Internet ha completato un’altra tappa della propria storia: l’assegnazione degli indirizzi IPv4, corrispondenti alla corrispondenti alla quarta revisione del protocollo Internet, lascia ora campo libero alla tecnologia successiva. Che non è l’IPv5 bensì l’IPv6, dal momento che la quinta revisione è stata usata solo in via sperimentale e mai introdotta al grande pubblico. Il Ripe Ncc (Réseaux Ip Européens network coordination centre), ovvero un registro Internet regionale delegato ad assegnare gli indirizzamenti IPv4 e IPv6 in Europa, Medio Oriente e Asia centrale, da qualche giorno ha fatto sapere di aver esaurito le ultime disponibilità di indirizzi IPv4 /22. E ora? L’IPv6 presenta diversi vantaggi e tuttavia finora non c’è stata una sistematica transizione verso questa tecnologia.

 

Ci parla di quello che accadrà prossimamente Bruno Boucq, senior vice president per l’Europa meridionale di Gtt Communications, operatore di rete specializzato in servizi di cloud networking. L’azienda è reduce dall’acquisizione di Kpn International, divisione di Kpn NV con sede in Olanda, per la quale sono stati pagati 50 milioni di euro.

 

Bruno Boucq, senior vice president per l’Europa meridionale di Gtt Communications

 

È notizia di questi giorni: il Ripe Network Coordination Centre ha esaurito gli indirizzi IPv4 disponibili. Per questo motivo la versione IPv6 - non un semplice aggiornamento di IPv4, ma con una “struttura” nuova e diversa - è stata concepita in modo da assicurare un numero illimitato di indirizzi IP. IPv6 ha poi altri benefici oltre all’eliminazione del vincolo del “numero chiuso” di indirizzi. La nuova versione del protocollo IP infatti semplifica alcune funzioni di rete, come routing e mobilità, e offre superiori opzioni di sicurezza grazie a una migliore progettazione e a modalità meglio calibrate di gestione di IPsec, la componente di sicurezza del protocollo. Dato il numero pressoché illimitato degli indirizzi disponibili, poi, l’IPv6 è più efficiente dell’IPv4 nella gestione del traffico di dati video e semplifica l’indirizzamento interno dei data center a più alte prestazioni.

 

Nonostante tutto ciò, non abbiamo ancora assistito finora a una transizione sistematica e di massa da IPv4 a IPv6 e questo per varie ragioni, tra cui la preoccupazione delle aziende che IPv6 possa essere più lento e meno efficiente di IPv4; l’insufficiente formazione del personale IT sulla nuova versione del protocollo; la necessità di un’analisi completa della rete interna aziendale e dei suoi livelli di sicurezza come pre-requisito per l’implementazione di IPv6. Gli hosting provider ora non potranno fare altro che passare a IPv6, e su Internet coesisteranno siti IPv4 e siti IPv6. Il risultato sarà che gli Isp (Internet Service Provider) che non gestiranno IPv6 non saranno in grado di offrire ai propri clienti l’uso di una parte di internet.

 

Lo scenario insomma è maturo per un’accelerazione della transizione agli indirizzi IPv6, che sono gratuiti. I costruttori di dispositivi IoT (Internet of Things) stanno dotando i loro prodotti di connettività basata su IPv6, perché ciascuno di essi deve avere un indirizzo IP. Inoltre i trend di mercato, compresa la stessa diffusione degli oggetti IoT, stanno tutti favorendo un aumento continuo del traffico IP. Secondo il Cisco Visual Networking Index, nel 2022 il traffico IP sarà maggiore di quello generato nei primi 32 anni di esistenza di Internet. Questo forte aumento di traffico sarà dovuto all’esplosione del traffico M2M (machine-to-machine), cioè delle comunicazioni tra oggetti IoT connessi, che in cinque anni raddoppierà la sua incidenza sul traffico Internet complessivo, dal 3,1% del 2017 al 6,4% atteso nel 2022. Ma anche il traffico generato dalle SD-Wan (le Wan gestite con architetture software-defined) crescerà del 37% medio annuo, e la sua incidenza rispetto al traffico totale IP Wan salirà dal 9% del 2017 al 29% nel 2022, quando genererà 5,3 Exabyte di traffico IP (l’Exabyte equivale a un milione di Terabyte).

 

 

Man mano che l’IPv6 diventerà prevalente nelle imprese grazie all’uso di M2M, oggetti connessi e SD-Wan, la scelta del fornitore di connettività IP diventerà sempre più cruciale. Il numero di operatori sul mercato è davvero ampio, ma solo una piccola frazione di essi è in grado di offrire soluzioni IPv6-IPv4 “dual stack” native, cioè capaci di gestire in parallelo reti e oggetti IPv6 e IPv4. Molti Isp sono consapevoli del problema e dell’urgenza di muoversi. 

 

Si stima che entro il 2022 circa 18,3 miliardi di dispositivi di rete connessi fissi e mobili saranno conformi a IPv6, e il 60% di essi sarà collegato a una rete IPv6, generando circa il 60% del traffico Internet complessivo. Nel 2017 gli oggetti connessi erano soltanto sei miliardi. Da tutto questo si capisce l’importanza di scegliere un operatore Internet con perfetta padronanza di IPv6. Ogni fornitore di connettività IPv4 Tier1 deve avere equivalenti capacità IPv6, il che significa che non può comprare traffico IPv6 da un altro Isp Tier1. Soltanto un operatore con connettività IPv4 Tier1 e IPv6 Tier1, che disponga di un’architettura dual-stack nativa, può offrire ai suoi clienti totale sicurezza e tranquillità nel routing del traffico dei dati delle sue applicazioni.