IBM e Samsung collaboreranno per sviluppare semiconduttori di nuova generazione. Le due aziende hanno stretto un accordo per eseguire insieme le ricerche necessarie a portare il processo produttivo dei chip fino a 20 nanometri. Al momento i processori più moderni, i recenti Intel Sandy Bridge, sono invece prodotti a 32 nm.
Il Die dei nuovi Intel Sandy Bridge
Gli scienziati di Samsung si uniranno quindi ai loro colleghi di IBM presso un centro di ricerca del colosso statunitense. Qui si cercheranno nuovi materiali e strutture per i transistor, sistemi di connessione e tutti gli altri elementi dei futuri microchip, che troveranno posto su computer, tablet, smartphone e così via.
IBM e Samsung quindi svilupperanno insieme tecnologie produttive da rivendere a terzi, come Intel, AMD o Nvidia. Un accordo che risponde al nome di joint process development (JDA), e nel quale troverà posto anche il centro di ricerca sui semiconduttori di Samsung.
Abbiamo ormai imparato a capire che rinnovare il processo produttivo, riducendone la dimensione, porta a diversi vantaggi. Un processore dalle stesse dimensioni può ospitare più transistor, ed è quindi più potente, e allo stesso tempo si possono ridurre i consumi e aumentare il numero d'interconnessioni. Intel, per esempio, con i processori Sandy Bridge è arrivata a quasi un miliardo di transistor per CPU, senza aumentare le dimensioni o i consumi – né il prezzo – rispetto ai prodotti precedenti.
L'accordo tra IBM e Samsung è quindi una buona notizia, perché fa sperare che lo sviluppo dei semiconduttori procederà più speditamente. L'arrivo di dispositivi ancora più avanzati è quindi un po' più vicino. Gli amanti della fantascienza possono andare in estasi.