04/06/2026 di Valentina Bernocco

L’Europa vara il “pacchetto sovranità” come garanzia sul suo futuro

La Commissione Europea annuncia misure per rafforzare la competitività e ridurre la dipendenza tecnologica dai vendor statunitensi. Dal nuovo Chips Act (2.0) ai "livelli di garanzia" dei fornitori cloud.

Sovranità tecnologica, intelligenza artificiale, servizi cloud e semiconduttori sono indispensabili all’Europa per poter competere non solo sul piano digitale ma nell’economia e negli equilibri politici mondiali. Non è esagerato affermarlo, e il nuovo pacchetto per la Sovranità Tecnologica Europea annunciato dalla Commissione Europea racchiude molte trasformazioni necessarie per la futura competitività dell'Europa, per la sua capacità industriale e autonomia strategica, in un mondo innegabilmente polarizzato tra due grandi potenze tecnologiche (e non solo), Stati Uniti e Cina.

Il “pacchetto” include quattro misure normative e strategiche, strettamente intrecciate fra loro: un nuovo Chips Act 2.0, il Cloud and AI Development Act, una strategia europea per l’open source e una per la digitalizzazione e l’adozione dell’intelligenza artificiale nel settore dell’energia. Prima di entrare in vigore, le proposte dovranno essere discusse dal Parlamento e dal Consiglio dell’Unione Europea. Inoltre verrà avviata una consultazione con gli Stati Membri, con la Banca Europea per gli Investimenti e con altri stakeholder.

Intanto, però, la direzione strategica è tracciata. Per la Commissione Europea la posta in gioco non è solo tecnologica: c’è il ballo il futuro dell’economia, della società, della qualità della vita e della sicurezza dei cittadini. “Non possiamo permetterci di dipendere da altri per tecnologie che mantengono operativi i nostri ospedali, stabili nel nostre reti energetiche e sicuri i nostri servizi”, ha dichiarato la presidente della Commisione Europea, Ursula von der Leyen. “Si tratta di proteggere i nostri cittadini, difendere i nostri interessi e fare le nostre scelte. L’Europa ha il talento, l’eccellenza della ricerca, la base industriale e il Mercato Unico. Insieme, possiamo trasformare queste forze in sovranità tecnologica”.

Il Chips Act 2.0: focus sulla domanda

Il piano sui semiconduttori aggiornato con l’estensione “2.0” prende le mosse dall’originario Chips Act annunciato nel 2022 e adottato l’anno seguente. Qui già erano previste misure di incentivo alla ricerca e allo sviluppo nell’ambito dei semiconduttori, fra cui aiuti statali, oltre ad attività di monitoraggio della supply chain. A detta della Commissione Europea, sono stati raggiunti “esiti significativi” (come si legge nella documentazione del Chips Act 2.0): oltre 52 miliardi di dollari di investimenti pubblici e privati sono serviti a potenziare fabbriche di chips esistenti, e sono stati avviati centri di competenza e piattaforme per il design dei semiconduttori. Sono circa 46mila i posti di lavoro indirettamente creati. Attraverso la European Semiconductor Board, un organismo partecipato da tutti gli Stati membri UE, sono stati definiti meccanismi di coordinamento e gestione delle crisi.

Nonostante i progressi, restano chiari gap di capacità” ancora da affrontare, si legge. Meno del 10% della produzione di chip (a volume) risiede in Europa e questa è una grande occasione di crescita economica persa, considerando che il mercato dei semiconduttori nel 2025 ha sfiorato i 701 miliardi di dollari di valore e quest’anno, si stima, supererà i mille miliardi, per arrivare poi a 1.600 miliardi nel 2030.

Altro problema: persiste unadipendenza strutturale” da Stati Uniti e Cina nella fornitura di chip sotto ai 5 nanometri, inclusi quelli per l’intelligenza artificiale. Questo comporta un “maggior rischio di interruzioni di fornitura, pressioni coercitive e shock sistemici per le industrie europee", da quella automobilistica all’energia, dall’aerospaziale, alla difesa. Nel complesso, i semiconduttori evidenziano “l’urgenza della sfida della sovranità tecnologica europea”.

Il Chips Act 2.0 introduce quindi nuove misure per meglio incentivare le attività di ricerca e sviluppo e la produzione, nella consapevolezza che sia impossibile fare a meno di tecnologie statunitensi e asiatiche in alcuni ambiti, incluse le infrastrutture per l’AI. Si cerca un equilibrio: come si legge nel comunicato ufficiale della Commissione Europea, garantire una fornitura stabile di semiconduttori “è necessario per garantire che le infrastrutture e tecnologie critiche restino sicure, resilienti e allineate ai valori europei”. 

