Secondo un report realizzato da Deloitte, l'identità digitale sta diventando un elemento centrale della strategia di sicurezza informatica e trasformazione digitale delle aziende, soprattutto da quando è diventata in grado di analizzare il contesto di ogni interazione in maniera affidabile e valutarne il livello di rischio in tempo reale. Nei risultati, lo studio mostra un'Italia che vede ridursi il divario digitale rispetto alla media europea e che guarda all'integrazione tra identità, AI e governance del rischio come prossima fase della trasformazione digitale.
L'Italia accelera sulla maturità digitale
Secondo gli incoraggianti dati riportati, nel 2025 il 79,5% delle PMI italiane ha raggiunto almeno un livello base di intensità digitale, superando la media dei venti principali Paesi europei, ferma al 72,8%, mentre cresce l’uso delle identità digitali tra i cittadini, dei quali circa 12 milioni hanno effettuato almeno un accesso online tramite Carta d'Identità Elettronica negli ultimi dodici mesi. Anche l’attitudine all’uso di Internet e dei servizi digitali è in crescita: negli ultimi dieci anni, infatti, il tasso l'adozione di Internet è cresciuto nel nostro Paese a una velocità quasi doppia rispetto alla media europea, mentre il 94,1% delle famiglie dispone, ormai, di una connessione domestica, allineando il parametro a quello europeo del 94,5%. Non tutti i ritardi, però, sono stati colmati. Gli italiani, infatti, restano ancora molto indietro nell’uso dei servizi online della pubblica amministrazione, fermandosi al 43,5 contro una media europea del 66,7%, un divario che il report individua come una delle principali aree di sviluppo del prossimo ciclo di innovazione anche alla luce del ruolo crescente dell’IA che introduce una valutazione continua della fiducia. Mentre i sistemi di autenticazione tradizionale si limitano a bloccare o concedere un’autorizzazione a procedere, i nuovi sistemi AI osservano il comportamento dell'utente, il contesto della transazione e possibili anomalie durante tutta l'interazione, portando a benefici notevoli. In uno studio condotto su oltre 1,85 milioni di transazioni bancarie, l'impiego di modelli AI ha ridotto del 54% i falsi positivi rispetto ai sistemi basati su regole statiche.
L'AI viene usata per accelerare il digital onboarding, combinando verifica automatizza della documentazione, biometria e controlli “Kow Your Customer” e “Anti-Money Laundering”. Inoltre, gestisce l’autenticazione continua di cui abbiamo parlato poco sopra, rivalutando costantemente l'affidabilità dell'interazione in modo da intercettare segnali di compromissione anche dopo il login iniziale.
La prospettiva più avanzata riguarda però l'AI agentica. Secondo Deloitte i futuri sistemi saranno in grado di pianificare ed eseguire azioni per conto degli utenti e questo introduce delle sfide che necessitano di un nuovo modello di fiducia fondato su autenticità verificabile, integrità dei dati e affidabilità progettata fin dall'origine.
L'EUDI Wallet cambia le regole del gioco
Tutta questa evoluzione dev’essere anche vista in ottica l'EUDI Wallet, previsto dal regolamento eIDAS 2.0, che rappresenta forse l’evoluzione digitale più importante per l’Europa del futuro prossimo. Il suo obiettivo dichiarato è quello di ampliare il concetto stesso di identità digitale, consentendo ai cittadini di conservare e usare in maniera sicura e verificabile ovunque documenti come patente, titoli di studio, certificazioni e altri attributi personali inseriti nel wallet europeo.
Ovviamente, l'utente potrà condividere soltanto le informazioni strettamente necessarie per completare una determinata operazione, riducendo l'esposizione dei propri dati personali e tenendo al sicuro tutte quelle informazioni che non sono strettamente indispensabili in quel determinato momento. Per le imprese, questo significa prepararsi a gestire un ecosistema molto più ricco di attributi verificabili, nel quale l'identità diventa una piattaforma interoperabile piuttosto che un semplice account.
Una sfida che va oltre il settore bancario
Il report sottolinea che questa convergenza riguarda ormai numerosi comparti della vita quotidiana: nella sanità potrebbe permettere nuovi modelli di triage digitale e monitoraggio terapeutico; nei trasporti alimentare la manutenzione predittiva delle infrastrutture; nel retail, l'espansione dei pagamenti digitali crea il contesto ideale per l’introduzione di agenti AI capaci di gestire parte delle interazioni commerciali. Parallelamente alle possibilità di crescita, però, aumentano anche le potenziali superfici d’attacco. Deepfake, synthetic identity fraud e phishing potenziato dall'AI aumentano la sofisticazione degli attacchi e impongono alle organizzazioni di ripensare i propri modelli di protezione. Secondo Deloitte, la vera sfida consiste nel progettare architetture della fiducia nelle quali innovazione, sicurezza e usabilità evolvano insieme fin dalla fase di progettazione, creando una infrastruttura intrinsecamente resistente agli attacchi.