01/10/2026 di Valentina Bernocco

AI, anzi superintelligenza: per Trump e Big Tech le regole non servono

I vertici di OpenAI, Anthropic, Google, Meta, Microsoft, Nvidia e xAI sottoscrivono un accordo di autoregolamentazione. Intanto il Pentagono crea un commando dedicato a droni e robot.

(Immagine generata con AI)

(Immagine generata con AI)

Donald Trump e l’élite tecnologica si accordano sull’intelligenza artificiale, anzi sulla “superintelligenza”: basteranno l’etica e la buona volontà a regolarne lo sviluppo. Con un colpo di spugna, l'America porta via anni di dibattito sui rischi dell'AI e rimarca la propria posizione antitetica a quella dell’Europa. L’accordo sulla Super Intelligence firmato alla Casa Bianca dal presidente dai vertici di OpenAI (rappresentata dal presidente Greg Brockman), Anthropic (Dario Amodei), Nvidia (Jensen Huang), Google ( Sundar Pichai), Microsoft (Satya Nadella), Meta (Mark Zuckerberg) e xAI (Elon Musk) è, infatti, un patto volontario per lo sviluppo tecnologico dell’AI. Tra i presenti anche il fondatore di Amazon, Jeff Bezos, e il Ceo di Palantir, Alex Karp, mentre Sam Altman era impegnato a.San Francisco per la conferenza di OpenAI dedicata agli sviluppatori.

L’accordo è molto poco tecnico e molto basato sulle dichiarazioni di intenti, limitandosi a prevedere qualche elemento oggettivo ed escludendo qualsiasi regolamentazione formale calata dall'alto. La responsabilità di uno sviluppo e di un’adozione dell’AI privi di rischi spetta quindi, primariamente, alle società tecnologiche. Queste dovranno prevedere quattro “livelli di autocontrollo”, ovvero procedure di monitoraggio interno, team di supervisione dedicati, valutazioni esterne e un comitato del Cda a cui spetteranno sia l’ultima parola sulle decisioni e sia il compito di verificare che eventuali problemi vengano risolti. 

Tra le altre cose, le società tecnologiche dovranno controllare che i propri modelli AI non accedano a sistemi informatici senza averne il permesso. Dovranno, inoltre, organizzare incontri periodici per definire best practice e standard comuni. In sostanza, OpenAI, Anthropic, Meta, Nvdia, Google, Microsoft e xAi “si terranno d’occhio a vicenda,  ed è così che deve funzionare”, come sintetizzato da Trump, spiegando anche che l’intelligenza artificiale sarà soggetta a una sorta di controllo morale.

In questo tripudio del libero arbitrio, l’assenza di misure coercitive o sanzioni non fa che confermare la posizione già espressa da Trump diverse volte, motivata con la necessità di fronteggiare una concorrenza cinese senza briglie. Recentemente Trump aveva affermato che per supervisionare le evoluzioni dell’AI basti un “presidente forte e smart”, dotato di alto quoziente intellettivo. E rispetto a questo, se non altro, il patto sottoscritto dai vertici della tecnoplutocrazia sembrerebbe un piccolo passo avanti. O così diciamo, sorvolando su alcune contraddizioni. La bocciatura di Trump all’appello di Dario Amodei a “regolare la velocità” dello sviluppo dell’AI non ha impedito al Ceo di Anthropic di mettere una firma.

Ieri è anche stato il giorno del lancio di America.gov, un nuovo portale Web del governo federale americano, basato su AI generativa. Anziché dover navigare tra voci di menu e documenti, è sufficiente porre una domanda per ottenere risposte su temi legati alla cittadinanza, a procedure burocratiche e alle attività delle agenzie governative. Al momento il chatbot si limita a fornire risposte, ma prossimamente sarà possibile usare l'interfaccia conversazionale per richiedere il passaporto o l'invio di documenti via posta, per compilare moduli, per seguire l’iter di una pratica e altro ancora.

Immagine tratta da: https://america.gov/

Immagine tratta da: https://america.gov/

Riscrivere la narrazione con la Super Intelligence

Condito di patriottismo e retorica, Trump ha anche emesso un ordine esecutivo in cui si chiede di usare l'espressione Super Intelligence, anziché Artificial Intelligence, in tutti i documenti ufficiali, negli atti pubblici, in report, siti Web e altre documentazioni del governo e delle agenzie federali. Il cambiamento è necessario perché, si legge, “le capacità degli attuali sistemi di frontiera vanno ben oltre la semplice imitazione o automazione di singoli aspetti dell'intelligenza umana”, permettendo un’amplificazione dell’ingegno, del sapere e della creatività. La nuova espressione, dunque, “meglio cattura la promessa, il potenziale e le capacità in rapida evoluzione di queste tecnologie”. Il cambio di terminologia sarà formalizzato entro 60 giorni, una volta chiuse le consultazioni tra l’attuale Assistant to the President for Science and Technology, Michael Kratsios, e le varie agenzie federali.

Il tycoon repubblicano aveva già sfoderato il concetto di Super Intelligence nel suo discorso all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, il 22 settembre. La Casa Bianca si è praticamente impossessata dell’espressione già usata da Mark Zuckerberg (in forma appena diversa, superintelligence, in un’unica parola) in relazione al metaverso e poi diventata il nome del laboratorio di ricerca della società di Meta. Retorica, necessità linguistica o un modo per rivendicare la superiorità tecnologica statunitense rispetto alla Cina e all’Europa? Ci limitiamo a notare che riscrivere il lessico è un modo per riscrivere la realtà (passata, presente e futura), come con la neolingua del Grande Fratello di orwelliana memoria.

Nuove strategie in tempo di guerra

In tema di AI, altra notizia giunta da oltreoceano è quella della creazione di una nuova unità all’interno del Pentagono, dedicata a tecnologie militari autonome come droni e robot. L’Autonomous Warfare Command, annunciato dal segretario alla Difesa, Pete Hegseth, si occuperà di costruire e fornire sistemi di questo tipo a tutte le forze armate statunitensi.

L’America prosegue in questa direzione anche con il coinvolgimento di Elon Musk, recentemente tornato nell’orbita delle simpatie di Donald Trump. Il Segretario alla Guerra degli Stati Uniti, con un memorandum d’intesa, ha lanciato un’iniziativa chiamata Project Meridian e tesa a individuare e sperimentare nuove armi e tecnologie a uso militare.

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