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Due i due pilastri del nuovo pacchetto di misure. Numero uno: incrementarela competitività della catena del valore europea dei semiconduttori per migliorare la sovranità tecnologica e la resilienza”. Per questo obiettivo è necessario accelerare la ricerca e sviluppo, mettere in sicurezza la supply chain e ridurre la dipendenza da Usa e Cina nelle tecnologie all’avanguardia. Secondo punto: migliorare la preparazione di fronte alle crisi di supply chain. Per questo dovranno essere definiti meccanismi per monitorare la catena di fornitura, per identificare le vulnerabilità, per prevedere possibili carenze di offerta e per rispondere alla crisi con azioni coordinate a livello europeo. 

Tra le altre cose, è prevista la creazione di una “piattaforma B2B” per la supply chain dei semiconduttori, in cui le aziende potranno condividere informazioni (di natura non sensibile dal punto di vista commerciale): sarà una sorta di digital twin della catena di fornitura europea.

C’è un aspetto di fondo da sottolineare. Apprendendo dalla lezione del primo Chips Act, che è stato un successo parziale, la Commissione Europea ora vuole focalizzarsi magiormente sulla domanda di semiconduttori e non solo sull’offerta. Due dimensioni che, d’altro canto, si rafforzano a vicenda. Le misure previste per stimolare la domanda sono la creazione di  nuovi data center (e in particolare gigafactory di intelligenza artificiale), innovazioni sul fronte del procurement, finanziamenti e acceleratori.

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Quattro “livelli” per i fornitori cloud

Come per i semiconduttori, anche nel campo dei data center e dei servizi cloud l’Europa ha problemi di capacità e di eccessiva dipendenza da fornitori esteri, e nella fattispecie statunitensi. I tre principali hyperscaler, cioè Aws, Microsoft Azure e Google Cloud, controllano circa il 70% del mercato europeo dei servizi di “nuvola” (e il 66% di quello mondiale), e questo è un primo tema. C’è poi la questione della residenza dei dati, che rappresenta una parte importante (anche se non l’unica) del tema sovranità: i data center collocati in UE non bastano per le necessità di elaborazione, storage, Software as-a-Service e intelligenza artificiale delle aziende e degli utenti europei. Detto diversamente, la capacità dei data center europei non può, da sola, sostenere la trasformazione digitale e l’adozione dell’AI nelle nostre aziende.

Per affrontare questi temi il Cloud and AI Development Act lavora su tre aree: ricerca, sviluppo e innovazione la prima; la capacità del settore data center europeo la seconda; autonomia e sovranità la terza. Per quanto riguarda la ricerca e sviluppo, il piano prevede di supportare i progetti focalizzati su tecnologie cloud e AI di nuova generazione, sulla robotica AI e sull’intelligenza artificiale industriale.

Sui data center l’obiettivo fissato è ambizioso: triplicare la capacità europea di elaborazione dati in cloud entro i prossimi cinque o sette anni, per raggiungere poi il fabbisogno stimato entro il 2035. Verranno individuate delle “zone di accelerazione per i data center”, cioè aree geografiche con adeguate infrastrutture di rete già presenti e con facilità di accesso alle energie rinnovabili. In Italia, tra le “zone di accelerazione” spicca Milano, ma si prevede anche una forte crescita dei progetti di data center in Veneto. Il piano europeo prevede, inoltre, procedure autorizzative semplificate per la costruzione di nuovi data center, dando priorità alle aree già edificate e ai progetti che prevedono l’uso di rinnovabili e sistemi di energia circolare.

Per quanto riguarda il rafforzamento dell’autonomia e della sovranità tecnologica, nel documento vengono definiti quattro “livelli di garanzia” con cui poter valutare i fornitori di servizi cloud e AI. Per essere accreditati in un livello, i fornitori dovranno inoltrare richiesta formale all’autorità nazionale competente, che registrerà il servizio accreditato in un registro centralizzato (gestito dalla Commissione Europea).

Il primo livello è la residenza dei dati, cioè il luogo geografico in cui vengono elaborati e archiviati. Il secondo prevede la capacità dei fornitori cloud e AI di dimostrare l’indipendenza da governi nazionali e la trasparenza della propria supply chain. Il terzo livello riguarda criteri di sicurezza aggiuntivi che possono essere riconosciuti ai fornitori europei adottati per servizi pubblici. Per entrare nel quarto livello, i fornitori dovranno dimostrare di avere pieno controllo e trasparenza sulla propria catena di fornitura del software e di non subire alcuna interferenza da Paesi o governi esteri.

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