26/08/2026 di Valentina Bernocco

Meta in retromarcia sul piano di licenziamenti: l'AI non può fare tutto

Nuovi retroscena sull’operazione (fallita?) che puntava a ridurre più o meno drasticamente la forza lavoro dell'azienda di Mark Zuckerberg.

L’ultima notizia riguardante Meta dimostra che l’intelligenza artificiale non è onnipotente e non è la panacea di tutti i mali per un’azienda, e questo vale per aziende di ogni genere e dimensione, anche per chi l'AI la sviluppa, la vende e la usa massicciamente al proprio interno. Reuters ha svelato un po’ di retroscena sul fallito piano di riduzione dell’organico di Meta, a giorni dall’avvio, in California, del processo che vede la società accusata di non aver tutelato gli interessi e la sicurezza dei giovanissimi su Facebook e Instagram. Ben 29 Stati federali (in questo primo processo ne sono coinvolti quattro, California, Colorado, Kentucky e New Jersey) accusano Meta di non aver impedito l’accesso ai minori di 13 anni, di aver raccolti i loro dati senza consenso e di aver progettato i servizi in modo da generare dipendenza e scrolling compulsivo.

La notizia di oggi è di minore portata in confronto, ma è sicuramente degna di attenzione. Lo scorso marzo Reuters aveva svelato indiscrezioni su un piano di licenziamenti che avrebbe portato a ridurre l’organico del 10% (cioè di circa ottomila “teste”) in una prima fase da avviare a maggio, per poi procedere con ulteriori tagli nella seconda parte dell’anno. L’intento era quello di poter fare altrettanto bene, o meglio, sfruttando le automazioni dell’intelligenza artificiale e sfoltendo, di conseguenza, i diversi team aziendali. I numeri avrebbero potuto cambiare in corso d’opera, in base allo sviluppo delle capacità dell’intelligenza artificiale osservate dai manager di Meta. 

Per quanto drastiche, operazioni di “ottimizzazione” di questo tipo non sono più l’eccezione tra le Big Tech, che negli ultimi anni hanno finanziato colossali investimenti in intelligenza artificiale anche con un taglio del costo del lavoro, derivato non da migliaia ma da decine di migliaia di licenziamenti. Un caso recente è quello di Amazon, che negli ultimi mesi ha lasciato a casa circa 30mila dipendenti corporate.

E veniamo al presente, tra nuovi dettagli emersi ed evoluzioni inaspettate. Stando alle nuove indiscrezioni di Reuters, il piano di Mark Zuckerberg di sostituire i dipendenti con l’AI sarebbe imploso. Delineato già all’inizio dell’anno dal Ceo e dai suoi diretti collaboratori e battezzato “Project OT” (acronimo di “Organization Transformation”), il piano prevedeva di affidare all’intelligenza artificiale grandi volumi di attività di routine, ma anche il compito di supervisionare team di lavoro di piccole dimensioni.

Sempre a detta delle fonti confidenziali, l’azienda avrebbe condotto test di pianificazione per scenari i per capire gli effetti di un massiccio uso dell’AI, in termini di produttività e qualità del lavoro. Uno degli scenari testati prevedeva addirittura un taglio di organico del 60%. Per la riduzione del personale Meta avrebbe agito su più fronti, sia sospendendo le nuove assunzioni sia lasciando a casa i collaboratori meno performanti.

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Le cose, però, sono andate diversamente. A maggio la società ha comunicato il licenziamento al 10% dei propri dipendenti, ma avrebbe poi deciso, secondo le fonti, di non procedere con la seconda ondata di tagli. I motivi? Innanzitutto, per via delle proteste scaturite in seguito all’annuncio e per il netto calo del sentiment positivo dei dipendenti (nell’indagine interna di metà anno, sceso al 55%), ma anche alla luce dei risultati dei test. In pratica, gli agenti AI sperimentati avrebbero deluso le aspettative in termini di produttività guadagnata.

“In base a numerosi documenti interni, post e registrazioni esaminati da Reuters, nonché di conversazioni con oltre venti persone a conoscenza delle dinamiche interne di Meta, l'inchiesta rivela come il colosso dei social media abbia tentato di porsi all'avanguardia di una trasformazione dell'ambiente di lavoro guidata dall'intelligenza artificiale, per poi incontrare difficoltà nella fase di attuazione”, scrive l’agenzia di stampa. 

L’azienda di Menlo Park ha formalmente risposto, ridimensionando l’idea di un fallimento di strategia: “Quest’anno, nell’ambito della nostra ristrutturazione aziendale, abbiamo chiesto ad alcuni team di svolgere esercizi di pianificazione per scenari, per capire il potenziale impatto di ricollocamenti, chiusure di posizioni vacanti e tagli. Alla fine ciò ha portato a trasferire migliaia di dipendenti su attività prioritarie all'interno di diversi team appena costituiti, come reso noto pubblicamente. In definitiva, non abbiamo dato seguito a tutti gli scenari emersi da tale iniziativa, né si è mai ipotizzato che lo avremmo fatto”.

Se questa è la narrazione essenziale dei fatti, ufficiali e ufficiosi, Reuters ha pubblicato una serie di altri dettagli e aneddoti del dietro le quinte di Project OT. Uno è particolarmente interessante: Meta avrebbe sviluppato uno strumento per uso interno, destinato alle risorse umane e capace di identificare i “talenti insostituibili”. Persone che poi, grazie anche ai tagli sui costi del lavoro ottenuti con i licenziamenti, avrebbero ricevuto offerte allettanti e aumenti di stipendio, così da restare più saldamente legate all’azienda.

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