Libra non s’ha da fare, parola di Bruno Le Maire. Le critiche alla criptovaluta di Facebook fioccano da ogni dove ormai dallo scorso giugno, da quando cioè la società di Mark Zuckerberg ha annunciato l’intenzione di lanciare nel 2020 la propria moneta digitale che però non sarà solo un’alternativa al bitcoin ma anche un sistema di pagamento e di emissione di valuta.  Un progetto criticato da politici, legislatori, banche e associazioni watchdog e garanti della privacy, negli Stati Uniti così come in Europa. 

Ciononostante, in agosto la coalizione dei 27 partner del progetto (tra cui figurano Visa, Mastercard, PayPal e Uber) ha depositato a Ginevra lo statuto nella nuova moneta. Che però in Europa, a detta di Le Maire, non dovrà metter piede. Non è un mistero che il ministro delle Finanze francese sia tra gli osteggiatori più convinti di Facebook, e ora Le Maire ha ribadito il concetto: “Voglio essere assolutamente chiaro: in queste condizioni, non possiamo autorizzare lo sviluppo di Libra sul territorio europeo”, ha dichiarato in occasione di una conferenza stampa dalla sede dell'Ocse.

Le condizioni a cui il politico francese fa riferimento sono l’assenza di un quadro legislativo per un progetto senza precedenti, che mescolerà le carte fra social network, circuiti di carte di credito e poteri assimilabili a quelle di una banca. Le Maire allude, inoltre, ai rischi di privacy sui cui è lecito farsi qualche domanda, alla luce del caso di Cambridge Analytica. In sintesi, a detta del ministro accettare Libra oggi come oggi significherebbe minare la sovranità monetaria degli Stati. In conferenza stampa è stata dunque introdotta l'ipotesi di una futura valuta digitale pubblica ed europea, alternativa e concorrente a quella di Facebook: se ne riparlerà meglio il mese prossimo, in occasione degli incontri annuali del Fondo Monetario Internazionale.