Presentata al Senato una piattaforma italiana per correlare fonti aperte e segnali provenienti da domini differenti. L’obiettivo è trasformare grandi quantità di dati in consapevolezza situazionale, allarmi precoci e indicazioni utili per la sicurezza nazionale e la continuità operativa delle organizzazioni.
Dalla raccolta dei dati alla capacità di anticipazione
La sicurezza nazionale non può più essere affrontata separando rigidamente geopolitica, cybersecurity, economia e industria. Una crisi internazionale può modificare le rotte commerciali, mettere sotto pressione la disponibilità di materie prime e far crescere i costi energetici. Allo stesso modo, un attacco informatico può interrompere servizi essenziali, rallentare la produzione e produrre conseguenze che vanno ben oltre il perimetro tecnologico.
Una posizione che è ormai alla base di praticamente tutte le valutazioni globali di rischio e che ha trovato un ambito di ampia discussione nell’evento “Open Source Intelligence e Situational Awareness”, organizzato il 23 luglio nella Sala Caduti di Nassirya del Senato su iniziativa della vicepresidente del Senato Licia Ronzulli. L’incontro ha riunito rappresentanti delle istituzioni, della difesa, della sicurezza, del mondo accademico e dell’innovazione tecnologica.
Nel corso dell’appuntamento è stata presentata Gnosphera, piattaforma italiana progettata per organizzare e mettere in relazione informazioni provenienti da ambiti differenti. L’obiettivo è aiutare istituzioni e organizzazioni a passare da una postura prevalentemente reattiva a una maggiore capacità di previsione strategica, riconoscendo i cambiamenti nel quadro di rischio prima che le conseguenze diventino pienamente visibili.
L’OSINT dev’essere usato con giudizio, soprattutto oggi
La quantità di dati accessibili attraverso fonti aperte rappresenta un’opportunità, ma non coincide automaticamente con una migliore conoscenza degli eventi. Il valore dell’Open Source Intelligence, o OSINT, dipende dalla capacità di selezionare, verificare e correlare le informazioni. Una comunicazione ufficiale, un articolo pubblicato da una testata autorevole, un contenuto apparso sui social network e una rivendicazione diffusa da un soggetto ostile non possono avere lo stesso peso. Ogni informazione deve conservare la propria provenienza, il livello di attendibilità attribuito e il percorso analitico attraverso il quale è stata interpretata. Questo principio assume particolare importanza con l’ingresso dell’intelligenza artificiale nei processi di analisi. Un sistema automatizzato può lavorare su volumi di dati difficilmente gestibili da un gruppo di analisti, ma deve permettere di risalire alle fonti e di distinguere tra fatti verificati, ipotesi, valutazioni probabilistiche e contenuti di origine incerta. La disponibilità di più informazioni, in altre parole, non riduce necessariamente l’incertezza. Senza un processo di validazione può persino aumentarla, perché rende più difficile separare i segnali rilevanti dal rumore, dalla disinformazione e dalle operazioni di influenza.
Gnosphera nasce proprio dall’esigenza di superare la consultazione separata di sistemi e fonti differenti e di dare a ognuna il giusto peso in una visione d’insieme, costruendo una consapevolezza situazionale di alto profilo, intesa come capacità di costruire una rappresentazione aggiornata degli eventi, del loro contesto e delle loro possibili evoluzioni.
Un singolo segnale può apparire poco significativo. La sua importanza può però cambiare quando viene correlato con altri elementi emersi nello stesso luogo o nella medesima finestra temporale. Un’interferenza nei sistemi di navigazione, per esempio, potrebbe essere inizialmente classificata come un’anomalia tecnica. Se coincide con variazioni delle rotte marittime, tensioni diplomatiche e un incremento dei costi assicurativi, diventa parte di un quadro più ampio. L’analisi integrata deve quindi stabilire se gli eventi siano indipendenti oppure rappresentino i primi segnali di una dinamica capace di influenzare trasporti, approvvigionamenti e filiere produttive. Per un’impresa, riconoscere tempestivamente questa relazione può significare aggiornare i piani di continuità, diversificare i fornitori o rafforzare il monitoraggio di determinati asset.
L’intelligenza artificiale nel suo ruolo più naturale
L’intelligenza artificiale può contribuire a individuare collegamenti tra informazioni provenienti da fonti eterogenee, riconoscere variazioni rispetto ai comportamenti abituali e portare all’attenzione degli analisti segnali che altrimenti rischierebbero di rimanere dispersi. La tecnologia non sostituisce però la valutazione umana. In Gnosphera, l’AI opera all’interno di un processo trasparente, nel quale le fonti sono verificabili e la decisione finale rimane affidata a persone in grado di comprenderne il contesto e le conseguenze.
La responsabilità dell’analista consiste anche nel dichiarare il grado di affidabilità della valutazione, esplicitando quali elementi la sostengono e quali nuovi eventi potrebbero confermarla, indebolirla o modificarla.
Nel cyber non basta contare le vulnerabilità
L’approccio integrato proposto da Gnosphera può essere applicato anche alla cybersecurity. La semplice enumerazione delle vulnerabilità presenti nei sistemi non è sufficiente per definire le priorità difensive. Una falla assume un peso differente in funzione della probabilità che venga sfruttata, dell’esistenza di campagne malevole già attive, della disponibilità pubblica di exploit e della rilevanza degli asset esposti. La stessa vulnerabilità può quindi rappresentare un rischio limitato in un sistema isolato e una criticità prioritaria se interessa un servizio essenziale o un componente centrale della filiera produttiva. La priorità degli interventi deriva dalla combinazione tra gravità tecnica, contesto operativo, attività degli attaccanti e impatto potenziale sulla continuità aziendale. È un’impostazione che sposta il vulnerability management da una logica numerica, basata principalmente sul punteggio delle singole falle, a un modello di rischio più dinamico.
Correlare intelligence geopolitica, informazioni sulle minacce cyber e conoscenza degli asset può inoltre aiutare a capire perché una determinata organizzazione o un particolare settore potrebbe diventare un bersaglio.
La sovranità informativa entra nell’autonomia decisionale
Il dibattito al Senato ha richiamato anche il tema della sovranità informativa. La capacità di governare dati, infrastrutture e processi analitici è ormai parte dell’autonomia decisionale di uno Stato e, su scala diversa, anche di un’impresa. Non si tratta soltanto di stabilire dove siano conservate le informazioni. Servono infrastrutture affidabili, protezione dei dati, controllo degli accessi, tracciabilità dei processi e competenze capaci di valutare criticamente i risultati prodotti dagli strumenti tecnologici.
La collaborazione tra amministrazioni, autorità competenti, Forze Armate, università, centri di ricerca e sistema produttivo diventa essenziale per ridurre la frammentazione delle conoscenze. Un linguaggio condiviso permette infatti di collegare più rapidamente segnali che, osservati da organizzazioni differenti, potrebbero sembrare scollegati.
La qualità delle decisioni dipende dal tempo disponibile
La presentazione di Gnosphera riporta l’attenzione su una questione che riguarda sia le istituzioni sia le imprese: la qualità di una decisione dipende anche dal momento in cui può essere presa.
Disporre di molti dati non è sufficiente. Occorre comprenderne l’origine, valutarne l’attendibilità e individuare le relazioni tra eventi geopolitici, economici, industriali e cyber. L’intelligenza artificiale può accelerare questo processo, ma il risultato atteso non è tanto una previsione infallibile, quanto una maggiore capacità di cogliere i segnali deboli, aggiornare tempestivamente il quadro del rischio e predisporre contromisure prima che una minaccia si trasformi in un’interruzione operativa.