La sovranità digitale sta diventando un fattore sempre più importante nelle scelte tecnologiche delle aziende, ma la maggioranza delle organizzazioni continua ad affrontarla in modo reattivo e poco strategico. Secondo lo State of Modernization Report 2026 di Kyndryl, il 63% delle imprese prevede di aumentare l'utilizzo del cloud sovrano nei prossimi dodici mesi, ma il 65% degli intervistati affronta i requisiti di sovranità prevalentemente caso per caso o come questione di conformità normativa. Soltanto il 6% dichiara di basare fin dall'inizio la propria strategia complessiva di trasformazione sui principi della sovranità.
La ricerca, realizzata da Coleman Parkes per Kyndryl, ha coinvolto 2.000 responsabili IT e manager aziendali in quattro macroaree: Europa (35%), Asia-Pacifico (30%), Nord America (25%) e America Latina (10%). Le aziende coinvolte hanno un fatturato medio globale di 3,8 miliardi di dollari.
Sovranità digitale: se ne parla molto, la si pianifica poco
Come dicevamo, il 63% delle aziende prevede di usare più cloud sovrano nei prossimi 12 mesi (24% "molto di più", 39% "un po' di più"), ma la parte più interessante è che il 40% instraderà i carichi di lavoro regolamentati su cloud privato entro 24 mesi e il 55% si aspetta che la pressione normativa o sovrana aumenti i requisiti di architettura di rete. Come motivo per modernizzare, però, la sovranità dei dati e delle operazioni è citata solo dal 26%, contro il 37% di agilità, prestazioni e controllo. Il dato più netto riguarda il metodo: il 65% ammette che le decisioni legate alla sovranità sono soprattutto reattive, affrontate in modo selettivo o solo con la lente della conformità. Appena il 6% la mette tra i principi di partenza della strategia di trasformazione. Anche il rientro dei carichi sul mainframe lo conferma: il 37% degli intervistati ha riportato qualcosa sui mainframe negli ultimi 12 mesi e tra questi il 36% indica sovranità o governance come motivo principale, davanti a prestazioni (24%), sicurezza (18%), costi (13%) e requisiti dell'AI (10%).
Le differenze tra Paesi sono marcate. Gli Stati Uniti (74%) e il Messico (72%) sono i più orientati a un approccio selettivo e di conformità. Francia e Spagna hanno la quota più alta di aziende che integrano la sovranità nelle decisioni o nei principi della trasformazione (43% in entrambi i casi), davanti a Giappone (40%), Canada (39%) e Brasile (35%). L'Italia, purtroppo, non è tra i Paesi dettagliati nel report, ma azzarderemmo che il confronto con Francia e Spagna possa essere il riferimento più vicino.
Complessità multipiattaforma: nessuno spegne niente
Perché si modernizza? Il 37% indica ciascuno di tre obiettivi: prestazioni, sicurezza e integrazione; agilità e scalabilità; controllo e governance. Seguono le capacità di AI (34%), la conformità e la riduzione del rischio legacy (30% ciascuna), mentre il taglio dei costi è al 29%. Sul fronte degli investimenti il SaaS guida con il 77% di aziende che prevede un aumento (32% forte, 45% moderato), davanti a cloud pubblico (70%), cloud privato ed edge (67% ciascuno). Calano ma non spariscono on-premise e mainframe, con il 44% e il 41% che ne aumenterà l'uso, contro il 27% e il 21% che lo ridurrà. Il passato pesa: quasi metà degli ambienti mainframe ha più di dieci anni, così come il 36% dei portafogli applicativi e il 33% delle reti. Il valore realizzato resta più operativo che trasformativo: il 53% lo vede in affidabilità e resilienza dei sistemi, il 47% nella velocità di rilascio di nuove funzioni, il 40% nei costi ridotti e il 35% nell'esperienza utente.
AI: rete, edge, mainframe e il conto da pagare
L'AI è il primo motore di modernizzazione per rete, edge, mainframe e applicazioni. Per l'82% sta aumentando i requisiti di architettura di rete e il 49% sta rinnovando la rete proprio per scalare l'AI. Tra chi lo fa, il 49% passa a SASE e SD-LAN e il 41% abilita Zero Trust con micro-segmentazione. Anche l'edge cresce per l'AI secondo il 50% del campione.
Sul mainframe, il 49% delle aziende è in fase di pianificazione o prova di fattibilità e il 23% ha già portato l'AI in produzione. Si prevede una spesa media di 8,61 milioni di dollari a fronte di 12-15 milioni di dollari di risparmi o ricavi attesi in tre anni. Resta il nodo costi: il 46% considera "molto difficile" prevedere e controllare il costo dei carichi AI nel cloud, mentre 3 aziende su 10 temono addirittura costi imprevedibili. Sulla sicurezza, solo il 4% ha implementato reti resistenti al calcolo quantistico, mentre si avvicina il cosiddetto Q-Day.
Rinviare costa: il 99% lo ha fatto e se ne è accorto
Il 99% delle organizzazioni ha rinviato almeno un progetto di modernizzazione e quasi tutte hanno avuto conseguenze negative. Le più citate: incapacità di adottare in fretta nuove funzioni (44%), costi di lungo periodo più alti (43%), vulnerabilità di sicurezza o conformità (40%) e difficoltà a trattenere o attrarre talenti (30%). Solo l'1% non ha rinviato nulla e un altro 1% ha rinviato senza danni.
Il modello operativo fa la differenza. Il 39% modernizza in modo continuo e incrementale, il 28% parte da pilota e poi scala, il 16% sceglie il "big bang" e il 15% ha integrato la modernizzazione continua direttamente nei team di delivery. Chi fa big bang lamenta più spesso il mancato allineamento dei vertici (47% contro 32%), le difficoltà di conformità (50% contro 43%) e di FinOps (44% contro 39%). Anche la governance è frammentata: il rispondente medio indica tre gruppi con potere decisionale o di budget e nove gruppi superano il 25% dei voti sull'influenza. Per chi taglia i costi cloud, invece, il circolo è virtuoso: reinveste nella modernizzazione (49%) e nelle innovazioni come l'AI (58%).
Dipendenze applicative: si modernizza al buio
L'azienda media gestisce 383 applicazioni business-critical (il 42% tra 101 e 500, il 22% tra 501 e 1.000), ma solo il 9% ha mappato completamente come queste si collegano. Il 54% ha una conoscenza parziale o limitata delle dipendenze prima di partire (39% "moderatamente" sicuro, 15% "poco"), e una su quattro dichiara applicazioni non documentate. Il 37% si dice molto sicuro, ma con lacune minori. Per il 29% l'ostacolo principale a un'accelerazione è la complessità delle integrazioni legacy.
Il 15% che ha integrato la modernizzazione continua nei team è più consapevole: il 56% è sicuro di conoscere le dipendenze (contro il 46% del totale) e il 58% ha visibilità end-to-end su reti, sicurezza e applicazioni (contro il 51%). Un CTO indiano intervistato stima che fino al 25% dello sforzo originario si sposti da nuovo sviluppo a pulizia dati, mappatura delle dipendenze e test di regressione.