Una piattaforma dati sempre più ampia, integrata e flessibile e un'architettura che porta lo storage alla velocità dell’intelligenza artificiale, evitando di lasciare le Gpu in attesa, “affamate” di dati: sono alcune delle tante novità annunciate da NetApp all’evento “Insight 2026” di Las Vegas. Novità che mirano a intercettare esigenze oggi molto sentite sia dalle aziende utenti sia dagli operatori di canale e sia da hyperscaler del cloud, neocloud e sviluppatori di Large Language Model.
La prima di queste esigenze, per dirla con uno slogan un po’ abusato ma non privo di fondamento, è quella di potersi muovere “alla velocità dell’AI”. Il che è una metafora per gli incrementi di produttività, efficienza e innovazione che l’intelligenza artificiale può portare nelle aziende. Ma è anche, più concretamente, la velocità di elaborazione sostenuta dalle Gpu. Peccato che, nelle architetture di storage tradizionali, i colli di bottiglia facciano calare la percentuale di utilizzo delle Gpu anche sotto al 30%.
In base a uno studio condotto su clienti di NetApp, oggi quattro problemi frenano la “scalata” dell’intelligenza artificiale nelle aziende, il suo passaggio dalla sperimentazione alla produzione: uno storage frammentato, tipico delle architetture legacy; la necessità di copiare e trasformare dati in data lake centralizzati, con conseguenti latenze e costi; l’uso di troppe diverse console per l'amministrazione degli ambienti IT; l’inadeguatezza dei sistemi di sicurezza e governance tradizionali rispetto ad agenti AI che operano a velocità lampo.
Novus: lo storage per l’AI più veloce al mondo
Tra le novità di Las Vegas uno dei piatti forti è NetApp Novus, descritto come “lo storage più veloce al mondo progettato per i provider di infrastrutture AI che gestiscono grandi ambienti Gpu”. Si tratta di un’architettura di storage altamente scalabile, basata sul sistema operativo proprietario di NetApp, Ontap. Novus può consentire allo storage prestazioni fino a 100 TB/s, ovvero 2 GB/s per Gpu, per un massimo di 50mila Gpu supportate. Può, inoltre, supportare un file system scalabile fino a 1 zettabyte.
Novus unisce e federa i diversi cluster Ontap presenti nel data center, in modo che i server Gpu o le applicazioni vedano un solo spazio logico. Un aspetto chiave è il disaccoppiamento tra il piano dei metadati (gestione dei file, permessi, posizioni, di cui si occupa un control layer chiamato Data Director ) e il percorso effettivo dei dati. Le Gpu possono “parlare” direttamente con i dati residenti sullo storage, passando tramite un cruscotto di metadati che restituisce l’indirizzo su cui si trova l’informazione.
“Il fatto che Novus sia basato su protocollo standard consente a qualsiasi gigafactory di interfacciarsi con NetApp senza dover installare nulla sulla propria piattaforma”, ha spiegato in conferenza stampa Roberto Patano, field Cto di NetApp Italia. “Ontap ha ormai 34 anni ma continua a evolvere e ad essere la soluzione di gestione dello storage più completa sul mercato. Novus va in questa direzione: non è un rinnegare il passato ma è un tenersi il valore e guardare al futuro, per muoversi alla velocità dell’AI”.
In questa prima fase, Novus è una soluzione rivolta soprattutto agli hyperscaler del cloud (come Aws, Azure e Google Cloud) e agli sviluppatori di LLM. A tendere, come spiegato da Patano, potrà comunque avere implicazioni più ampie: il concetto di singolo namespace diventa fondamentale per chiunque abbia grandi quantità, exabyte di dati storici da gestire, come per esempio le aziende del settore energia.
Roberto Patano, field Cto di NetApp Italia
Il “motore dati” è anche on-premise
Flessibilità e libertà di implementazione sono utleriori pilastri nell’evoluzione dell’offerta. Tra gli annunci di Las Vegas spicca anche l’aggiornamento di Netapp AI Data Engine, una piattaforma unificata, co-ingegnerizzata con Nvidia, che prepara i dati per le elaborazioni AI. Più precisamente, AI Data Engine rende i dati aziendali non strutturati “pronti” per l'inferenza AI e lo fa senza doverli copiare o spostare su risorse diverse da quelle di origine. Le principali funzionalità sono scansione e indicizzazione dei metadati, classificazione dei dati, governance e sicurezza (integrazione di policy di conformità, mascheramento deu dati sensibili, conservazione dei permessi di origine), ottimizzazione dello storage.
Annunciato l'anno scorso come appliance, ora questo prodotto diventa totalmente software-defined e la principale conseguenza è un raggio d'azione assai più ampio: il "motore" funziona adesso su qualsiasi storage anche della concorrenza. L'individuazione dei metadati si estende ora all’intero patrimonio di dati aziendali e a tutti i repository basati su protocolli NFS, SMB e S3.
Ma c’è un altro cambiamento di rilievo. Inizialmente proposto in cloud, l’AI Data Engine è ora disponibile in modalità on-premise: un’estensione importante, in tempi di repatriation, di scelte dettate da costi, compliance o esigenze di maggiore controllo sui dati. Il software può essere distribuito direttamente su infrastrutture Linux, sia su singole macchine virtuali sia su ambienti più ampi. Anche se i motori di scansione dei metadati e i dati risiedono fisicamente on-premise la gestione, la visualizzazione dei report e le query avvengono tramite l’interfaccia unificata NetApp Console.
