Gli attacchi informatici sono la più grande paura delle aziende, ancor prima dell'introduzione delle attività e prima  anche delle  catastrofi naturali.  sono questi, nell'ordine,  i pericoli più temuti dalle organizzazioni del mondo nel 2022, stando  all'ultima edizione dell'annuale sondaggio di Allianz. Basato sulle opinioni di 2.650  amministratori delegati, risk manager, broker ed esperti assicurativi provenienti da 89 Paesi,  In quest'ultima edizione  il report (“Allianz Global Corporate & Specialty”) vede scivolare al quarto posto la pandemia  di covid, che era seconda l'anno scorso nella classifica delle principali paure. 

 

Ora, infatti,  nel mondo le aziende sono più pronte ad affrontare i disagi e i rischi del coronavirus, tra misure di distanziamento sociale e possibilità  di smart working. La maggior parte degli intervistati, l’80%, pensa di essere adeguatamente preparato per una futura situazione emergenziale. Le aziende non si sentono, invece, più preparate a difendersi da ransomware, furto dati, DDoS  e altre tipologie di attacchi informatici, che come sappiamo sono in continua crescita numerica e di pericolosità. 

 

I rischi informatici si posizionano in cima all’Allianz Risk Barometer essendo stati citati dal 44% degli intervistati, mentre l'interruzione di attività è stata nominata dal 42% (al terzo posto le catastrofi naturali con il 25% di citazioni, mentre il cambiamento climatico è al sesto posto, con il 17%). Le percentuali si sfiorano e i due temi, non a caso, sono collegati l’uno all’altro.

 

“L’interruzione di attività rimarrà probabilmente il tema di fondo nel 2022”, ha commentato il Ceo di Allianz Global Corporate & Specialty (Agcs), Joachim Mueller. “Per la maggior parte delle aziende la paura più grande è quella di non essere in grado di realizzare i prodotti o fornire i servizi. Il 2021 ha visto livelli di interruzione senza precedenti, causati da vari fattori scatenanti, e quest'anno si prevede solo un graduale miglioramento della situazione. Cyberattacchi rovinosi, l'impatto sulla supply chain di eventi meteorologici estremi legati al cambiamento climatico, così come i problemi legati alla produzione dovuti alle varie ondate pandemiche e i colli di bottiglia che si sono creati nel settore dei trasporti. Costruire la resilienza per reagire alle molteplici cause di interruzione di attività sta diventando sempre più un vantaggio competitivo per le aziende”.

 

 Ed è proprio ransomware, in assoluto, il pericolo più temuto nel 2022: il 57% delle aziende lo ha citato al primo posto. Il fatto non stupisce, considerando la raffica di attacchi dello scorso anno, alcuni dei quali finiti in prima pagina (dal caso della Regione Lazio a quello di Colonial Pipeline, per citare due episodi eclatanti). "Il ransomware”, ha affermato Scott Sayce, global head of cyber di Agcs, “è diventato un grande business per i cybercriminali, che stanno raffinando le loro tattiche, abbattendo le barriere di ingresso con anche solo un semplice investimento da 40 dollari e poca conoscenza tecnologica. La commercializzazione del crimine informatico rende più facile sfruttare le vulnerabilità su larga scala. Vedremo sempre più attacchi contro le supply chain tecnologiche e le infrastrutture critiche".

 

Il tema degli incidenti informatici ritorna anche al secondo punto, cioè in merito alla paura di interruzioni di attività: sono proprio gli incidenti informatici, per gli intervistati, la prima causa dei periodo di inattività forzata. Al secondo posto i ritardi della logistica e le conseguenti interruzioni che negli ultimi due anni hanno caratterizzato la supply chain di numerosi comparti. “La pandemia ha messo in luce la portata dell'interconnessione delle moderne supply chain e ha dimostrato come più eventi non correlati possano unirsi e creare disagi diffusi”, ha commentato Philip Beblo, property industry lead, technology, media and telecoms di Agcs. “Per la prima volta la resilienza delle supply chain è stata messa alla prova fino al punto di rottura su scala globale”.