Le rimostranze di Samsung approdano davanti ai giudici della Corte Suprema. La cornice è la nota “guerra dei brevetti” che si protrae da anni tra il chaebol sudcoreano e Apple. In questo caso il dibattito verte su otto modelli di smartphone prodotti da Samsung, tra i quali il più famoso è il Galaxy S2 che, secondo una giuria popolare espressasi nel 2012, sarebbero troppo simili agli iPhone. L’oggetto del contendere è il concetto di design dei cellulari e non, come spiegato dal blog di affari legali Scotus, componenti hardware specifici. Infatti, i massimi giudici statunitensi si esprimeranno soltanto su un argomento: può un tribunale, come quello di primo grado, costringere Samsung a pagare una sanzione legata solo alla forma dei dispositivi senza valutare anche le funzionalità dei terminali stessi?

La questione, messa in questi termini, sembra essere più filosofica che pratica. Secondo il gruppo asiatico esisterebbe un senso “olistico” di smartphone, che va oltre la mera forma e il design. “Accogliamo con piacere la decisione della Corte”, ha scritto Samsung in una stringata nota stampa. “Ringraziamo le numerose aziende tecnologiche, i 37 professori esperti in proprietà intellettuale e tutti i gruppi rappresentanti le piccole imprese che hanno supportato la nostra posizione. Il riesame porterà a un’interpretazione più equa della legge sui brevetti, che supporterà l’innovazione creativa e i riconoscimenti”.

Infatti, come sottolineato già la scorsa estate, diversi grandi nomi del panorama hi-tech mondiale (Google, Facebook, Hp Inc) avrebbero sostenuto l’appello di Samsung presso la Corte Suprema, chiedendo ai nove massimi giudici statunitensi di esaminare il caso in tempi brevi. L’udienza è comunque prevista per ottobre e non è detto che il tribunale non decida di riconsiderare l’ammenda inflitta a Samsung dalla Corte d’appello, malgrado il gruppo sudcoreano avrebbe forse preferito un intervento a più ampio spettro.