Il cloud computing non è soltanto una infrastruttura al servizio dell’intelligenza artificiale. Non è solo una corsa all’espansione, all’acquisto di Gpu, alla costruzione di giganteschi data center popolati da decine di migliaia di server. Oltre a ciò che è sotto ai riflettori, il cloud continua a rappresentare una trasformazione profonda, progressiva e probabilmente irreversibile del modo in cui le aziende utilizzano risorse di calcolo e storage, piattaforme e applicazioni software. Il mercato del cloud non è però una linea retta: oggi assistiamo a dinamiche di virata, a cambiamenti nelle scelte di IaaS e PaaS che gli analisti hanno riassunto nel termine repatriation. Riportare “a casa” i dati non significa necessariamente un ritorno all’on-premise (opzione spesso costosa, macchinosa o del tutto irrealistica) ma può indicare un avvicinamento geografico e il passaggio a un diverso fornitore cloud.
“Abbiamo affrontato per un lungo periodo, dal 2010 a oggi, una lunga fase del cloud: quella dell'adozione”, ha esordito l’amministratore delegato di Netalia, Michele Zunino, incontrando la stampa di settore. “Una fase in cui le aziende hanno capito che l'adozione rappresentava un grande vantaggio in termini finanziari e di velocità di esecuzione. Oggi il cloud è pervasivo: in italia vale circa 10 miliardi di euro quest'anno, secondo le stime del Politecnico di Milano, ed è sicuramente maturo. Ma ciononostante è anche un mercato che cambia su vari fronti, quello tecnologico e quello normativo. Finalmente abbiamo acquisito consapevolezza del fatto che il digitale è alla base della vita comune e ha un impatto economico e strategico, dunque la sua gestione va regolata all'interno di un perimetro di tutela. Ora stiamo affrontando la seconda fase, la repatriation, che per le aziende significa spostare i propri dati all'interno di un perimetro più controllato".
La repatriation non è una moda
Fondata a Genova nel 2010 come cloud provider tutto italiano, Netalia è nata su premesse che poi solo una quindicina di anni dopo sarebbero diventate un tema di attualità (tecnologica e anche politica), ovvero la sovranità digitale. “Alla sua nascita, Netalia è stata pensata come un’azienda che aiutasse ad avere maggior controllo sui dati”, ha raccontato Zunino. “Oggi questo valore è patrimonio condiviso. In quindici anni sono cambiate molte cose, le tecnologie, le persone, i modelli, ma la nostra ragione di esistere resta la stessa. Altri operatori oggi parlano di sovranità, ma siamo gli unici a farlo in modo esclusivo sui servizi cloud”.
Seguendo le leggi del marketing, è accaduto altre volte che i vendor cavalcassero un certo tema con maggiore o minore merito. Così come c’è stato il greenwashing, oggi assistiamo a tentativi di sovereignty washing, a comunicazioni commerciali e descrizioni tecniche infarcite della parola sovranità, declinata in varie accezioni. D’altra parte la sovranità digitale è una direzione di cambiamento reale, anzi strategica non solo per le singole aziende ma anche per il sistema europeo (come dimostrano le recenti misure normative e gli investimenti annunciati dalla Commissione Europea).
Similmente la repatriation– a detta di Zunino – non è solamente una moda ma risponde a diverse necessità reali delle aziende, che oggi si sovrappongono: la sicurezza, la necessità di conformarsi ai dettami di nuove norme come Dora e NIS2, e ancora la ricerca di alternative a Vmware per le fondamenta software delle infrastrutture IT.
La sensibilità al tema non è però uniforme. “Credo gli impatti più significativi li vedremo nei mercati regolamentati e anche nelle aziende più strutturate, dove le scelte tecnologiche non sono legate solo a questioni di costi ma anche alla governance”. Secondo Netalia, gli ambiti più sensibili alla repatriation, al momento, sono energia, utilities, finance, sanità, infrastrutture logistiche e di trasporti, media e chimico-farmaceutico, ma le dinamiche di repatriation ricadono a cascata anche sulle diverse supply chain di questi settori.
