27/05/2010 di Redazione

Intel: 1 miliardo di pc nel 2014 a partire dai banchi

La strategia Intel verso il mondo dell'Educazione scolastica è molto chiara: per arrivare ad avere un miliardo di utenti nel 2014 bisogna diffondere 100 milioni di Classmate nelle classi e contribuire a modificare i modi d'insegnare e apprendere

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Nel corso della seconda giornata del World IT Congress abbiamo approfondito le strategie di Intel relative allo sviluppo dell’uso dei computer nelle scuole.
Si tratta di una questione decisamente spinosa.

Per avere una sintesi dei temi affontati ad Amsterdam nella World Congress on Information Technology sulla innovazione, la formazione e l'impatto ambientale, vedi anche Intel al WCIT: innovazione, ambiente e istruzione

Brian Gonzalez di Intel ci ha infatti svelato che anche negli Stati Uniti, come in Italia, chi entra in una classe scolastica trova le stesse cose che si vedevano vent’anni fa. Lavagna in ardesia, gessetti, cancellino e libri. Insomma in un mondo sempre più digitale la scuola rimane un’entità fuori dal tempo.

L’azienda americana ha un duplice interesse nella diffusione dei computer a scuola. Innanzi tutto, l’ambizioso obiettivo di mettere in mano un computer a un miliardo di persone da qui al 2014 comporta la possibilità di vendere un mucchio di componenti. Ricordiamo che la produzione e vendita di chip è e rimane il core business dell’azienda di Santa Clara.

In secondo luogo, una generazione di giovani tecnofili, avvezzi all’uso dei computer, può essere la base per una nuova leva di ingegneri e scienziati, che servono tanto ai dipartimenti di ricerca e sviluppo di Intel e non solo.

Secondo Gonzalez studenti e insegnanti in realtà sarebbero pronti alla rivoluzione digitale nelle classi, ma non basta. Serve un impegno da parte della Pubblica Amministrazione e servono idee concrete.

Intel Classmate PC


La strategia che sostiene i Classmate PC

Intel nel frattempo ha già pronti degli speciali computer portatili. Economici e robusti, ideali per i più giovani, in particolar modo per gli allievi delle scuole primarie.
Intel non costruisce direttamente i Classmate PC, ma ne assegna l’assemblaggio o l’intera produzione a terze parti, favorendo in ogni stato i produttori locali.
In Italia il partner di fiducia è stato Olidata, che ha realizzato il JumPC.
 
I modelli più recenti sono decisamente più interessanti delle prime versioni. Ora sono dei tablet convertibili, con uno schermo sensibile al tocco, che alla bisogna ruota completamente. Le versioni più avanzate, arrivano a costare fino a 500 euro. Non si tratta comunque di prodotti intesi per la vendita al dettaglio, bensì per la distribuzione da parte delle organizzazioni scolastiche a fronte, al massimo, di un contributo simbolico. In Portogallo per esempio, dove Intel partecipa a un programma d’introduzione dei computer nel programma scolastico, le famiglie meno abbienti ottengono il computer gratis. Chi ha un reddito più elevato paga comunque una cifra simbolica, nell’ordine dei 50 euro.

Gli studenti più grandi comunque non saranno certamente attratti da questi computerini.  
Luigi Pessina, responsabile programma World Ahead di Intel, ci ha confermato che la sua azienda ha l’obiettivo di contribuire alla vendita di 100 milioni di computer a studenti o insegnanti entro il 2014 . Solo il 7% di questi però saranno Classmate PC, la restante parte saranno invece notebook o computer standard, comprati in maniera indipendente dagli studenti a prescindere da eventuali programmi di sviluppo dell’informatica patrocinati dai governi.

Interrogato sull’iPad e sulle possibili applicazioni scolastiche del dispositivo di Apple, Pessina ha risposto che per ora non crede che un tale strumento possa essere adottato nel mondo dell’istruzione. Questo perché fondamentalmente l’iPad è un dispositivo di lettura o, per dirla alla maniera del marketing, di “consumo” dei contenuti. Studenti e insegnanti al contrario hanno bisogno di creare contenuti, non solo di fruirne passivamente.

La nuova generazione di Classmate PC hanno schermo sensibile e convertibile




Che cosa ci mettiamo dentro ai Classmate PC

A proposito di contenuti, abbiamo chiesto alle persone di Intel se il computerino per gli studenti, nei loro piani, andrebbe a sostituire i libri scolastici. Come prevedevamo, le risposte sono state molto diplomatiche, probabilmente per non urtare la sensibilità della lobby degli editori di testi scolastici. Mentre in Olanda accade già regolarmente che le scuole chiedano ai professori di creare corsi in forma di contenuti digitali per i propri studenti, da noi si continua a comprare una montagna di libri a ogni anno scolastico.

A nostro modo di vedere, è assurdo pensare che l’evoluzione digitale della scuola si concretizzi solo in un computer da aggiungere alla pila di libri che i nostri figli portano tutti i giorni nei propri pesantissimi zainetti.

Certamente non possiamo neppure ritenere che i ragazzi si devastino la vista stando attaccati a uno schermo da mattina a sera; la mattina durante le ore scolastiche, il pomeriggio per studiare e il resto del tempo mentre giocano ai videogame o guardano la TV.

Lo stesso concetto di insegnamento è da rivoluzionare in vista della pervasività sempre maggiore dell’uso di strumenti collegati a Internet. Oggi più che mai è importante introdurre nuovi strumenti di valutazione del ragionamento puro. Questo perché la nozionistica, ai tempi di Google, è diventata un optional. Perché ricordarsi a memoria dati di avvenimenti e capitali, quando basta un click per scoprirle grazie a Internet?

Il computer dovrebbe essere, si pensa in Intel, uno strumento da usare per brevi periodi, intervallati da momenti di interazione tradizionale con il maestro, scrittura manuale e, perché no, interrogazioni alla lavagna. La rivoluzione non consiste semplicemente nel piazzare un computer su ogni banco, ma nel cambiare radicalmente le metodiche d’insegnamento, che non possono essere le stesse di cent’anni fa.

Piccole dita per un grande futuro



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