01/12/2011 di Redazione

Yen forte, Toshiba chiude tre fabbriche di chip

La società ha ufficializzato ieri che dismetterà le attività di produzione di semiconduttori in tre unità giapponesi e sposterà 1.700 lavoratori entro la fine di settembre del 2012. La causa: il valore della moneta nipponica, mai così alto dai tempi della

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Il caro yen, unitamente alle perduranti difficoltà del mercato dell’elettronica di consumo, costringe i grandi produttori hi-tech giapponesi a prendere misure drastiche per rimanere competitive sui scala mondiale.


L’ultima “vittima” del boom della moneta nipponica, il cui valore è cresciuto del 9,6% negli ultimi sei mesi toccando in novembre il vertice più elevato dai tempi della seconda Guerra Mondiale, è Toshiba, che ieri ha ufficializzato la prossima chiusura di tre fabbriche di semiconduttori in Giappone.

L’operazione sarà completata entro la fine di settembre del 2012 ed interesserà 1.700 lavoratori, 1.200 dei quelli verranno spostati ad altre mansioni all’interno delle altre divisioni della compagnia di Tokyo e 500 adibiti alla produzione (con capacità più che dimezzate) dei wafer da 150mm single chip in un’unica unità produttiva, che verrà attivata una volta completata la ristrutturazione.

Toshiba non ha comunicato l’entità economica dell’operazione, che verrà iscritta come spesa nel prossimo esercizio fiscale, ma confermato che il piano andrà ad impattare da subito anche sulle quantità di chip “discreti” (quelli a minor margine di profitto) e componenti LSI che verranno immesse sul mercato a partire da gennaio.

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