09/09/2026 di redazione

I modelli Daybreak di OpenAI conquistano il mercato cyber (e lo potenziano)

Check Point, SentinelOne e Sophos adottano GPT-5.6-Cyber e altri modelli Daybreak per aiutare a scoprire e correggere le vulnerabilità reali

I modelli AI di frontiera, come quelli di OpenAI e Anthropic, mostrano i muscoli soprattutto nella cybersicurezza: in quest’ambito il loro potenziale è enorme, specie per quanto riguarda la ricerca, la prioritizzazione e la correzione delle vulnerabilità. Ovviamente qui risiedono anche grossi rischi, nel caso di abusi di queste potenti tecnologie da parte di malintenzionati. Ed è un problema che può essere gestito solo con la collaborazione degli attori del mercato cyber. 

Questa è la strada seguita da Anthropic con Project Glasswing e anche quella di OpenAI con l’iniziativa Daybreak. Tre vendor già associati a quest’ultima, ovvero Check Point, SentinelOne e Sophos, hanno appena annunciato l'integrazione dei modelli AI per la cybersicurezza di OpenAI nelle rispettive offerte di soluzioni e servizi.

Check Point: l’AI in tutto il ciclo di vita della sicurezza

L’integrazione dei modelli di OpenAI nell’offerta di Check Point Software Technologies copre diverse attività e fasi del “ciclo di vita” dell sicurezza. Si parte dalla convalida dell’esposizione a livello di agente, l’Exposure Management: qui l’intelligenza artificiale permette di superare la semplice identificazione dei rischi potenziali, per dimostrare quali debolezze possano davvero essere sfruttate dagli attaccanti e per impedire questa eventualità. In pratica, si identificano non i rischi teorici ma quelli concreti in base al momento e all'intersezione di tutte le varabili.

C’è poi un’AI che mette in sicurezza l’AI: i modelli di frontiera potenziano la gestione della sicurezza degli agenti AI, cioè l’Agentic Security Management. Anziché gestire manualmente policy e configurazioni, le aziende possono semplicemente definire l’obiettivo da raggiungere e lasciare all’intelligenza artificiale il lavoro di analisi continua dell’ambiente IT, l’identificazione del rischio e il suggerimento delle misure correttive appropriate.

La tecnologia di OpenAI entra anche nella Autonomous Workspace Platform di Check Point: qui, gli LLM aiutano a indagare sugli incidenti cyber correlando dati telemetrici provenienti da e-mail, endpoint, dispositivi mobili e browser per scremare i casi rilevanti, degni di analisi. Anziché una semplice coda di avvisi grezzi, si ottiene una selezione di incidenti da analizzare.

C’è poi NexPloit, la soluzione di Check Point per l’analisi delle vulnerabilità appena scoperte e per il patching. I modelli di OpenAI velocizzano le attività, aiutando a comprendere il codice vulnerabile e le patch, a identificare percorsi di sfruttamento realistici e a ottenere risultati verificati più rapidamente. 

“La sicurezza deve adattarsi continuamente per far fronte alle nuove minacce e alle crescenti capacità degli attaccanti: gli stack software e tecnologici che proteggiamo si evolvono e le organizzazioni trovano nuovi modi per mettere in pratica l’AI", ha detto Jonathan Zanger, chief technology officer di Check Point. “Poiché gli attaccanti agiscono più rapidamente e operano su scala più ampia e con maggiore sofisticatezza, chi si occupa della difesa deve trarre vantaggio dagli stessi progressi nell’AI. Questo è il fulcro della nostra collaborazione con OpenAI: mettere in pratica l’AI all’avanguardia per aiutare chi si occupa della difesa a rimanere un passo avanti”.

<a href="https://www.magnific.com/free-photo/cyber-investigation-team-working-governmental-hacking-room_402883186.htm">Image by DC Studio on Magnific</a>

SentinelOne: servizi di valutazione del rischio più efficaci

Per SentinelOne la principale novità riguarda i Wayfinder Frontier AI Services, servizi di valutazione del rischio basati su intelligenza artificiale. Questa offerta ha ora integrato i modelli Daybreak di OpenAI (a partire da GPT-5.6-Cyber, a cui faranno seguito via via i prodotti di successivo rilascio) attraverso la rete Daybreak Defense Network, a cui SentinelOne era già affiliata: questo si traduce in migliori capacità di analisi dei rischi del codice, valutazione delle compromissioni e analisi malware.

