09/02/2026 di redazione

C’è un “paradosso della velocità” nella digitalizzazione dei servizi finanziari

Nel settore bancario, finanziario e assicurativo la digitalizzazione esercita due forze opposte: porta vantaggi ma anche problemi di rischio cyber, di compliance e operativi.

C’è un paradosso nell’innovazione digitale del settore bancario, finanziario e assicurativo. La trasformazione porta innegabili vantaggi di efficienza, allargamento dell’offerta, possibilità di potenziare il marketing, le relazioni con i clienti, le attività operative e anche i processi decisionali strategici. Ma al crescere della digitalizzazione aumentano anche le minacce cyber, i rischi regolatori e le criticità operative. Come muoversi velocemente senza rompere gli equilibri e senza incrementare i rischi di cui sopra? Ce lo spiega Alessio Agnello, manager solutions engineering Italy and Israel di Netskope.

Alessio Agnello, manager solutions engineering Italy and Israel di Netskope

Alessio Agnello, manager solutions engineering Italy and Israel di Netskope

"Non è un segreto che il settore bancario, finanziario e assicurativo (Bfsi) abbia attraversato una trasformazione profonda negli ultimi anni. Un tempo basata sulle filiali e sui servizi tradizionali, oggi l’industria Bfsi è digital-first e guidata dal prodotto, capace di lanciare in poche settimane, su scala globale, innovazioni come l’approvazione dei mutui tramite applicazioni con intelligenza artificiale o strumenti di risparmio personalizzati.

Ma a ogni nuova applicazione, piattaforma o implementazione cloud, la superficie di attacco si amplia. È questo il paradosso della velocità: più le istituzioni Bfsi accelerano sull’innovazione, più diventano vulnerabili a minacce cyber, rischi regolatori e criticità operative, tutti fattori che finiscono per rallentare proprio quella velocità tanto ricercata. Come siamo arrivati fin qui? Vale la pena fare un passo indietro.

Velocità è andare nella giusta direzione

Per i leader dei servizi finanziari, fermarsi non è un’opzione. I clienti di oggi pretendono approvazioni istantanee, gestione dei sinistri senza attriti e pagamenti in tempo reale. I competitor fintech, nati senza il peso dei sistemi legacy, dettano il ritmo e costringono gli operatori storici ad accelerare solo per restare in gioco. A questo si aggiunge l’espansione globale, in particolare nei mercati ad alta crescita, che porta con sé grandi opportunità ma anche una crescente complessità: regolatori e clienti chiedono esperienze digitali impeccabili.

Molte istituzioni finanziarie, però, sono ancora appesantite da decenni di infrastrutture stratificate. Sistemi ridondanti, controlli sovrapposti e architetture di rete non pensate per l’era cloud aumentano la complessità e rallentano le applicazioni critiche. In un contesto in cui pochi millisecondi possono incidere su ricavi, compliance o fiducia, la velocità è diventata una questione di sopravvivenza. Ma la velocità non significa solo “andare più forte”. Significa muoversi nella direzione giusta, bilanciando rapidità, stabilità e resilienza.

La convergenza delle minacce

Ed è qui che iniziano i problemi. Più le organizzazioni Bfsi si digitalizzano, più i rischi si moltiplicano. Le istituzioni finanziarie sono da sempre un bersaglio privilegiato per gli attaccanti, ma oggi la posta in gioco è più alta che mai. La combinazione di dati estremamente sensibili, requisiti normativi sempre più stringenti e adozione accelerata del digitale fa sì che anche il più piccolo errore possa avere conseguenze devastanti.

E i rischi non arrivano solo dall’esterno. Spesso il principale punto di esposizione è il comportamento dei dipendenti. Il fenomeno dello shadow IT (e della shadow AI) ne è un esempio emblematico: il 92% dei lavoratori nei servizi finanziari utilizza applicazioni personali sul posto di lavoro e, nel tentativo di aumentare la produttività, il 13% carica dati aziendali sensibili e non protetti su applicazioni non gestite. Non sorprende quindi che il 74% delle violazioni delle policy sui dati personali riguardi il caricamento di informazioni altamente regolamentate, personali e finanziarie, secondo il “Netskope Threat Labs Report: Financial Services 2025”.

A questo si aggiunge l’uso crescente di strumenti di intelligenza artificiale generativa non governati: il 54% dei lavoratori ammette che utilizzerebbe tool di AI senza l’approvazione dell’azienda. Il risultato è un flusso massiccio di dati sensibili verso applicazioni non controllate, che aggirano i sistemi di sicurezza e minano la governance.

Fonte: Nesskope, "“Netskope Threat Labs Report: Financial Services 2025”

Fonte: Nesskope, "“Netskope Threat Labs Report: Financial Services 2025”

Superare il paradosso

Tutto questo lascia i Cio intrappolati tra due forze opposte: da un lato la necessità di innovare per restare competitivi, dall’altro l’aumento del rischio a ogni passo avanti. Il problema è che molte organizzazioni Bfsi affrontano ancora la sicurezza con una mentalità tradizionale. Per anni, il modello dominante è stato quello del perimetro: mura solide per tenere fuori le minacce e dentro gli asset. Ma con lo spostamento di dati e applicazioni nel cloud, quei confini si sono dissolti, mentre molte strategie restano ancorate a un mondo statico e legacy. Così, mentre il business spinge sulla trasformazione digitale, i team di sicurezza lavorano con strumenti pensati per un’altra epoca.

Uscire da questo circolo vizioso richiede un cambio di paradigma: trovare un modo per muoversi rapidamente garantendo al tempo stesso fiducia e resilienza. La risposta è integrare la consapevolezza del rischio in ogni fase dell’innovazione, così che il progresso sia rapido ma non fragile. Il punto di partenza è una visione integrata di dati, AI e comportamento degli utenti. L’obiettivo non è solo contenere le minacce, ma costruire fiducia in ogni transazione, servizio e innovazione. Ripensando il modo in cui i controlli vengono progettati e gestiti, la sicurezza può passare da semplice barriera difensiva a vero e proprio motore di crescita.

Modelli come lo Zero Trust e il Secure Access Service Edge (Sase) puntano a consentire ai dati di muoversi dove servono, in modo efficiente e sicuro. Per le istituzioni finanziarie questo significa poter espandere i servizi o entrare in nuovi mercati senza introdurre ritardi inutili o nuove vulnerabilità. La sicurezza non viene più aggiunta a posteriori, ma incorporata nell’architettura fin dall’inizio, con monitoraggio continuo e protezioni estese su dati, AI e API.

Da guardiano a facilitatore

In un settore che gestisce volumi enormi di dati sensibili e di valore come il settore bancario, finanziario e assicurativo, ogni innovazione comporta rischi, vincoli normativi e attenzione reputazionale. Ma con le fondamenta giuste, la sicurezza smette di essere un freno e diventa un acceleratore di business.

Adottando un approccio che riconosca due obiettivi complementari — gestire il rischio e aumentare la velocità, con pari importanza e senza che uno saboti l’altro — le istituzioni finanziarie possono costruire una strategia di sicurezza completa, capace non solo di proteggere l’azienda, ma anche di sostenerne la crescita in un’economia sempre più digitale. Saranno i Cio capaci di risolvere il paradosso della velocità a ridefinire la competitività dei servizi finanziari negli anni a venire.

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