Anche il 2019, come gli ultimi, è stato un anno in cui Google, Facebook e altri colossi del Web hanno fatto discutere molto, nel bene e nel male, per i loro successi economici ma anche per le multe antitrust, le questioni di privacy e le polemiche sulle tasse pagate o non pagate. Di certo il 2019 ha portato fortuna alle grandi piattaforme di online advertising, in testa quella di Mountain View, seguita a ruota da quelle di natura social come YouTube (una delle proprietà di Google), Facebook e Instagram. Lo confermano gli ultimi dati dell’Agcom, che incoronano come vincitrice la società di Mountain View: quest’anno a livello mondiale Google ha derivato dalla pubblicità 37 euro per utente.

Più precisamente, Google ha ottenuto 37 euro di ricavi medi per unità (Average Revenue Per Unit), considerando come “utente” chiunque abbia usufruito di uno o più servizi, tra motore di ricerca, siti Web con annunci pubblicitari, comparazione prezzi, mappe e altro ancora.

Nella classifica stilata da Agcom seguono i due social network più popolari, Facebook e Instagram, con ricavi medi per unità pari rispettivamente a 21 e a 11 euro. Al quarto posto si piazza YouTube, piattaforma sempre più tappezzata di interruzioni, pop-up e link pubblicitari: ha fruttato 10 euro a utente. Lo strapotere dell’online advertising si configura dunque come un duopolio, concentrato nelle mani (e nelle casse) del gruppo Alphabet e della società di Menlo Park.

Gli utenti statunitensi sono quelli più fruttuosi: da ciascuno di loro le attività di search advertising ricavano in media 150 euro all’anno, la pubblicità sui social media trae 90 euro. Gli europei “valgono” circa un terzo rispetto agli utenti Usa, ma almeno 15 volte di più degli internauti e degli iscritti ai social residenti in Paesi in via di sviluppo. La disparità geografica si spiega con il diverso valore dei dati personali e del potere di spesa di chi risiede nell’uno e nell’altro Paese.