Nel campo dell’intelligenza artificiale, la parola “contesto” è il tormentone del momento: i vendor la citano come valore aggiunto, come elemento che distingue la propria piattaforma da quella dei concorrenti. Il contesto per un sistema di Agentic AI è la capacità legare un dato, un evento o una richiesta agli specifici processi dell’azienda, ai dati storici, al real-time, ai pattern abituali e a quelli insoliti. Significa, quindi, poter agire in modo “consapevole”. Senza contesto, l’AI ha i paraocchi e rischia di diventare “non soltanto inefficace ma molto costosa”, come raccontato dal nuovo managing director italiano di Celonis, Mauro Terraneo, nel recente appuntamento milanese del “Celonis PI Day”.
La sigla PI sta per Process Intelligence, ambito di cui Celonis è specialista, e va dato atto alla multinazionale tedesco-statunitense (che oggi conta 3.000 dipendenti, una ventina di filiali nel mondo e 1.400 aziende clienti) di aver parlato dell’importanza del contesto già in tempi non sospetti, molto in anticipo sulla concorrenza. “Per industrializzare l'AI bisogna fornire il contesto operativo: l'AI deve sapere che cosa è successo, che cosa sta accadendo e che cosa potrebbe accadere in futuro”, ha detto Terraneo. “Solo grazie al contesto l'AI può essere distribuita e implementata strategicamente, per generare un valore misurabile e concreto”.
Per i casi d'uso aziendali, ha spiegato il managing director, i servizi generalisti basati su LLM sono ben poco utili: le loro risposte possono apparire brillanti, ma modelli privati del contesto in cui una richiesta, una query viene formulata presentano dei “punti ciechi operativi”, come li ha definiti Terraneo. Gli agenti AI che accedono a informazioni troppo generali o incomplete sono inaffidabili, e nei processi decisionali questo significa incremento del rischio e perdite di denaro, anche perché tra l'altro il consumo di token costa.
Il contesto è fondamentale
Fornire contesto a un LLM o a un agente AI però non è semplice, perché nelle aziende le informazioni sono spesso frammentate in molti sistemi hardware e software, tra fonti di dati strutturati e non strutturati, aggiornati e vecchi, corretti e inaccurati. Il recente “Process Optimization Report 2026” di Celonis ce ne dà evidenza: tra le 1.649 grandi imprese del campione d’indagine (condotta da Insight Avenue con interviste realizzate tra giugno e luglio 2025), il 90% già usa o sta valutando l’adozione di sistemi multi-agente per automatizzare processi decisionali complessi, scontrandosi però con due principali problemi, ovvero la carenza di competenze interne (citata dal 47% degli intervistati) e la difficoltà di far comprendere all’AI il contesto operativo aziendale (45%).
Le ambizioni non mancano, se è vero che l’85% dei professionisti intervistati vuole integrare profondamente l’Agentic AI in azienda in un orizzonte di medio periodo (tre anni). Quasi altrettanti, il 76%, vedono però negli attuali processi aziendali un ostacolo al raggiungimento di questo obiettivo. L’82% crede che, se priva di comprensione del contesto, l’intelligenza artificiale non possa garantire un ritorno sull’investimento.
Per uscire dall’impasse, Celonis propone il Context Model: una sorta di digital twin delle operazioni di un’azienda, dinamico e aggiornato in tempo reale, che fonde dati di processo, interazioni e informazioni provenienti da diversi sistemi informatici, applicazioni, dispositivi e utenti. Collegata a questo “gemello digitale”, l’intelligenza artificiale produce risultati più significativi, affidabili e coerenti con le richieste ricevute.
“Il Context Model è la rappresentazione digitale di come un’azienda opera in tempo reale”, ha spiegato Terraneo. “È fondato su tre elementi: dati, conoscenza di business e intelligence”. A questi elementi si aggiungeranno prossimamente avanzate capacità di forecasting, pianificazione e simulazione, come frutto della prossima (già annunciata, non ancora effettiva) acquisizione di Ikigai Labs. Azienda statunitense fondata nel 2019 da ricercatori del Massachusetts Institute of Technology, Ikigai Labs rappresenta un arricchimento tecnologico per l’acquirente, ma non solo: per suo tramite, il MIT diventa azionista di Celonis.
