L’amministratore delegato di Toshiba, Nobuaki  Kurumatani, ha rassegnato le dimissioni dal ruolo che ricopriva da più di tre anni, e la notizia ha subito fatto il giro del mondo. Il colosso tecnologico giapponese è in odore di vendita: qualche giorno fa era circolata la notizia di una possibile cessione al fondo di private equity britannico Cvc Capital Partners, disposto a pagare una cifra pari a 18 milioni di dollari per fare di Toshiba un’azienda privata. Si tratterebbe però solo di un’offerta iniziale, che il destinatario starebbe “valutando attentamente”.

 E proprio l’eventuale acquisizione sarebbe la mela della discordia che ha spinta Kurumatani a dimettersi, lasciando vuota una poltrona che è subito stata riempita dal presidente del consiglio di amministrazione, Satoshi Tsunakawa. Nel giustificare la scelta, il dimissionario ha citato “motivazioni personali” e ha speso parole d’affetto per Toshiba, definendola “un’azienda meravigliosa” e “la preziosa ricchezza del Giappone”. Il sospetto di dissidi interni al Cda è lecito, considerando il tempismo delle dimissioni, giunte a pochi giorni dall’annuncio dell’offerta di Cvc, e considerando il possibile conflitto d’interessi.  Kuramatani è un ex dirigente di Cvc, di cui guidava le operazioni in Giappone.

Il nuovo amministratore delegato Tsunakawa, riporta il Sole24Ore, ha dichiarato che Toshiba dovrà crescere per diventare una società di servizi infrastrutturali e ha assicurato che lavorerà nell'interesse degli azionisti, dei dipendenti e della società in generale. A prescindere dalle discussioni interne al consiglio di amministrazione, l’eventuale acquisto da parte di Cvc dovrà comunque ottenere il beneplacito del governo di Tokyo. Toshiba, infatti, oltre a essere una società di informatica è anche un asset critico per la sicurezza nazionale, dal momento che controlla attività del settore della difesa e fornisce sistemi per le centrali atomiche.