Lo scenario che avremo davanti il prossimo anno sarà quello di una lotta continua fra Intel e ARM, i due principali contendenti per la dotazione di chip nel cuore di tablet e server. Per le tavolette, la società inglese ha quasi il monopolio e per il gigatne del silicio californiano c'è la ncessità di rincorrere con nuovi processori ad hoc realizzati però con ampio ritardo rispetto alla concorrenza.
Sul fronte server la situazione è opposta: ARM si sta attrezzando per offrire soluzioni più interessanti per i produttori (Hewlett Packard guida la fila), mentre Intel non deve perdere il passo per non lasciare margini di crescita a quella che per ora è un competitor quasi invisibile, ma (almeno sulla carta) molto pericoloso.
Per difendere il proprio primato (il 95% dei server in circolazione hanno il bollino "Intel inside"), l'azienda di Santa Clara potrebbe realizzare presto dei processori Atom a otto core, per ora noti con il nome in codice Avadon o Abadon.
Secondo indiscrezioni non confermate questi processori saranno basati su un cervello Atom Silvermont e potrebbero offrire una velocità di clock superiore del 20-25% rispetto a quella degli attuali chip in dotazione a netbook, ultrabook e tablet. Uno dei pregi di Silvermont è nella tecnologia di processo produttivo a 22 nanometri con transistor tri-gate. Il rovescio della medaglia è che non saranno disponibili fino alla fine del 2013.
Calexda
Silvermont sembra un prodotto fatto apposta per fare concorrenza ad ARM e ai suoi processori per server basati sul Project Denver di Nvidia, prodotti che dovrebbero esordire in concomitanza con la soluzione Intel. La scorsa settimana, intanto, Calexda ha annunciato ufficialmente il SoC ARM EnergyCore per i server cloud.
Anche se si potrebbe confondere con i chip che sono al momento installati negli smartphone, Calxeda è in buona sostanza un sistema server completo e racchiuso in un solo chip, fatta eccezione per la memoria e i dischi fissi. Quattro infatti i SoC EnergyCore installati su un singolo modulo, soprannominato EnergyCard, che è anche la reference board.
La EnergyCard ospita anche quattro slot DIMM e quattro porte SATA. Sfruttando un integratore di sistemi multipli sarebbe possibile costruire un rack con le unità collegate tramite Ethernet in un sistema scalabile di prestazioni elevate. Il SoC EnergyCore di Calxeda è fabbricato intorno a quattro core ARM Cortex A9 alla frequenza di 1.1 o 1.4 GHz. I quattro core condividono una cache di secondo livello di 4 MB, un gruppo di controller di memoria e blocchi I/O.
L'architettura di Calexda
Sembra inoltre che Calexda abbia già definito gli accordi con HP per la produzione di server basati sui suoi SoC. A riferirlo sono stati sia Bloomberg sia il Wall Street Journal, che basandosi sulle solite voci di corridoio bene informate hanno riferito che la casa di Palo Alto diventerà il primo grande produttore OEM ad adottare processori basati su architettura ARM per alcuni dei suoi server.
Sicuramente questa mossa aumenterà ancora di più l'attrito fra Intel, storico fornitore di CPU per i server di HP, e ARM. A sviluppare chip per le macchine che danno vita ai data center ci stanno però pensando in tanti: oltre a Calexda, in lizza ci sono pure Marvell Technologies e Nvidia, che in vista dell'esplosione del cloud computing e della conseguente esigenza di archiviazione remota da parte delle aziende stanno vedendo nei chip per i server un potenziale business senza precedenti.