Il mercato del quantum computing sta entrando in una nuova fase, molto diversa da quella degli ultimi anni. Dopo una lunga stagione dominata da entusiasmo, sperimentazione e aspettative spesso futuristiche, il 2026 sembra segnare l’inizio di un approccio molto più pragmatico. Le aziende continuano a credere nel potenziale della tecnologia quantistica e addirittura a ritenerlo strategico, ma chiedono ora prove concrete di valore, ritorni misurabili e strategie di adozione sostenibili.
Il top management frena
Il report mostra anche un divario crescente tra l’entusiasmo dei team tecnici e la prudenza del management. I dirigenti senior risultano sensibilmente più cauti rispetto ai ricercatori e ai professionisti junior quando si parla di aumentare i budget dedicati al quantum computing. È un segnale molto importante: chi controlla realmente gli investimenti vuole vedere metriche economiche, sostenibilità finanziaria e prospettive concrete di ritorno.
Questo reality check sta ridefinendo anche il mercato dei fornitori. Non basta più promettere “supremazia quantistica” o potenza computazionale teorica: le aziende vogliono capire quali player abbiano davvero la capacità economica e tecnologica per restare competitivi nel lungo periodo. E il tema non è secondario, considerando che oggi esistono quasi 100 aziende quantistiche in competizione a livello globale.
Una proliferazione che è comunque necessaria dato che uno dei dati più interessanti del report riguarda la crescente importanza della sovranità tecnologica nelle decisioni di acquisto. Il 62% delle organizzazioni considera ormai la sovranità un criterio rilevante nel procurement delle tecnologie quantistiche e soltanto il 5% la ritiene irrilevante. Questo cambiamento riflette una trasformazione più ampia che sta coinvolgendo tutto il mercato IT. Le organizzazioni non valutano più soltanto performance e costi, ma anche il controllo delle infrastrutture, la resilienza della supply chain, la localizzazione delle competenze e l’indipendenza strategica.
Le differenze geografiche sono particolarmente evidenti. Negli Stati Uniti prevale ancora una logica orientata alle performance e al sourcing globale. In Europa, invece, pesano molto di più temi come autonomia tecnologica, filiera locale e resilienza. Questo significa che il mercato del quantum computing rischia di diventare sempre più frammentato, con strategie regionali differenti e supply chain meno globalizzate.
Gli investimenti restano forti, ma l’hype non basta più
Secondo il "Quantum Readiness Report 2026" di QuEra Computing, gli investimenti non si fermano, ma cambiano natura. Per il 2026, il 46% delle aziende prevede budget stabili, mentre il 44% si aspetta un aumento degli investimenti. Solo il 10% ipotizza una riduzione della spesa. Questo significa che il settore non sta vivendo un rallentamento, ma una fase di consolidamento.
La differenza rispetto agli anni passati è che gli investimenti vengono ora valutati con criteri molto più rigorosi. Le organizzazioni non si accontentano più di proof of concept o dimostrazioni teoriche: vogliono capire se la tecnologia può realmente produrre vantaggi operativi o competitivi. In altre parole, il quantum computing sta uscendo dalla fase della “FOMO tecnologica” per entrare in quella della valutazione industriale concreta.
Il report evidenzia una trasformazione importante anche nelle motivazioni che spingono le aziende a investire. Nelle prime fasi del mercato, molte organizzazioni si erano mosse soprattutto per paura di perdere terreno rispetto ai concorrenti. Oggi questa logica pesa molto meno. Solo il 9% degli intervistati considera il successo dei progetti pilota come il principale motore della crescita degli investimenti.
Le aziende più mature stanno invece iniziando a guardare al quantum come a una risposta ai limiti strutturali del calcolo tradizionale. Il punto centrale non è più “provare una tecnologia innovativa”, ma capire se il quantum possa affrontare problemi che le architetture classiche non riescono più a gestire in modo efficiente.
(Immagine: QuEra Computing)
Il ruolo dei finanziamenti pubblici e la mancanza di competenze
Il report conferma inoltre che il settore quantistico continua a dipendere fortemente dal supporto pubblico. I finanziamenti governativi e i grant vengono indicati dal 28% degli intervistati come la principale leva che sostiene gli investimenti nel settore. È un dato che mostra chiaramente come il mercato sia ancora in una fase pre-commerciale, dove il capitale privato non è disposto ad assumersi da solo tutti i rischi tecnologici.
Non sorprende quindi che siano soprattutto governo e difesa a essere considerati i principali motori della futura commercializzazione del quantum computing, indicati dal 24% degli intervistati. Le grandi imprese seguono con il 20%, mentre settori spesso considerati storicamente promettenti per il quantum, come i servizi finanziari, restano molto più prudenti fermandosi al 5%, segno che molte organizzazioni attendono sistemi pienamente tolleranti agli errori prima di investire in modo massiccio.
Oltre alla tecnologia e ai costi, emerge con forza un altro tema: la carenza di talenti. Il 37% degli intervistati considera la mancanza di competenze specialistiche uno dei principali ostacoli all’adozione del quantum computing. Il dato supera persino problematiche storiche come l’accesso limitato all’hardware o l’immaturità degli algoritmi.
La criticità maggiore riguarda la correzione degli errori quantistici, considerata oggi una delle discipline più difficili e strategiche dell’intero ecosistema. Si crea così un vero e proprio “paradosso del talento”: le università formano specialisti quantistici, ma faticano a trattenerli di fronte alla capacità di attrazione economica di grandi aziende tecnologiche e laboratori nazionali.
Il quantum viaggia verso il test della maturità
Il quadro che emerge dal report di QuEra Computing racconta quindi un settore che sta finalmente entrando in una fase più adulta. L’interesse verso il quantum computing resta elevato, ma il mercato sta iniziando a chiedere ciò che da tempo viene richiesto a qualsiasi altra tecnologia enterprise: risultati dimostrabili, sostenibilità economica, governance e casi d’uso credibili.
Purtroppo, non è scontato che la tecnologia sia al momento in grado di far fronte alla sempre più pressante richiesta di concretezza e questo rappresenta un momento chiave dell’evoluzione quantum. La ricerca ha bisogno di grandi investimenti e se le aziende dovessero decidere, a causa della delusione delle loro aspettative, di tirare i remi in barca, tutto il settore registrerebbe un brusco rallentamento.