Può percepire il tocco delicato di una piuma, ma anche un colpo deciso o la stretta di una mano che lo afferra. Il sensore tattile sviluppato, per ora come prototipo, dall’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) è quanto di più simile alla sensibilità naturale della pelle umana finora mai realizzato. Un passo avanti o meglio una nuova frontiera nel mondo dei wearable device, dal momento che questa tecnologia, a detta degli inventori, è facilmente riproducibile su larga scala a basso costo.

DidascaliaIl sensore sviluppato dall'Istituto Italiano di Tecnologia


A chi può servire una “seconda pelle” hi-tech? A chi ha perso la sensibilità di una parte del corpo e anche – perché no – al sedile di un’automobile o al cuscino di un divano, ma le possibilità di impiego sono innumerevoli. D’altra parte la ricerca tecnologica sui sensori tattili esiste da diverso tempo, e tuttavia la novità presentata dall’Iit (e messa a punto nel  Center for Micro-BioRobotics di Pontedera, Pisa, da un gruppo coordinato dalla ricercatrice Lucia Beccai), è degna di nota per due motivi.

Il primo è la facile riproducibilità del prototipo, costruito attraverso un processo di fabbricazione non complesso e con materiali dal costo accessibile: due strati di tessuto conduttivo che racchiudono una pellicola di isolante a base di silicone. Il segreto sta proprio qui, perché la pellicola permette che si formi tra i due strati un sottile cuscinetto d’aria, e quest’ultimo rende il sensore allo stesso tempo molto malleabile e indeformabile. Insomma, lo si può schiacciare e manipolare senza alterarne le caratteristiche fisiche di base.

Il secondo vantaggio sta nell’altissima sensibilità di questo “tessuto intelligente”, che sa percepire e distinguere diversi tipi di tocco e di intensità, dallo sfioramento di una piuma fino a sollecitazioni più forti, come quelle percepite dall’uomo quando afferra un oggetto pesante e sfrutta la sensazione tattile per evitare che gli scivoli di mano. Ulteriore raffinatezza è la capacità di percepire forze provenienti da diverse direzioni, mentre i tempi di risposta (nell’ordine dei millesimi di secondo) sono molto simili ai tempi di elaborazione delle sensazioni tattili in natura, quelli della pelle dell’uomo o delle radici delle piante che esplorano il suolo, per esempio.

Immagine tratta dalla rivista Advance Materials, che dedica un articolo al chip dell'Iit


Le potenziali applicazioni, come si diceva, spaziano dall’automotive alla biomedicina, passando per la domotica.  Una volta prodotto su larga scala, il sensore potrà essere usato per sviluppare interfacce uomo/macchina intelligenti, per rivestire ambienti in cui si vuole ottenere un’interattività più naturale basata sul tatto (in particolare, nei dispositivi “touch” di una casa o di un’auto) oppure come tessuto smart indossabile, capace di leggere parametri vitali come il battito cardiaco, e ancora in applicazioni biomedicali per restituire il senso del tatto su una protesi.