06/04/2012 di Redazione

Smartphone smarriti: dove finiscono i dati?

Symantec ha condotto un esperimento per dimostrare come perdere il telefonino sia persino peggio che smarrire il portafogli. Nella quasi totalità dei casi, infatti, chi li ha ritrovati ha consultato dati e applicazioni sia personali che aziendali.

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Symantec ha condotto il curioso esperimento Smartphone Honey Stick Project per far comprendere agli utenti cosa succede ai loro dati quando smarriscono lo smartphone. Cinquanta prodotti sono stati intenzionalmente "persi" e collocati strategicamente in zone ad alto traffico di New York, Washington , Los Angeles, San Francisco e Ottawa. Chi li ha trovati ha avuto per le mani quelli che credeva essere veri dati personali, applicazioni bancarie e dati sulle carte di credito, informazioni sensibili di posta elettronica aziendale, foto e altro. 

Symantec ha dimostrato che perdere lo smartphone è peggio che smarrire il portafogli

Ovviamente tutti i dati erano falsi e gli smartphone installavano uno spyware che segnalava l'accesso alle informazioni, e un software per tracciare gli spostamenti dei file e altre informazioni. L'esperimento ha dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio che perdere uno smartphone non protetto è peggio che smarrire il portafogli.

Fra le conclusioni si legge infatti che nel 96 per cento dei casi, chi ha trovato gli smartphone persi ha sfogliato i dati memorizzati. Nell'89 per cento dei casi sono state avviate anche le applicazioni personali e sono quindi state consultate le relative informazioni. Nell'83 per cento dei dispositivi ritrovati è stato registrato l'accesso alle applicazioni aziendali e ai dati contenuti. Infine, nel 70 per cento dei casi sono state consultate sia le informazioni personali sia quelle professionali.

L'unica nota positiva è che poi il 50 per cento di coloro che hanno ritrovato gli smartphone hanno usato i dati personali del proprietario per rintracciarlo e rendergli il suo prezioso oggetto hi-tech.

Stando a quanto comunicato da Symantec, i risultati di questo test serviranno per migliorare prodotti come Norton Mobile Security e Norton Anit-Theft Plugin, oltre a dare vita a una serie di prodotti di sicurezza mobili che sono in fase di sviluppo proprio per gli smartphone. La finalità è ovvia: fare in modo che quando il cellulare viene smarrito i dati memorizzati al suo interno siano inaccessibili per chiunque lo ritrovi.

Il problema è che nel settore mobile delle app la competizione è agguerrita, per questo la maggior parte delle aziende e degli utenti finali opta per soluzioni gratuite o con un prezzo simbolico. L'idea di Symantec è quella di vendere alle aziende applicazioni di sicurezza a pagamento che siano in grado di garantire la protezione delle informazioni aziendali.

Il compito sarà sicuramente più difficile in ambito consumer, dove sono davvero pochi coloro che sono disposti a pagare per questi servizi. A rincarare la dose ci ha pensato poi AV-Test, un servizio internazionale che si occupa di misurare l'efficacia dei software di protezione, che qualche mese fa aveva messo sotto torchio gli antimalware per Android e aveva sentenziato che sono del tutto inutili. Il campanello d'allarme era quindi risuonato e la credibilità dei prodotti di sicurezza mobile aveva traballato. Symantec è un nome storico del settore, vedremo se riuscirà a far cambiare idea anche ai più scettici.


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