19/04/2021 di Redazione

E-commerce, boom mondiale (e italiano) ma i negozi sopravviveranno

Nel mondo, secondo Salesforce, a inizio 2021 il commercio elettronico è cresciuto del 58% anno su anno. Intanto i punti vendita si trasformano con robot e self-scanning.

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Che l’e-commerce avesse fatto il botto nell’ultimo anno lo si sapeva. La pandemia di covid-19 e i conseguenti lockdown hanno cambiato le abitudini d’acquisto di centinaia di milioni di persone, molte delle quali si sono avvicinate per la prima volta a siti Web per lo shopping, carrelli virtuali e pagamenti digitali. Quello che stupisce è scoprire che in Italia la crescita è stata ben superiore alla media mondiale. L’ultimo “ Shopping Index” trimestrale di Salesforce, relativo ai mesi di gennaio, febbraio e marzo 2021, mostra che nel nostro Paese gli acquisti in e-commerce sono aumentati anno su anno del 78%, a fronte di una media mondiale del 58%.

Le percentuali indicano l’incremento a valore, cioè l’incremento del giro d’affari degli operatori di e-commerce di ciascuna nazione. Nel trimestre, l’andamento più al rialzo spetta agli articoli sportivi (101%), agli elettrodomestici (96%) e alle borse di lusso (95%).

Con il 78% di crescita del commercio digitale l’Italia è al quarto posto dopo Canada, Olanda e Regno Unito. L’impressionante confronto anno su anno è in parte dovuto al fatto che a gennaio e febbraio del 2020, salvo in Asia, ancora non si parlava di epidemia e le attività commerciali erano aperte. Le discrepanze nazionali su tempi e modalità dei lockdown potrebbero aver influenzato anche le percentuale di crescita dei diversi Paesi. In ogni caso, al netto di queste considerazioni, è sotto gli occhi di tutti che l’e-commerce sia uno dei grandi protagonisti della “nuova normalità” in cui troviamo a vivere.

 

(Fonte: Salesforce, “Shopping Index”, aprile 2021)

 

La digitalizzazione di negozi e magazzini

“Mentre i retailer e i consumatori si spostano online per reazione alla pandemia”, scrive Salesforce, “i dati del primo trimestre indicano che queste abitudini si formatesi nel corso del 2020 e delle festività sono destinate a durare. Mentre in Paesi come gli Stati Uniti le riaperture sono cominciate, i retailer e le aziende dovranno ripensare al ruolo dei negozi e a come possano fungere da componente critica dell’esperienza d’acquisto digitale”. In fondo, dovrà valere ancora quella stessa logica di omnicanalità su cui da anni si insiste nel marketing, nelle vendite e nei canali di comunicazione delle aziende più innovative. 

I negozi, insomma, non perdono d'importanza, ma devono diventare un tassello del mosaico, coerente con gli altri elementi. Vero è che l’e-commerce è ora molto più radicato nelle abitudini quotidiane dell’utente medio, ma d’altra parte la voglia di contatti umani e di esperienze autentiche nei prossimi mesi potrebbe fungere da trampolino di (ri)lancio per i canali di vendita tradizionali. 

Gli operatori del commercio, così come quelli della Gdo, dovranno però adeguarsi al nuovo scenario e placare le paure legate al covid-19. Alcuni già lo stanno facendo: una ricerca di RetailWire e Brain Corp, “Robots in Retail: Examining the Autonomous Opportunity”, evidenzia come la pandemia abbia accelerato nel settore retail l’adozione di robot e altri sistemi di automazione, sia nei negozi sia nei magazzini. Queste tecnologie non sono una novità, ma sono cresciute di molto quelle specificamente rivolte alle preoccupazioni sanitarie e igieniche: robot che eseguono pulizie approfondite dei locali, sistemi per il self-scanning che riducono al minimo la manipolazione delle merci da parte degli addetti. 

Il 72% degli operatori retail crede le aspettative dei consumatori in merito alla pulizia dei negozi resteranno elevate anche una volta superata l’emergenza sanitaria, mentre il 73% pensa che la pandemia abbia reso più necessario l’uso dei robot nei magazzini e nei centri di smistamento. Poco meno della metà delle aziende, il 47%, ritiene che avvierà un progetto di automazione robotica all’interno dei negozi nel breve periodo, entro un anno e mezzo dalla realizzazione dell’intervista.

 

 

L’e-commerce colonizza anche il B2B

Tornando all’e-commerce, il suo futuro radioso riguarda anche il mondo della compravendita B2B. Una ricerca di Gartner pubblicata a fine 2020 (“Future of Sales 2025: Deliver the Digital Options B2B Buyers Demand”) prevede che nel 2025 ben l’80% delle interazioni tra aziende fornitrici e acquirenti si svolgerà attraverso canali digitali, specie a causa di una maggiore presenza di Millennials nelle imprese. L’esperienza personale delle generazioni più giovani, abituate a siti di e-commerce e applicazioni per lo shopping, influenzerà anche le scelte compiute in ambito lavorativo. 

Sempre a detta di Gartner, attualmente il 44% dei Millennials preferisce fare shopping senza interagire personalmente con alcun addetto alle vendite, forse perché il tempo è il bene più prezioso e con il digitale si evitano convenevoli e attese. Produttori, commercianti all’ingrosso, rivenditori e altri soggetti che operano nel B2B dovranno quindi attrezzarsi, se ancora non l’hanno fatto, per poter vendere online e per relazionarsi con i clienti sfruttando bene i canali digitali.

 

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