Avanti su sovranità, integrazioni e alleanze tecnologiche
Per intercettare le esigenze di compliance, controllo sui dati e sovranità delle aziende europee debutta Keystone Sovereign, variante della soluzione di storage-as-a-service (STaaS) di Netapp. La nuova offerta con funzionalità “sovrane” non solo garantisce la residenza in Europa per i dati dei clienti, i log, i backup e la telemetria, ma inoltre prevede differenti contratti e mette a disposizione servizi di supporto e gestione erogati dal territorio UE.
Per rispondere a simili esigenze di controllo (sia sui rischi sia sui costi), di conformità e di governance oggi sempre più sentite, NetApp ha deciso di rendere disponibili i propri servizi dati anche in ambienti on-premise. Si tratta, ha spiegato Patano, dell’evoluzione di Active IQ Unified Manager, console che però era legata alla singola soluzione. La nuova console con deployment locale permette di avere una visibilità unificata e di gestire il software Ontap, la soluzione di archiviazione a oggetti (per dati non strutturati) StorageGrid e gli array E-series come singola flotta. Il tutto funziona con air-gapping nativo e anche in assenza di connettività esterna.
Gli altri annunci riguardano l’integrazione con Oracle, Vmware e Nutanix. Per quanto riguarda i servizi dell’azienda di Redwood, la notizia è che Ontap è supportato nativamente sulla Oracle Cloud Infrastructure. “Oggi siamo sul mercato l'unico vendor che può vantare partnership così estese e che ha una soluzione integrata per tutti gli hyperscaler”, ha sottolineato Patano. Nel mondo della virtualizzazione, invece, l’annuncio si chiama Protect Vwmare ed è frutto della recente acquisizione di JetStream: si tratta di una tecnologia per il disaster recovery e per la migrazione di ambienti Vmware su storage in cloud. Come il nome suggerisce, la soluzione protegge gli ambienti Vmware in esecuzione su quasi qualsiasi tipo di storage e consente di ripristinarli su servizi cloud come Azure NetApp Files.
Tra le novità c’è anche l’espansione dell’integrazione con Nutanix Cloud Infrastructure, ora in disponibilità generale. I medesimi servizi dati di Ontap funzionano ora allo stesso modo in ambienti virtualizzati con Nutanix o Vmware o in container, con lo stesso livello di protezione e di efficienza. Un aspetto che Patano ha definito importante, perché una parte di aziende (specialmente Pmi) attualmente sta valutando soluzioni di infrastruttura alternative a Vmware.
Nel campo della cyber resilienza, la novità riguarda l’integrazione tra la piattaforma NetApp e il software di Commvault. Un’integrazione storica, che ora diventa più profonda e consente di collegare la NetApp Platform ai flussi di lavoro di orchestrazione del ripristino di Commvault. In particolare, i segnali della protezione ransomware di OnTap si collegano ai workflow di recovery di Commvault. Uno dei vantaggi è la possibilità di recuperare dalla console di Commvault copie di NetApp Snapshot, Snapmirror, Snaplock e SnapRestore: è possibile ripristinare i soli dati puliti e verificati, tramite punti di recovery validati e copie immutabili.
Davide Marini, country manager di NetApp Italia
Un mercato in crescita
“Il mercato italiano per NetApp sta andando molto bene”, ha testimoniato il country manager, Davide Marini. “Abbiamo chiuso il fiscal year 2026 con risultati molto positivi e da sei trimestri consecutivi l'italia continua a crescere a un tasso superiore a quello del mercato dello storage”. Marini non ha nascosto le difficoltà che oggi attraversano la supply chain dei componenti, i rialzi di costi e i ritardi nelle forniture. “Confrontandoci con i fornitori, l'idea è che fino al 2028 non ci saranno segni di miglioramento”, ha raccontato. “Oggi è successo qualcosa a monte dei vendor, qualcosa di enorme, e quindi non ci sono più le leve per tamponare le conseguenze a livello economico e di impatto sul business del cliente”.
NetApp, in realtà “tampona” piuttosto bene, o meglio fa leva su diverse strategie (di vendita e tecnologiche) per ammortizzare l’impatto dei ritardi di fornitura per i clienti. Come spiegato da Marino, si cerca di fare previsioni accurate sui tempi della supply chain, e di riflesso garantire dei tempi di consegna certi. Inoltre si lavora insieme ai clienti per valutare la riconversione di macchine già in uso, da destinare ad attività che non richiedono uno storage dalle prestazioni particolarmente elevate.
“Clienti che usano la tecnologia NetApp da tanti anni hanno una flessibilità maggiore rispetto a chi si appoggia ad altri vendor”, ha osservato Marini. “In grandi e complesse organizzazioni il valore aggiunto di NetApp è che si trova sempre un modo per mettere la tecnologia al servizio di quella che è la priorità del cliente in un dato momento. Ogni nostro nuovo annuncio pone al centro questo elemento: il fatto di non mettere in discussione ciò che è stato fatto, ma di riuscire ad amalgamare tutto per fare in modo che si ottenga controllo nella gestione dei dati e delle infrastrutture”.