La cybersicurezza è il primo cruccio dei Ceo, ancor più dei problemi dell’economia globale, dell’instabilità politica e degli obblighi di compliance alle nuove normative. Per i 1.400 amministratori delegati coinvolti nello studio “Global Ceo Outlook 2026” di Kpmg, sono questi quattro i principali rischi che compromettono la crescita aziendale nel medio periodo, a tre anni. Di qualche punto percentuale, cybersecurity e sicurezza dei dati sono risultati la paura più diffusa, citata dal 31% dei Ceo, a cui seguono nell’ordine l’incertezza economica globale, al 28%, e a parimerito l’instabilità politica e la pressione normativa, al 26%.
Il quadro emerso dall’annuale survey non è diversissimo da quello della precedente edizione, in cui l’incertezza economica risultava la principale minaccia percepita. Più significativo è il confronto con l’edizione del 2023, in cui alla domanda su quali fossero i principali rischi per la crescita a tre anni la cybersecurity si posizionava solo all’ottavo posto (in testa c’erano geopolitica e instabilità politica, mentre la compliance era al quinto posto).
Tornando al presente, l’attenzione al tema cyber si riflette sulle scelte di investimento: il 45% dei Ceo prevede di aumentare le risorse dedicate a sicurezza e resilienza digitale. Per il 36% aumenteranno anche le risorse destinate alle attività di compliance normativa e reporting. Per quanto riguarda la spesa in innovazione, la spinta dell’intelligenza artificiale non è affatto esaurita: il 79% indica questa tecnologia tra le priorità d’investimento per la propria azienda, dato in notevole crescita (di otto punti percentuali) sulla scorsa edizione dell’indagine.
La fiducia dei Ceo nell’economia globale è scesa al 65% (tre punti in meno rispetto alla precedente edizione) ed è il dato più basso raccolto da Kpmg dal 2021. Tuttavia la fiducia nelle prospettive di crescita della propria azienda è salita: l’84% (contro il 79% della scorsa edizione) è ottimista sull’incremento dei ricavi a tre anni, mentre il 68% prevede una crescita di utili annuale di almeno il 2,5% (versus dato del 61% della precedente edizione).
La spinta a investire sull’AI non sembra corrispondere a una volontà di sostituire l’uomo con la tecnologia, almeno stando alle dichiarazioni. Il 96% dei Ceo italiani prevede di aumentare gli organici da qui a tre anni e l’88% sta assumendo professionisti con competenze in informatica e intelligenza artificiale.
I principali rischi per la crescita a tre anni. Fonte: Kpmg, "Global Ceo Outlook 2026" (elaborazione grafica su dati Kpmg Global CEO Outlook)
Premure e timori sull'AI
In merito all’intelligenza artificiale, nella prospettiva della maggior parte dei Ceo la governance e la regolamentazione hanno un ruolo centrale. L’AI richiede questi elementi ma vale anche la dinamica opposta, per cui l’edozione di questa tecnologia sta spingendo le aziende a riconsiderare il modo in cui controlla i propri dati. Per il 59% dei Ceo, infatti, AI e sovranità dei dati stanno spingendo la propria azienda a rafforzare l’attenzione verso la data governance interna e i relativi controlli. Il 66% teme che la troppo rapida evoluzione delle regole sull’AI possa compromettere il successo dei progetti.