14/05/2012 di Redazione

Google compra nel social e fa il pieno di suoi domini

La casa di Mountain View, l’indiscrezione è di All Things Digital, sarebbe pronta a mettere le mani su Meebo investendo circa 100 milioni di dollari. E intanto vince una causa con un utente di Hong Kong, che le dovrà restituire 763 indirizzi registrati in

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La chiusura dell’operazione sarebbe imminente e con essa Google si porterebbe a casa un vero e proprio specialista in fatto di servizi social. Per Meebo, secondo quanto ha scritto All Things Digital, citando due fonti anonime vicine alla faccenda, la casa di Mountain View avrebbe messo sul piatto 100 milioni di dollari.


Meebo, i cui prodotti sono disponibili anche in versione mobile, si è fatta conoscere anni fa per il proprio servizio di instant messaging Web based emulazione di programmi assai più noti e diffusi come Yahoo IM con il vantaggio di non richiedere alcun download o installazione di software. Alla base del servizio, che offre “Rooms” per la condivisione di contenuti digitali e siti, un’architettura aperta per la quale gli sviluppatori possono creare applicazioni e programmi

L’ultima sua evoluzione, Meebo Bar, è un plug-in JavaScript che si posiziona in testa alle pagine Web e permette di attivare una serie di interazioni e attività social

Nel fine settimana Google ha inoltre ricevuto una buona notizia dal National Arbitration Forum, che ha dato ragione al colosso californiano nella causa che la vedeva contrapposta a un utente di Hong Kong. Quest’ultimo dovrà restituire 763 indirizzi registrati violando le norme in materia attraverso quella che gli esperti hanno giudicato come “una delle campagne più aggressive di violazione di nomi di dominio».

Negli indirizzi oggetto di contesa appare infatti la parola "Google" e in alcuni di essi – come googleiphone5.com, googlevodafone.com e googlegayfacebook.com - anche i marchi di altre ben note aziende tecnologiche. Gran parte di questi siti, stando ai vertici di Google, erano già stati redirezionati verso altri siti con suffisso .xxx, azione che è stata accettata come aggravante.

Il National Arbitration Forum ha respinto anche la provocazione forse più grande dell’impavido contendente di BigG, ovvero sia quella di chiedere la cancellazione del dominio e del marchio Google giacché, a suo dire, ormai tale parola è entrata a far parte di ogni lingua, diventando così un termine troppo generico per rappresentare un marchio registrato.

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