La strada del cloud, un tempo considerata roba da avventurieri, è ormai l’unica praticabile per restare in testa al mercato pur avendo alle spalle una tradizione opposta. Oracle continua a vendere hardware, software e sistemi che combinano le due cose, ma lo fa sempre più attraverso la nuvola. Nel trimestre chiuso al 31 maggio, l’ultimo dell’anno fiscale 2019, la società fondata da Larry Ellison (oggi presidente e chief technology officer) ha ottenuto 11,1 miliardi di dollari di ricavi, con una crescita dell’1% rispetto al quarto trimestre dello scorso anno se si tiene conto delle oscillazioni della valuta statunitense e del 4%a valuta costante.

 

E su questo risultato, considerando la somma di servizi e supporto delle licenze, il cloud ha pesato per quasi 6,8 miliardi di dollari, cioè per il 61%. I ricavi delle licenze cloud e on-premise sono stati pari a 2,5 miliardi di dollari, mentre dalla vendita di hardware sono derivati 994 milioni e dal software 823 milioni di dollari. L'utile operativo GAAP del quarto trimestre è salito del 2%, a 4,3 miliardi di dollari, mentre l'utile netto GAAP ha raggiunto i 3,7 miliardi di dollari, con un incremento del 14% anno su anno. I dati trimestrali si rispecchiano in quelli dell’intero anno fiscale 2019, nel quale Oracle ha conteggiato 39,5 miliardi di dollari, migliorando del 3% a valuta costante il risultato del fiscal year 2018.

 

Fra i successi più degni di menzione, l’azienda nella nota rivolta agli investitori ha sottolineato quello delle applicazioni SaaS di Erp e gestione risorse umane (Human Capital Management), che insieme hanno migliorato del 32% il valore delle vendite. Il Ceo Safra Catz, che divide l’incarico con Mark Hurd, ha spiegato che "Le nostre attività relative alle applicazioni cloud Erp Fusion e NetSuite ad alto margine stanno crescendo rapidamente, mentre stiamo ridimensionando il nostro business dell'hardware di tipo tradizionale o legacy, a basso margine. Il risultato netto di questo passaggio dall'hardware di base alle applicazioni cloud è stato un margine operativo non-GAAP del 47%, il più alto negli ultimi cinque anni".

 

L’altro fiore all’occhiello dell’offerta, cioè l’Autonomous Database, nell’ultimo trimestre ha fatto registrare cinquemila nuove installazioni in trial. Si tratta di un motore di database che opera in regime di “autogestione”, per così dire, dato che gli algoritmi di intelligenza artificiale gli permettono di codificare in automatico i dati, di individuare eventuali vulnerabilità e di eseguire backup, aggiornamenti, installazione di patch senza l’intervento umano e senza tempi di fermo. “Nessun'altra infrastruttura cloud fornisce qualcosa di simile a queste caratteristiche di tipo autonomo", ha rimarcato Ellison.