Anche la Croce Rossa è caduta vittima di un attacco hacker: ieri la International Committee of the Red Cross (Icrc) ha dato notizia di un incidente informatico che ha violato i dati di oltre 515.000 "persone altamente vulnerabili”, tra cui anche rifugiati di guerra, migranti, vittime di disastri naturali, persone scomparse, carcerati e i familiari di tutte queste categorie. L’attacco ha colpito una società tecnologica svizzera che fornisce alla Croce Rossa servizi di gestione dei dati, il cui nome non è stato svelato per il momento. 

Sappiamo, invece, che i dati violati provengono da almeno una sessantina di organizzazioni di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa Internazionale di diversi Paesi del mondo. Al momento, per quanto è dato sapere, non sono ancora stati identificati gli autori, mentre il sistema IT colpito è stato temporaneamente messo offline.

“Un attacco sui dati di persone scomparse rende l’angoscia e la sofferenza delle loro famiglie ancor più difficile da sostenere”, ha dichiarato Robert Mardini, direttore generale della Croce Rossa Internazionale. “Siamo tutti scioccati e preoccupati che queste informazioni umanitarie possano essere prese di mira e compromesse. Questo cyberattacco mette ulteriormente a rischio persone vulnerabili, che già hanno bisogno di servizi umanitari”.

“Il danno reputazionale preoccupa sicuramente l'organizzazione, ma non è niente in confronto ai rischi di cui possono essere vittime individui e gruppi già di per sé molto fragili”, ha commentato l’esperto di cybersicurezza David Masson, direttore Enterprise Security di Darktrace. “Se gli hacker non restituiranno i dati sottratti, è auspicabile che la Croce Rossa riceva almeno l'aiuto e il sostegno di cui ha bisogno per trovare e mettere al sicuro nuovamente le proprie informazioni rapidamente, rassicurando e cercando di ripristinare la fiducia di chi ogni giorno si affida all'organizzazione, garantendo che i suoi programmi assistenziali siano sempre operativi”.