Michele Zunino, amministratore delegato di Netalia
La “bolla” dell’infrastruttura
Se sovranità digitale e repatriation non saranno fenomeni effimeri, per l’amministratore delegato di Netalia il giudizio sull’intelligenza artificiale è un po’ differente. “Credo che il tema dei data center oggi sia una grande bufala, pari alla bolla della blue economy del 1995”, ha detto Zunino, fuori dai denti. “Credo che l'AI sia dentro questa bolla, ma questo non significa che non ci sarà un'evoluzione. Esiste però un hype pompato dalla finanza”. Una crescita del settore data center ci sarà, certo, ma non nella misura in cui è stata immaginata, “con un'immaginazione che è stata facile da cavalcare per i mercati finanziari, perché è una forma di real estate”.
Nella “bolla”, quindi, non c’è tanto l’AI come tecnologia in sé (tecnologia che è probabile diverrà sempre più pervasiva e integrata nelle applicazioni) ma la corsa agli investimenti in AI Factory che non rispondono alle esigenze della proverbiale “pancia” del mercato. Zunino ha ammesso che la costruzione di data center di grandi dimensioni e tecnologicamente all’avanguardia per l’Italia possa rappresentare un fattore strategico, anche di difesa. Un fenomeno che ha senso di esistere, al di là delle logiche di mercato, portato avanti da grandi realtà come Eni e Leonardo. Ma dentro alle logiche di mercato la realtà è un’altra.
“Per l'esigenza media del mercato, davvero abbiamo bisogno di tutta questa spinta?”, ha proseguito l’AD di Netalia. “Io non credo sia così, e lo dico entrano in contatto con aziende che hanno ancora tecnologie molto vecchie, per cui il cloud è ancora un ‘lift and shift”. Aziende che non hanno fatto politiche di cloudificazione, se mi passate il termine. Credo che oggi si debba lavorare soprattutto su questo, sulla modernizzazione delle architetture, più che sulla potenza di calcolo”.
Una crescita su più fronti
Sui circa 10 miliardi di euro di valore del mercato italiano del cloud infrastrutturale e di piattaforma (IaaS e PaaS), Netalia ha l’ambizione di poter intercettare circa il 10%, e lo potrà fare puntando alle aziende più sensibili al tema della sovranità. Si tratta di realtà per lo più di grande dimensione e complessità, dove esistono una buona cultura digitale e capacità di valutazione del rischio.
Sul totale del mercato italiano di IaaS e PaaS, quanto Netalia crede di poter intercettare? “Pensiamo di poter spostare circa un miliardo di euro”, ha detto Zunino. “Il punto da capire è quanto di questo miliardo sarà spostato su architetture cloud sovrane e quanto sull’on-premise. Io mi auguro che la consapevolezza sul cloud sia ormai stata recepita e che le aziende, nel guardare alla repatriation, guardino a un cambiamento di soggetto e non del modello cloud”.
Il realismo con cui si esprime l’amministratore delegato di Netalia non è un’assenza di ambizione, anzi. Il nuovo piano industriale prevede di raggiungere entro cinque anni (con la sola crescita organica) un fatturato annuo di 50 milioni di euro e di arrivare a contare oltre 200 dipendenti. Anche la rete di data center di proprietà dovrà allargarsi, così da migliorare la copertura territoriale e proporre un cloud di prossimità. “L'obiettivo è di arrivare a essere presenti in un maggior numero di regioni e anche di costruire delle cloud region multi-zona, con un livello di affidabilità superiore”, ha detto Zunino. Per i futuri data center si pensa anche al brownfield e riutilizzo di strutture già esistenti, nel rispetto di principi di efficienza, sostenibilità e sicurezza.
A proposito di sicurezza, cyber in questo caso, Netalia ha già conseguito la certificazione Acn di secondo livello (QC2), ma sta lavorando per salire al grado superiore (QC3). A tutto ciò si somma il percorso di evoluzione societaria avviato con un primo aumento di capitale, già completato, e con la trasformazione in Spa. Un secondo aumento di capitale, aperto a investitori esterni, si concluderà nei prossimi mesi. Il traguardo finale sarà la quotazione in Borsa. “Sarà un elemento di tutela per i soggetti che useranno i nostri servizi, un po’ sul modello della public company americana, con azionariato diffuso”, ha specificato Zunino.