Secondo il vocabolario Treccani il chiacchiericcio è “un chiacchierare prolungato e molesto di più persone, per lo più sommesso”. Una definizione connotata negativamente, ma che i ricercatori di Facebook potrebbero girare invece a proprio favore. Gli sviluppatori del social network impegnati sul fronte dell’intelligenza artificiale hanno pubblicato un lavoro in cui analizzano i margini di miglioramento dei chatbot, ossia quei programmi creati per conversare con le persone che ultimamente stanno prendendo sempre più piede. La stessa azienda di Menlo Park ne ha fatto uno dei punti centrali della propria piattaforma di conversazione Messenger, offrendo agli sviluppatori gli strumenti adatti per creare nuovi chatbot. Senza contare lo sforzo profuso nell’assistente virtuale M: progetto abortito però a inizio anno. L’obiettivo dei ricercatori dei laboratori Fair (Facebook Artificial Intelligence Researchers) è triplice.

Innanzitutto, quello di conferire ai programmi una “personalità coerente”, in quanto i bot vengono allenati a rispondere a migliaia di “domande tipo” poste da interlocutori differenti, ma faticano a sviluppare una conversazione vera e propria. In secondo luogo, i software mancano di una memoria a lungo termine perché sono pensati per fare affermazioni basate soltanto su una cronologia recente. Infine, i bot tendono a rispondere in modo poco specifico, ricorrendo di frequente a frasi come “non lo so”.

Per cercare di superare i limiti attuali dei programmi per la conversazione, gli sviluppatori hanno utilizzato algoritmi di deep learning, dando in pasto ai bot interi dataset di frasi prelevate ad esempio dai copioni dei film. Un metodo che in molti casi però non funziona e restituisce delle risposte decisamente ironiche e scollegate dall’andamento generale della chat, soprattutto quando si esula da compiti di customer service, a cui ad oggi i bot vengono solitamente affidati.

I ricercatori di Facebook hanno deciso di essere radicali e di costruire il proprio dataset con cui allenare i programmi. Il sistema si chiama Persona-Chat e contiene oltre 160mila linee di frasi e dialoghi, ottenuti in gran parte grazie al marketplace di Mechanical Turk, servizio di crowdsourcing di Amazon nato appositamente per le realtà che devono svolgere compiti di intelligenza artificiale “sostenuta” dagli esseri umani.

 

 

Secondo il team del social network, Persona-Chat “sarà una risorsa importante per allenare i componenti dei prossimi sistemi di dialogo”. “I dati serviranno per progettare agenti in grado di avere personalità e punti di vista coerenti […] capaci di rispondere a domande sui profili degli utenti, di ricordare risposte e di utilizzarle in modo naturale nelle conversazioni”.