Da tempo in ambito informatico si sente parlare di “flessibilità”, applicando questo concetto un po’ a qualsiasi cosa. Ma non si tratta di un puro slogan: nel campo delle licenze software, anzi, è diventata una necessità concreta e diffusa. A detta di una nuova ricerca, sponsorizzata da Thales, ben il 91% dei vendor di software indipendenti e dei vendor di dispositivi intelligenti (Isv e Idv) perde profitti perché non offre i modelli flessibili oggi richiesti dai clienti.

Dalle interviste realizzate con 500 Isv e Idv di aziende del mondo è emerso anche che il 74% di essi prevede di aumentare la fornitura di software as a service (SaaS) tramite cloud, mentre il 66% utilizzerà anche formule di distribuzione “mista”, basate sia sull’on-premise sia sul cloud. Perché il SaaS piace, e piace sia ai fornitori di software sia ai loro clienti? Tra i vantaggi evidenziati dagli intervistati spiccano una migliore esperienza utente (40%), un migliore valore per il cliente (34%) e maggiori opportunità di guadagno per sé stessi (30%). 

“È chiaro che i fornitori devono offrire una gestione flessibile delle licenze e dei relativi diritti per soddisfare le diverse esigenze dei clienti", ha affermato Jake Fox, vice president, Software Monetization, Product Engineering & Services di Thales. “Per trarre vantaggio dalla crescente domanda di avere più scelte per l'implementazione, il confezionamento e la gestione dei diritti, i fornitori devono investire in nuove tecnologie e assicurarsi che le loro aziende siano preparate a offrire software in diverse modalità. Chi apre la strada con diritti flessibili guadagnerà quote di mercato, mentre chi non fa nulla rischia di rimanere indietro in un panorama sempre più competitivo”.

La concessione di software in licenza ha tuttavia aspetti critici: difficoltà a far funzionare bene i programmi su tutti i dispositivi o in ambienti di distribuzione diversi, per esempio, e ancora difficoltà nel dover supportare il numero crescente di utenti che lavorano in remoto. Esiste poi ancora oggi l’annoso problema della pirateria, delle aziende che utilizzano software anche senza aver acquistato la dovuta licenza (un quarto del software viene usato così).  Quasi tutti i fornitori intervistati, il 90%, risentono di mancate entrate a causa di violazioni degli accordi di licenza e temono che il proprio software possa essere rubato, manomesso o copiato.

 

Capire come il loro software venga utilizzato dai clienti potrebbe aiutare i fornitori a definire efficaci strategie di monetizzazione ed efficaci contratti di licenza. Ad oggi, il 54% dei fornitori prevede di sfruttare maggiormente i dati per attività di Business Intelligence, indagando quali siano le funzionalità più ricercate e usate dai clienti, quali le meno popolari. “I dati dovrebbero essere una parte essenziale di qualsiasi attività di successo, ma devono essere usati correttamente”, ha sottolineato Fox. “I dati possono gettare le basi per lo sviluppo futuro del prodotto, assicurando che l'azienda investa nelle aree più utilizzate dai clienti. Inoltre, può anche sostenere strategie di crescita del software consentendo alle aziende di modificare diritti, accordi e pacchetti in tempo reale per soddisfare le esigenze dei clienti, assicurando a loro volta il massimo ritorno sui propri investimenti".