26/08/2026 di redazione

L’Interpol torna a punire i criminali di Black Axe in un’operazione mondiale

Svelati i retroscena di Operation Jackal IV, operazione di lotta alla cybercriminalità che ha coinvolto 22 Paesi, durata otto mesi.

(Immagine generata con AI)

(Immagine generata con AI)

Non è stato un parto, ma quasi: Operation Jackal IV è durata otto mesi, coinvolgendo 22 nazioni in tutti i continenti e portando infine all’arresto di 58 persone e all’identificazione di 263 sospettati di attività cybercriminale. L’Interpol ha svelato alcuni dettagli di un’estesa operazione di lotta alla cybercriminalità da lei coordinata e protrattasi da inizio novembre 2025 a fine giugno 2026.

E sebbene operazioni internazionali di lotta al cybercrimine siano all’ordine del giorno, sono i numeri e la portata di Operation Jackal IV a meritare attenzione. L'Interpol ha agito con il supporto di forze dell’ordine e di società di sicurezza informatica di tutte le latitudini. Gli obiettivi intercettati si concentrano tra Africa occidentale, Sud Africa e Argentina, ma l’investigazione ha raggiunto anche l’Italia e la Romania. 

Il principale target colpito è Black Axe, un gruppo criminale nigeriano che oggi rappresenta l’evoluzione “cyber” di una setta nata negli anni Settanta ed è dedito alla criminalità tradizionale, dal traffico di droga, al contrabbando, al riciclaggio di denaro. Già colpito, in passato, da precedenti operazioni dell’Interpol, Black Axe è arrivato ai giorni nostri estendendo le proprie attività alle truffe finanziarie online.

L’obiettivo di Operation Jackal IV non era solo quello di individuare gli autori delle frodi, ma smantellare l'intera infrastruttura finanziaria sottostante, oltre a tentare di sequestrare i proventi illeciti dei gruppi coinvolti. Le attività criminali investigate spaziano dalle cosiddette truffe romantiche (una forma di truffa finanziaria spesso perpetrata tramite social network), frodi legate a criptovalute e investimenti, Business Email Compromise (BEC), riciclaggio di denaro ed estorsioni sessuali (sextortion). Sono anche stati intercettati gruppi che acquistavano servizi di Crime-as-a-Service da fornitori esterni, anche attraverso il dark web.

Dei 58 arresti, 39 riguardano il Sudafrica, dove la polizia ha perquisito sette località collegate a truffe romantiche e a frodi sugli investimenti e ha bloccato 257 conti bancari. Sono invece 17 gli arresti effettuati in Argentina, dove gli investigatori hanno identificato 196 persone collegate a una rete di “Crime-as-a-Service”.

In Romania, invece, la polizia ha smantellato un'organizzazione di frodi sugli investimenti che avrebbe sottratto e riciclato circa 143 milioni di euro. E c’è anche l’Italia, perché nel nostro Paese è stata identificata una persona collegata a una rete paneuropea di riciclaggio: un singolo conto aveva movimentato 845.000 euro attraverso 560 transazioni e una ventina di strumenti finanziari.

Un’industria strutturata

“Operation Jackal IV dimostra il potere della cooperazione internazionale”, ha dichiarato Tomonobu Kaya, direttore del Financial Crime and Anti-Corruption Centre dell’Interpol. “Tracciando i flussi finanziari illeciti attraverso i confini, colpiamo la linfa vitale stessa della criminalità organizzata e rendiamo sempre più difficile per le reti criminali trarre profitto dalle loro attività”.

Il caso di Operation Jackal IV è l’ennesima, ma plateale, dimostrazione di alcune realtà ben note a chi si occupa di cybersicurezza: la commistione tra criminalità organizzata tradizionale e cyber, la persistenza dei gruppi negli anni o decenni, le ramificazioni trasfrontaliere e, oggi, il proliferare di strumenti “as a service” venduti sul dark web.

“Le reti criminali operano a livello internazionale, senza curarsi dei confini”, ha commentato Harm Teunis, security evangelist di Eset. “Condividono infrastrutture e combinano sempre più spesso la criminalità informatica con le frodi, il riciclaggio di denaro e molte altre forme di criminalità organizzata”.

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Identikit di Black Axe

Nel 1977 un gruppo di studenti dell’Università di Benin fondò la confraternita Neo Black Movement of Africa (Nbm), alimentata da ideali di liberazione dei Paesi africani da colonialismo, razzismo e ingiustizia sociale. Non a caso, il simbolo della confraternita era un’ascia nera colta nell’attimo di spezzare una catena tra due mani ammanettate. Tra gli anni Ottanta e Novanta il movimento si diffuse tra studenti di altre città della Nigeria e anche oltre l’ambito universitario, collegandosi ad altri movimenti pan-africani.

Ispirando il proprio nome al simbolo del movimento, Black Axe nacque nel 1994 come sottogruppo della confraternita, la quale poi si dissocerà pubblicamente da esso trent'anni dopo. Data la natura segreta di quella che qualcuno definisce una setta, non è facile distinguere esattamente i confini tra Black Axe e il movimento studentesco originario, in ogni caso negli anni il gruppo si è dedicato alla criminalità organizzata, tra sfruttamento della prostituzione, favoreggiamento all’immigrazione clandestina, traffico di droga e di esseri umani e riciclaggio di denaro su scala internazionale. A queste attività si sono aggiunte quelle cybercriminali, in particolare campagne di Business Email Compromise (Bec), frodi finanziarie, truffe romantiche. Una sottocategoria di truffa praticata da Black Axe è la cosiddetta frode con pagamento anticipato: alla vittima viene chiesto di versare una somma di denaro in cambio di una futura ricompensa, un prestito o un servizio di valore molto superiore.

I 58 arresti fatti dall’Interpol rappresentano un successo, ma anche una ferita facilmente curabile per un gruppo esteso a livello mondiale e che, secondo le stime dell’Africa Center for Strategic Studies, potrebbe contare circa 30mila associati in decine di Paesi. Si ipotizza che il giro d’affari annuo delle attività criminali di Black Axe superi i 5 miliardi di dollari.

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