10/02/2026 di redazione

Calcolo quantistico, le aziende lo aspettano ma non sono pronte

Uno studio QuEra Computing evidenzia le lacune da colmare per prepararsi al momento della “superiorità quantistica”.

(Immagine generata con AI)

(Immagine generata con AI)

Quanto manca per raggiungere la cosiddetta “superiorità quantistica”, cioè il momento in cui i sistemi basati su qubit surclasseranno i computer tradizionali in determinate attività di calcolo? Tra gli “esperti del settore interpellati da QuEra Computing nel suo “Quantum Readiness Report 2026” (basato su 291 interviste realizzate a dicembre 2025 su rappresentanti del mondo accademico, industriale, governativo e dei fornitori di tecnologia in più di 25 Paesi) il 43% crede che basteranno cinque anni, mentre il 37% prevede un orizzonte di sei-dieci anni. Solo meno delll’1% ritiene che la superiorità quantistica non verrà mai raggiunta.

La domanda c’è: tra le aziende coinvolte nel report, in due su tre le capacità di calcolo su sistemi legacy hanno “raggiunto il limite”. “I settori che incontrano i vincoli più severi del calcolo classico sono gli stessi in cui il vantaggio quantistico è teoricamente dimostrabile”, ha spiegato Yuval Boger, chief commercial officer di QuEra Computing. “Simulazione molecolare, ripiegamento delle proteine, chimica delle batterie: non sono casi d'uso speculativi. Sono problemi reali, attuali, in cui le approssimazioni del calcolo classico non bastano”.

Il 56% delle organizzazioni è già attivamente impegnata nel quantum computing attraverso attività di esplorazione, valutazione o proof-of-concept, ma solo il 13% ha raggiunto la fase di implementazione o scala. Questo dato, secondo QuEra, evidenzia un “divario tra sperimentazione e prontezza operativa”.

E infatti solo il 55% degli intervistati definisce la propria azienda “abbastanza” o “molto preparata” per l’adozione di sistemi quantistici, e curiosamente il dato è in calo rispetto al 65% dello scorso anno. Questa apparente contraddizione è ciò che QuEra chiama “paradosso della preparazione”: man mano che cresce la comprensione del tema e che le aspettative diventano più definite, anche il concetto di “preparazione” diventa più rigoroso. Quindi le aziende non sono davvero meno preparate, ma semmai sono più consapevoli delle lacune da colmare.

C’è un altro elemento controintuitivo tra le evidenze del report: le organizzazioni più grandi, che presumibilmente dispongono di maggiori risorse, si percepiscono come meno pronte rispetto a quelle più piccole. Ma anche questa apparente contraddizione è presto spiegata, ovvero è probabile che complessità dei sistemi legacy, cicli di approvazione più lunghi e priorità di budget siano barriere rilevanti, più rilevanti rispetto alla disponibilità di risorse. Più di un terzo degli intervistati, il 37%, indica la disponibilità di talenti come una delle principali sfide da vincere. Che si tratti di competenze mancanti o di sistemi legacy o di budget da dedicare, sarebbe utile per le aziende lavorare già adesso sul superamento di questi ostacoli, sfruttando i cinque o più anni che (presumibilmente) ci separano dall’attesa superiorità quantistica.

Segnali di maturazione

Dal report emerge anche un cambiamento di strategia, ovvero le scelte di investimento stanno diventando più selettive. Quasi la metà degli intervistati (46%) prevede che i budget dedicati al quantum rimarranno invariati nel 2026, mentre solo il 10% prevede una diminuzione. Ma per Quera siamo in una fase di consolidamento, non di arretramento. “Quello a cui stiamo assistendo è una ricalibrazione delle aspettative”, ha commentato Boger. “Le organizzazioni stanno passando dal chiedersi se il quantum sarà importante al domandarsi quando, dove e in quali condizioni genererà un valore reale. Il passaggio dalla convinzione al benchmarking è tipico di un mercato in fase di maturazione”.

Il sondaggio evidenzia anche differenze tra aree geografiche in termini di fiducia sull’ecosistema nazionale di riferimento. L’88% degli intervistati nel Regno Unito e l’82% negli Stati Uniti ritengono che i rispettivi Paesi siano ben posizionati nel quantum computing, mentre nell’Unione Europea la quota scende al 51%.

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