Custodire i dati su un archivio cloud che si gestisce in autonomia, che “pensa” e si automigliora progressivamente. Da oggi è possibile grazie al debutto del primo servizio, un servizio di data warehouse, sull'Autonomous Database Cloud di Oracle. La società di Redwood aveva annunciato qualche mese fa questo nuovo sistema, caratterizzato da capacità di automazione molto evolute, rese possibili dal machine learning. Ora l'azienda inizia a dare sostanza a questo annuncio con il varo del servizio Autonomous Data Warehouse Cloud, presentato ieri sera durante un evento in California da Larry Ellison in persona.

Le parole di commento del presidente e chief technology officer Larry Ellison, come sempre, non sono state riduttive: Questa tecnologia cambia tutto. “Oracle Autonomous Database si basa su una tecnologia tanto rivoluzionaria quanto lo è stato Internet. Si autogestisce, si autoprotegge e autoripara da solo. I database Amazon costano di più e fanno molto meno”.

Basato su Oracle Database 18c, il servizio di Autonomous Data Warehouse Cloud include le funzionalità di analytics, la sicurezza, l’elevata disponibilità di Oracle Database, e allo stesso tempo evita qualsiasi complessità di configurazione, di tuning e di amministrazione, a prescindere dai tipi di workload e dai volumi di dati ospitati. La gestione è quella veloce ed elastica tipica del cloud, ma in aggiunta a questi assodati vantaggi il database autonomo ha anche il pregio di non richiedere al cliente alcuna attività di amministrazione operativa.

 

Oracle ha rimarcato il concetto di facilità: il sistema consente di fare provisioning e attivare il “magazzino” di dati in pochissimi passaggi, anche nel caso in cui si debbano migrare sul cloud archivi già esistenti su risorse on-premise. Il backup è automatico, è prevista la crittografia ed è garantita un'elevata disponibilità. In tema di velocità l'azienda sottolinea come questo servizio sia più rapido di altri warehouse cloud, mentre sui costi non manca l'usuale stoccatina ad Amazon Web Services, che a parità di carico di lavoro richiederebbe una spesa doppia. Altro vantaggio è la scalabilità: le risorse cloud usate possono essere aumentate o ridotte in modo dinamico, pagando di conseguenza secondo la logica del “pay per use”.

 

 

Larry Ellison, presidente e Cto di Oracle

 

 

 

L'offerta di Autonomous Database Cloud non si fermerà qui. Oracle ha già promesso la “prossima introduzione” di ulteriori servizi, fra cui uno per l'elaborazione delle transazioni (Autonomous Database for Transaction Processing), uno per realizzare operazioni di lettura/scrittura veloci su scala massiva, richieste tipicamente dalle applicazioni Internet of Things ( Autonomous NoSQL Database) e uno perl'analisi di rete ( Autonomous Graph Database). Ciascuno differisce dall'altro in funzione del tipo di carico di lavoro da gestire, ma tre caratteristiche sono comuni: la capacità di autogestione (le operazioni di provisioning, sicurezza, monitoraggio, backup, recupero, risoluzione dei problemi e tuning diventano automatiche, eliminando possibili errori umani e facendo risparmiare tempo ai clienti), quella di auto-protezione dalle minacce informatiche (gli aggiornamenti di sicurezza e la crittografia sono applicati in automatico) e quella di autoriparazione (protezione automatizzata da tutti i downtime pianificati e non, con disponibilità del 99,995%).

 

Nel corso dell’anno, inoltre, saranno resi disponibili anche servizi di Autonomous Analytics, Autonomous Mobility, Autonomous Application Development e Autonomous Integration.