011. Una crescita buona, ma inferiore ai ritmi precedenti alla quotazione.
Completa il quadro il fatto che recentemente la creatura di Mark Zuckerberg non abbia raccolto troppe simpatie fra i suoi stessi partner commerciali. Alle
accuse di Zynga, che attribuisce alle politiche di marketing del social network la colpa dei suoi scarsi risultati, si è affiancata la defezione di alcuni investitori: come
Fidelty Investiments, che il 22 giugno ha venduto circa 1,9 milioni delle proprie azioni Facebook.