17/07/2026 di redazione

Italia al bivio sull’Agentic AI: molte attese ma criticità da affrontare

Secondo uno studio di Sap, quest’anno le nostre aziende spenderanno 18,4 milioni di dollari in intelligenza artificiale. Governance, qualità dei dati e competenze sono spine nel fianco.

(Immagine generata da AI)

(Immagine generata da AI)

L’adozione dell’intelligenza artificiale in Italia, e in particolare tra le nostre aziende, va verso la maturità. Ma non ci è ancora arrivata pienamente: gli investimenti e le aspettative crescono, però al momento prevalgono ancora approcci “frammentari”, anziché strategie di adozione sistemica, e le criticità abbondano. Questo il quadro emerso da un nuovo studio internazionale di Sap e Oxford Economics, “The Sap Value of AI 2026”, che ha coinvolto 2.300 dirigenti aziendali di 13 Paesi, tra cui 200 in Italia.

Lo studio quantifica in 18,4 milioni di dollari la spesa in AI delle aziende italiane prevista per il 2026, un valore inferiore alla media nazionale dei 13 Paesi, che è di 28 milioni. Gli investimenti in AI delle nostre aziende sono però destinati a crescere del 45% nei prossimi due anni.

Tuttavia l’aspetto più significativo non è, forse, questo, anche perché la spesa in intelligenza artificiale è influenzata non solo dalla propensione a investire ma anche dall’inflazione, dal tariffario dei servizi e dai costi dell’energia. Più significativa è la crescita delle attese di ritorno sull’investimento: su quanto speso in AI le aziende italiane si aspettano per quest’anno un ROI del 20% (pari a 4,9 milioni di dollari), percentuale che dovrebbe però arrivare al 38% entro due anni. Già oggi c’è un certo ottimismo sull’utilità di investire, perché il 73% degli intervistati italiani si è detto soddisfatto del ROI attuale dell'intelligenza artificiale in uso.

I punti dolenti: frammentazione e qualità degli output

In uno scenario di crescita degli investimenti e di discreto ottimismo, non mancano le criticità. A partire dalla sensazione di usare l’AI ancora troppo poco e male: per oltre la metà degli intervistati italiani il potenziale dell’AI nella propria azienda non è ancora pienamente sfruttato. In base allo studio di Sap, oggi l’AI supporta, in media, il 26% delle attività di un'azienda italiana (per arrivare al 44% entro i prossimi due anni), ma nel 36% delle imprese prevalgono gli “approcci frammentati”.

La mancanza di controllo e visibilità sulla tecnologia utilizzata è un altro problema: nel 67% delle aziende vengono usati, almeno occasionalmente, servizi e strumenti di AI non ammessi esplicitamente dalle policy del dipartimento IT. E la shadow AI espone le aziende a rischi che spaziano dalle fughe di dati alla scarsa accuratezza degli output su cui si fa affidamento.

Nello studio di Sap torna un altro tema molto discusso nei report sull’AI, ovvero quello delle competenze: ben l’80% degli intervistati italiani non è convinto che le iniziative di aggiornamento professionale intraprese dalla propria azienda tengano il passo con l'evoluzione degli strumenti di intelligenza artificiale. Quanto alle professionalità, solo il 45% delle aziende italiane ha in organigramma un responsabile dedicato all'AI e alla sua adozione; solo il 35% ha una persona incaricata di definire i KPI per l'intelligenza artificiale a livello manageriale.

La sfida principale è però, forse, un’altra: la qualità dei dati. Il 67% degli intervistati italiani pensa che la propria azienda sia “pronta per l’AI” dal punto di vista dei dati, ma il 74% segnala problemi legati alla scarsa qualità delle informazioni disponibili. Non stupisce, allora, che il 77% delle aziende abbia a che fare con rilavorazioni, ritardi o lavoro arretrato, proprio a causa della scarsa qualità degli output dell’AI.

“Nell’ultimo anno l’Italia è passata dalla fase di sperimentazione dell’AI a quella operativa, e questo sta iniziando a dare risultati concreti”, ha detto Carla Masperi, amministratore delegato di Sap Italia. “Ma c’è ancora molta strada da fare. Un’AI priva di contesto, che si tratti di processi, dati o governance, nella migliore delle ipotesi genera attività senza risultati, nella peggiore crea nuovi rischi”. Nella visione di Sap, per ottenere valore dall’intelligenza artificiale il prossimo passo da compiere sarà integrare dati, processi e tecnologie. Inoltre bisognerà affrontare i potenziali rischi e definire una chiara governance dell’AI in azienda. 

<a href="https://www.magnific.com/free-ai-image/ai-data-analysis-team_417567653.htm">Image by magnific</a>

Agentic AI tra aspettative e immaturità

Sulla tecnologia del momento, l’Agentic AI, c’è curiosità e attesa ma in Italia sono pochissimi, appena l’1%, gli ottimisti convinti che la propria azienda sia pronta per l’adozione. Forse è questione di tempo, perché il 75% pensa che gli agenti AI abbiano un certo potenziale (da “moderato”, “elevato” o “molto elevato”) come tecnologie che trasformeranno l’azienda. Sap stima che il ritorno sull’investimento dell’Agentic AI in Italia sarà di 13,7 milioni di dollari da qui al 2028.

Nell’adozione degli agenti AI il tema della governance è cruciale. Al momento, il 40% delle aziende italiane non dispone di processi che prevedono l’intervento umano (il cosiddetto human-in-the-loop) per supervisionare i flussi di lavoro agentici. Il 25% non ha sistemi di controllo e autorizzazione degli accessi per gli agenti AI (altro problema spinoso, emerso da diversi report di cybersicurezza) e il 52% non ha un inventario aggiornato degli agenti AI in uso. 

“Generare valore reale dall’AI non sarà semplice, perché richiede un approccio completamente nuovo”, ha osservato Masperi. “Le imprese italiane, grandi e piccole, dovranno connettere l'AI ai dati e ai processi che alimentano il loro business, garantendo al contempo che abbia il contesto e la governance necessari per guidare risultati affidabili. Questo è ciò che definiamo Autonomous Enterprise. Non si tratta di una trasformazione puramente tecnologica, ma è soprattutto umana. Il vero valore si realizza solo quando agenti, processi e persone lavorano in sinergia”.

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