Tim e Sim: la rima non è voluta, ma calza a pennello perché il marchio di Telecom Italia è quello più presente sulle schede telefoniche per smarthphone e più in generale sulle Sim card (anche non “umane”) attive in Italia. Così era, se non altro, nel mese di settembre 2019, stando agli ultimi dati appena pubblicati dall’Agcom. L’osservatorio dell’Autorità per la Garanzia nella Comunicazioni ci dice che le schede Sim attive nel nostro Paese al momento della rilevazione erano 104,1 milioni, circa un milione in più rispetto a quelle conteggiate nel settembre del 2018: un aumento dello 0,5% dovuto “da una parte, alla rapida crescita delle sim M2M (+3,3 milioni di unità), dall’altra alla riduzione di quelle solo voce e voce+dati (-2,7 milioni di unità)”, spiega l’Agcom.

 

Tim si conferma al primo posto in classifica, con una quota di mercato del 30%, seguito però a breve distanza da una Vodafone e da una Wind Tre sostanzialmente affiancate, con market share rispettivi del 28,8% e del 28,1%. Comprensibilmente, il nuovo entrato Iliad è ben lontano, con una quota del 4% comunque degna di nota. Fra l’altro, escludendo le Sim M2M cioè quelle destinate alle applicazioni industriali e Internet of Things, la fetta percentuale di Iliad sale al 5,6%.

 

Cresce il mobile, calano gli accessi su rete fissa

Due dinamiche speculari dipingono un’Italia sempre più legata agli smartphone e sempre meno dipendente dalle linee telefoniche fisse. A fronte di una crescita delle Sim card è tutto sommato contenuta, l’aumento del traffico dati su rete mobile è stato marcato: nell’arco di dodici mesi, si è passati da un volume di 1.884 petabyte veicolati dalle Sim a oltre tremila petabyte. Il grafico sottostante evidenzia la tendenza degli ultimi quattro anni.

 

(Fonte: Agcom, gennaio 2020)

 

 

Di contro, a fine settembre 2019 gli accessi complessivi della rete fissa risultavano ridotti di circa 780mila unità rispetto a settembre 2018. D’altra parte è anche mutata la composizione delle tecnologie usate per connettersi su rete fissa: mentre nell’autunno del 2015 il 90% degli accessi veniva effettuato su infrastrutture in rame, dopo quattro anni la percentuale era più che dimezzata, mentre parallelamente erano cresciuti gli accessi basati su fibra ottica in Fiber-to-the-cabinet (+6,62 milioni di unità), Fiber-to-the-Home (+790mila) e Fwa (+ 610mila). Inoltre, a fine settembre 2019 il peso delle linee broadband in tecnologia xDSL risultava pari al 43%. Per quanto riguarda le utenze di rete fisse, la classifica degli operatori vede saldamente al primo posto Tim (43,3% di market share), seguito da Vodafone (16,3%), Fastweb (15%) e Wind Tre (14,2%).