La casa di Mountain View, per bocca di uno dei suoi legali, alza la voce nei confronti delle grandi rivali accusandole di fare fronte comune contro Android. Alla base dell’affondo la questione delle tante cause legali che interessano il sistema operativo
Android scatena le offensive legali della concorrenza? Google non ci sta e passa al contrattacco. Il gigante di Mountain View, e più precisamente il Chief legal officer David Drummond, ha lanciato via Web precise e mirate accuse nei confronti di una concorrenza rea – secondo i vertici della compagnia californiana – di fare “cartello” per opporsi in tutti i modi alla crescita esponenziale di popolarità (e di vendite) del sistema operativo mobile. “Vogliono rendere più difficile per i produttori vendere prodotti Android – queste le parole usate dal top manager - invece di competere realizzando nuove funzioni o dispositivi, stanno combattendo per vie legali”.
I colpevoli di questo atteggiamento intransigente oltre il dovuto hanno nomi e cognomi eccellenti e sono quelli di Apple, Microsoft e Oracle. L’accusa verte sull’uso “fuorilegge” dei brevetti e più precisamente il fatto di usarli in modo improprio per mettere alla gogna Android. Microsoft, come noto, sta producendo grossi introiti proprio grazie all’esplosione della piattaforma di Google e sta stringendo accordi con numerosi produttori di telefonini e tablet (Htc, Samsung e altri di seconda fascia) per concedere in licenza alcune sue tecnologie protette da copyright che sarebbero presenti nel software della rivale.
Oracle, da parte propria, ha denunciato Google reclamando l’infrazione di proprietà intellettuali per quanto riguarda Java e per finire Apple è coinvolta in una battaglia legale senza esclusione di colpi contro i prodotti androidi di Samsung e Htc.
Drummond, nella sua campagna mediatica, punta l’indice su episodi concreti come l'acquisizione dei brevetti di Novell e Nortel, operazione che visto consorziarsi, fra varie altre aziende hi-tech, sia Microsoft (che si difende assicurando di aver chiesto a Google di partecipare all’operazione ricevendo in risposta un secco rifiuto) sia Apple. E fa notare come questa bolla dei brevetti scoppierà in quanto “la legge non approva l’accumulo di brevetti dubbi per scopo anticompetitivo, il che significa che questi accordi sono passibili di controlli da parte delle autorità competenti”.
Google, in ogni caso, è già passata ai fatti rafforzando il proprio portafoglio di brevetti acquisendone oltre 1.000 da Ibm e lancia un accorato appello ai consumatori, e quindi a milioni di suoi attuali e potenziali clienti: se non agiamo, gli utenti potrebbero dover subire l’aumento dei costi dei dispositivi Android e avere meno scelte a disposizione per l’acquisto del loro prossimo device.