Sembrava un sogno di fantascienza solo fino a poco tempo fa, e invece Hyperloop si avvicina alla meta: il motore che muoverà il treno superveloce da 1.200 chilometri all’ora, voluto da Elon Musk, l’11 maggio ha completato il suo primo test “sul campo” all’aria aperta. Partendo con un’accelerazione esplosiva – ha raggiunto i 187 Km/ora in un secondo –  e terminando arenandosi su una duna di sabbia che ne ha fermato la corsa, essendo il prototipo sprovvisto di freni. Il test è stato eseguito nel deserto del Nevada, 56 chilometri a nord di Las Vegas, davanti a un pubblico di tecnici e operatori televisivi che hanno seguito la performance, più attesa e istantanea di una finale olimpica dei cento metri.

La dimostrazione di questa settimana ha messo “in pista”, in realtà, non un veicolo Hyperloop fatto e finite, con tanto di capsula, bensì solntato il motore lineare che potrebbe ipoteticamente consentire le velocità da mille e più chilometri orari. Durante il test, questo motore ha saputo spingere a 187 km/ora una slitta lunga tre metri.

È un primo passo per tradurre in realtà un progetto di cui si parla fin dal 2013,  quando nella mente dell’amministratore delegato di Tesla Motors e di Space X è nata l’idea di un mezzo di trasporto a levitazione magnetica, che viaggia all’interno di un tubo depressurizzato. Al suo interno, la capsula rimane in sospensione grazie a un getto di aria compressa e viaggia, invece, per effetto di una trama di elettromagneti inseriti nel condotto.

 

 

Da allora, al lavoro di sviluppo e testi indoor si è affiancata la ricerca dei finanziamenti di un progetto che, secondo lo stesso Musk, richiederebbe 6 miliardi di dollari per realizzare 650 chilometri di percorso e capsule adatte a ospitare dei passeggeri, mentre si salirebbe a 10 miliardi volendo includere anche il trasporto di automobili. Secondo altre stime, peraltro, gli investimenti necessary potrebbero essere anche dieci volte tanto, comprendendo non solo i costi di sviluppo e costruzione, ma anche l’acquisto dei terreni su cui far transitare l’Hyperloop.

Dallo scorso anno sono al lavoro due diverse (anche se quasi omonime) società. Una, Hyperloop Technologies, è l’autrice del test realizzato in Nevada e può contare fra i suoi investitori l’ex presidente di Cisco, Rob Lloyd e uno fra i maggiori azionisti di Uber, Shervin Pishevar. L’altra società, Hyperloop Transportation Technologies (Htt) ha invece reclutato ingegneri provenienti da Tesla e Space X, le aziende di Musk, ma anche da Boeing e dalla Nasa, e che prestano il lavoro per lo più volontariamente allo scopo di realizzare l'idea di Musk.

Il prototipo di Htt; in alto, il prototipo di Hyperloop Technologies

 

Nel mese di marzo Htt ha siglato un accordo con il governo slovacco per avviare uno studio di fattibilità su un eventuale collegamento fra le tre città di Vienna, Bratislava e Budapest. qualche giorno fa, invece, ha comunicato di aver ottenuto la licenza d’uso esclusiva di una tecnologia di levitazione magnetica passiva, diversa da quella orginariamente teorizzata da Musk: grazie a una particolare disposizione dei magneti, si elimina la necessità di posizionare delle centraline di alimentazione lungo il tracciato. Questa alternative, a detta di Htt, presenta diversi vantaggi di fattibilità, riduzione dei costi e maggiore sicurezza, dato che nel caso di interruzioni di alimentazione la capsula continuerebbe a galleggiare per poi depositarsi solo una volta raggiunta la minima velocità possibile.