Si chiama Holey Optochip l’ultimo prototipo di chip ottico nato nei laboratori di Big Blue. Il componente in questione, dicono da IBM, è capace di trasferire quasi un terabit di dati al secondo sfruttando i 48 piccoli fori presenti all'interno di un chip Cmos standard. L’innovazione rispetto rispetto alle soluzioni ottiche attuali risiede proprio nel collegamento diretto tra trasmettitore e ricevitore e nella facilità di movimento della luce.
IBM Holey Optochip: 48 fori consentono l'accesso ottico posteriore ai canali di ricezione e trasmissione
I chip ottici spostano infatti dati sfruttando l’energia dei fotoni e non quella degli elettroni e sono comunemente impiegati per collegare componenti interni (rack) a un supercomputer. L'aspetto che colpisce è l'ottimizzazione di densità, potenza e la larghezza di banda in un package così piccolo. I chip ottici attuali includono 12 canali, ognuno in grado di spostare 10 gigabit al secondo; quello di . IBM dispone di 48 canali, ognuno capace di spostare 20 gigabit al secondo, per un totale di 960 gigabit. Quasi un terabit, per l’appunto.
Holey Optochip è quindi più veloce - può trasferire l'equivalente di 500 film in alta definizione al secondo - ed efficiente dei chip attualmente in uso e per questo si prefigura come una grande soluzione per i supercomputer. IBM, per lo meno, punta a offrire un bandwidth elevato per collegare i processori all'interno di un grande sistema parallelo.
Il chip, che ha una superficie di 5,2 x 5,8 mm, richiede 4,7 watt di potenza per offrire un trilione (un milione di miliardi) di bit al secondo. L'aspetto forse più interessante è che IBM ha costruito il primo prototipo ricorrendo a soluzioni standard e questo dovrebbe facilitare l'arrivo in tempi rapidi sul mercato. Si prevede in tal senso il debutto di Holey Optochip entro un anno o due, e con prezzi compresi tra i 100 e i 200 dollari.