Ibm dovrà pagare 1,6 miliardi di dollari di risarcimento danni a Bmc Software: lo ha deciso il giudice distrettuale Gray Miller alla luce di quanto emerso dal procedimento avviato nel 2017 da Bmc. Quest’ultima accusava Ibm di aver agito scorrettamente violando i principi di un accordo commerciale che legava le due aziende, relativamente al trattamento dei clienti comuni. 

 

In sostanza, l’accordo prevedeva che nessuna delle due parti potesse spingere un cliente comune ad abbandonare il software del concorrente in favore del proprio. Bmc sostiene, invece, di aver subito lo “scippo” uno dei suoi clienti più importanti, cioè il colosso delle telecomunicazioni AT&T, che da un certo momento in poi avrebbe deciso di affidarsi al software per mainframe di Ibm. Dal 2017 in poi, il contratto di fornitura per il mainframe di AT&T ha garantito a Ibm entrate pari a 100 milioni di dollari al mese. 

 

Il tribunale distrettuale ha dato ragione a Bmc, in quanto Ibm avrebbe commesso illeciti intenzionalmente. E il giudice non ha risparmiato parole dure: “La condotta di Ibm nei confronti di Bmc offende il senso di giustizia e di proprietà che la gente si aspetta dalle aziende americane”. La sanzione di 1,6 miliardi di dollari copre la stima dei danni contrattuali, dei danni punitivi e gli interessi. 

 

Ma Ibm ha già fatto sapere di voler ricorrere in appello di fronte a una decisione “completamente non supportata dai fatti e dalla legge”, ha dichiarato la società di Armonk. “La scelta di rimuovere la tecnologia di Bmc Software dai propri mainframe si deve esclusivamente ad AT&T, come riconosciuto dalla corte e come confermato dalla testimonianza dei rappresentanti di AT&T ammessi al processo”.