Le necessità del cloud computing e dell’intelligenza artificiale continuano a spingere gli investimenti in data center, anche in Italia. L’annuncio di Core Stack, società del Gruppo Lazzari, dimostra che c’è spazio e c’è domanda anche per le infrastrutture di elaborazione dati di dimensioni medie. Anche se le AI Factory e le Gigafactory volute dall’Europa fanno più notizia, per le piccole e medie imprese e per i fornitori di servizi IT può bastare (o può essere preferibile) un data center di prossimità, che garantisca bassa latenza e costi inferiori.
Il nuovo progetto annunciato da Core Stack in partnership con Green Arrow Capital, in ogni caso, ha il considerevole valore di oltre 1 miliardo di euro, tsi a realizzare, anche da brown field, una rete di 13 data center in un periodo di quattro anni. Per portare avanti l’impresa è stata creata una joint-venture tra Core Stack e Green Arrow Capital.
Per quanto riguarda la collocazione, è stato comunicato che la rete si svilupperà “su tutto il territorio nazionale”, privilegiando zone industriali da riqualificare e territori scarsamente antropizzate. Le aree geografiche preferenziali saranno il Nord-Ovest e il Nord-Est, in una prima fase, e a seguire il Centro-Sud, territorio storicamente penalizzato dal punto di vista degli investimenti in infrastrutture digitali.
Core Stack è già in “fase avanzata” per l’ottenimento dei permessi dei primi due data center: saranno ricavati da brownfield e collocati nei territori di Cremona e di Verona. Per entrambi l’autorizzazione all’inizio dei lavori di costruzione dovrebbe arrivare entro la fine del 2027, per un taglio del nastro nel primo trimestre del 2028.
L’obiettivo dichiarato del progetto è quello di “rafforzare la capacità digitale del Paese”, ha fatto sapere l’ufficio stampa di Core Stack. “Il modello integra infrastruttura tecnologica all’avanguardia, produzione di energia rinnovabile in loco e valorizzazione del territorio”. Si punterà a “coniugare crescita della domanda di potenza di calcolo e sostenibilità”, grazie all’utilizzo di energie rinnovabili.
I 13 data center lavoreranno “in squadra”, per così dire. Core Stack, infatti, adotta un'architettura distribuita, che viene gestita come un unico network nazionale ed è progettata per garantire ridondanza, continuità operativa e scalabilità modulare in base alle esigenze specifiche dei territori serviti. E in base, anche, alle esigenze dei workload di intelligenza artificiale.
Per quanto riguarda gli aspetti di sostenibilità e di consumo energetico, si farà leva sulle competenze di Gruppo Lazzari, realtà che si occupa di progettare, costruire e gestire impianti eolici, fotovoltaici e agrovoltaici. Ogni data center sarà alimentato da energia rinnovabile, generata direttamente in loco. Inoltre, in collaborazione con il Politecnico di Milano, Core Stack sta valutando l'installazione di sistemi di accumulo energetico di tipo Bess (Battery Energy Storage System).
"La crescita dell’intelligenza artificiale e della capacità di calcolo richiederà sempre più energia: la vera sfida sarà far crescere insieme infrastruttura digitale e infrastruttura energetica”, ha dichiarato Anna Lazzari, presidente di Core Stack e Ceo del Gruppo Lazzari. “È da questa convinzione che nasce Core Stack. Non vogliamo semplicemente costruire data center, ma sviluppare un nuovo modello di infrastruttura digitale: distribuita, modulare, alimentata da energia rinnovabile e progettata fin dall’origine integrando energia, tecnologia, architettura e gestione. Vogliamo utilizzare nel modo più efficiente possibile due risorse sempre più strategiche, l’energia e lo spazio, creando al tempo stesso valore nei territori che ospiteranno i nostri data center. La nostra ambizione è costruire un’infrastruttura italiana pensata per le esigenze di oggi, ma soprattutto capace di evolvere con ciò che il digitale e l’intelligenza artificiale richiederanno domani”.
La minimizzazione dell’impatto ambientale dei data center è non solo un tema sociale ma anche una strategia necessaria per ottenere più facilmente le autorizzazioni a costruire. Il Progetto di Legge n.150 della Regione Lombardia, infatti, privilegia i progetti a basso impatto ambientale, che prevedano un ampio utilizzo di fonti rinnovabili, raffreddamento senza consumo di acqua potabile e sistemi di riuso del calore (da destinare al teleriscaldamento).
A inizio ottobre si contavano in Italia 262 data center, concentrati per quasi la metà, 45%, in Lombardia. La capacità installata nazionale ha raggiunto quota 609 MW (più del doppio del valore del 2020), di cui 414 MW concentrati nell’area di Milano. Secondo le simulazioni contenute nel nuovo “AI for Energy Report 2026” dall’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano, entro il 2030 la capacità data center italiana potrebbe raggiungere 0,9 GW nello scenario di crescita più conservativo oppure 1,2 e 1,8 GW rispettivamente nello scenario intermedio (che presuppone un andamento stabile rispetto alle politiche e agli investimenti attuali) e in quello più spinto (che presuppone politiche ad hoc e maggiori investimenti).