Mauro Terraneo, managing director di Celonis Italia
Ambizioni italiane
La Germania è il primo mercato europeo di sbocco per Celonis e lo è per ovvie ragioni di nazionalità, ma anche per la maggiore presenza di grandi aziende, target ideale della società di Process Intelligence. L’Italia è però il Paese che nel 2025 ha garantito la migliore percentuale di rinnovi, grazie al lavoro portato avanti dal team locale (una quarantina di professionisti) ma anche grazie al contesto di mercato.
“Stiamo osservando una fase innovazione tecnologica molto forte”, ha raccontato il country manager alla stampa. “Abbiamo l'ambizione di finalizzare progetti appena avviati con player dell'automotive e del manifatturiero. Credo che entro la fine di quest'anno molti dei nostri clienti riusciranno a espandere l’utilizzo di Celonis, avendo già superato la fase pilota. La nostra proposizione è di essere sempre di più un orchestratore per applicare l'AI in modo efficiente e affidabile, nonché gestibile dal punto di vista dei costi”.
Il progetto di Danieli Group
Nel nostro Paese Celonis può anche vantare alcuni testimonial che con la Process Intelligence hanno ottenuto risultati concreti, tra cui Unipol Assicurazioni, Zoppas e Danieli Group. Quest’ultima, in particolare, con Celonis ha eliminato i colli di bottiglia nei propri processi per guadagnare efficienza e velocizzare i tempi di consegna.
Multinazionale con sede vicino a Udine, Danieli Group si occupa di progettazione, costruzione e installazione di impianti per l'industria siderurgica. Fondata nel 1914 a Brescia come azienda meccanica, Danieli è diventata una società di ingegneria e dagli anni Ottanta è cresciuta tramite acquisizioni. Dal 2000 si è internazionalizzata replicando il “modello friulano” in altri Paesi. Oggi è una realtà di grandi dimensioni, che conta diecimila dipendenti e comprende una settantina di entità legali, cinque impianti produttivi e nove centri servizi.
“Lavoriamo a commessa, quindi i nostri impianti vengono adattati in base alle specifiche esigenze dei nostri clienti, che cambiano in continuazione”, ha raccontato Michele Marinutti, executive vice president Afc & Ict di Danieli. “Operiamo in un mercato mondiale, quindi è fondamentale per noi assecondare diverse esigenze, per esempio negli Usa quella di automatizzare la produzione, mentre in Europa la priorità è minimizzare le emissioni di CO2 e in Cina il focus è sui costi”.
Ma c'è un'esigenza comune a tutti i clienti, che è relativa al tempo. “Dobbiamo essere in grado di comprendere e analizzare tutti i nostri processi, per ridurne la durata”, ha illustrato Marinutti. “Facevano data mining con Power BI e Pyton ma ci siamo resi conto di aver bisogno di strumenti più specifici. Ed è per questo che qualche anno fa abbiamo iniziato il percorso con Celonis”. Alla classica attività di controllo dei processi, con focus verticale, si è passati a un'analisi orizzontale degli stessi.
Nel 2023 è iniziata una collaborazione con Celonis che ha portato l'anno successivo alla realizzazione di un proof of value, incentrato sulla gestione degli ordini. L’azienda ha poi lavorato alla costruzione di un proprio metodo di Process Intelligence, definendo obiettivi, processi e sottoprocessi, KPI, criteri di implementazione tecnica, di misurazione dei risultati e altro ancora.
Con Celonis è stato possibile identificare le principali cause di inefficienze nei processi aziendali, per poi definire le strategie più efficaci per superare i colli di bottiglia. Grazie a questo lavoro Danieli Group ha migliorato la puntualità delle consegne (passando dal 29,2% al 66% di consegne puntuali) e ha drasticamente ridotto il tempo medio di ritardo, da 68,8 a 12,2 giorni. L’adozione di Celonis sarà progressivamente estesa ad altre attività e processi dell’azienda. “È uno strumento che puntiamo a mettere nelle mani del personale operativo, dai magazzinieri agli amministrativi”, ha detto Marinutti, “e per questo sarà necessario un percorso culturale, di formazione”.