L’obiettivo dichiarato è aiutare i clienti a rilevare e risolvere in modo proattivo le minacce sfruttabili presenti negli ambienti aziendali, e prima che gli attori malevoli possano approfittarne. Anziché un backlog di avvisi che si accumulano, l’AI produce una mappa delle priorità e una serie di indicazioni operative per la remediation. Ancora una volta, l’intelligenza artificiale permette di capire quali esposizioni siano effettivamente sfruttabili, in modo da dare la giusta priorità agli interventi di correzione. 

“Gli hacker usano sempre più l’AI per individuare e sfruttare le vulnerabilità con una rapidità e su una scala senza precedenti”, ha dichiarato Steve Stone, chief customer officer di SentinelOne. “Il nostro obiettivo è aiutare i clienti a ridurre questo divario, mettendo i modelli di AI più avanzati a disposizione dei nostri migliori esperti, affinché possano concentrarsi sulle aree più esposte agli attacchi. Nei nostri test, GPT-5.6-Cyber di OpenAI ha già dimostrato capacità eccezionali nell’analisi dei malware, nella valutazione dei rischi legati al codice e in altre attività di cybersecurity offensiva. Per questo rappresenta una soluzione particolarmente adatta ai servizi Wayfinder Frontier AI e alle esigenze dei nostri clienti”.

Oltre all’ingresso dei modelli Daybreak, nei servizi Wayfinder Frontier AI debuttano due nuove aree di funzionalità: l’analisi dei rischi del codice basata sull’AI (che analizza il repository del cliente alla ricerca di vulnerabilità OWASP-class, impianti malevoli nel codice, dati esposti e rischi legati alla supply chain) e la valutazione delle compromissioni basata sull’AI (che analizza i dati di telemetria confrontandoli con le regole di rilevamento per individuare eventuali problemi, inclusi l’uso non sicuro di  Vpn, proxy e strumenti di gestione remota).

Sophos: intelligenza umana e artificiale nella gestione del rischio

In casa Sophos le notizie riguardano Managed Risk, cioè l’offerta di servizi per la gestione del rischio, che accoglie i GPT specifici per la sicurezza sviluppati da OpenAI. La logica è quella di supporto al personale cyber, non di sostituzione, e come per le novità di SentinelOne e di Check Point il principale contributo dell’AI è la capacità di scremare e prioritizzare, rendendo più semplice ed efficace la gestione degli alert. 

La nuova funzionalità Exploit Path Verification indicherà ai team di sicurezza quali vulnerabilità dell’ambiente aziendale possono essere effettivamente sfruttate per attaccare. Parliamo al futuro perché al momento questo prodotto è ancora in fase di sviluppo, con l’idea di destinarlo ai clienti enterprise e mid-market di Sophos Managed Risk. Successivamente sarà annunciato il debutto in early access e poi quello in disponibilità generale.

La funzionalità sarà sviluppata utilizzando i modelli GPT cyber di OpenAI attraverso il Daybreak Defense Network. Exploit Path Verification analizzerà lo stato degli asset e delle patch, le policy di protezione degli endpoint, la raggiungibilità di rete, le informazioni relative a identità e privilegi e la disponibilità di exploit noti. Incrociando questi elementi, l’AI produrrà una valutazione della “sfruttabilità” del problema, classificandola come “confermata”, “bloccata da un controllo”, “non raggiungibile” o “non valutabile” per evidenze insufficienti.

La nuova funzionalità sarà utile anche per scoprire i percorsi concatenati in cui più vulnerabilità a bassa gravità si combinano in un’unica via sfruttabile. Permetterà, inolte, di capire se un controllo blocchi un’intera classe di tecniche o soltanto un comune proof of concept pubblico. Infine, potrà generare testi di remediation già pronti per essere inseriti in un ticket. Tutte le capacità di Exploit Path Verification serviranno come supporto, affiancando gli analisti Sophos nel loro lavoro senza però sostituirli.

“Una delle sfide più comuni segnalate dai team di sicurezza è l’enorme quantità di dati da analizzare e la difficoltà di individuare le vulnerabilità che espongono l’organizzazione ai rischi maggiori”, ha dichiarato John Peterson, Cto di Sophos. “Exploit Path Verification è stata progettata per mostrare con chiarezza quali risorse, all’interno dell’ambiente aziendale, siano effettivamente raggiungibili dall’autore di un cyberattacco, fornendo riscontri concreti e consentendo ai team di intervenire tempestivamente sulle criticità più rilevanti”.

scopri altri contenuti su

ARTICOLI CORRELATI