IBM ha annunciato un taglio del personale, nell'ambito della riorganizzazione che dovrebbe interessare la Global Technology Services negli Stati Uniti. L'azienda non ha comunicato in dettaglio il numero delle persone coinvolte, ma stando a quanto pubblicato da Bloomberg potrebbe interessare "oltre mille dipendenti", come comunicato dai sindacati aziendali. Una fonte di Information Week suggerisce invece che il numero di tagli è più vicino alle 800 unità. Sembra che l'operazione sia già stata avviata, e che negli USA siano già stati comunicati 250 licenziamenti.
IBM ha avviato una ristrutturazione in USA, previsti circa mille licenziamenti
I tagli rappresentano circa lo 0,2 per cento della forza lavoro globale di IBM, che alla fine del 2011 ammontava a 433.362 persone, come riportato nella relazione annuale presentata oggi presso la Securities and Exchange Commission. Doug Shelton, portavoce di IBM, ha giustificato il provvedimento citando la politica aziendale e la "natura competitiva del nostro business", spiegando che "IBM è impegnata nel costante riequilibrio della sua forza lavoro. Questo comporta la riduzione del personale in alcune aree e l'assunzione in altre, sulla base dei cambiamenti nelle tecnologie e delle richieste di clienti. Questo consente a IBM di rimanere competitiva in un settore che è in continua evoluzione. "
Il taglio quindi non è dovuto a un momento finanziario difficile, come testimoniamo i dati fiscali eccellenti o a un calo delle vendite, considerato che Gartner ha appena riconfermato l'azienda alla guida del mercato server.
A testimonianza della salute finanziaria di IBM arriva la notizia che l'azienda ha aperto il primo impianto in Cina per ristrutturare e rivendere i vecchi server. L'articolo pubblicato da Forbes riferisce che il giro d'affari cinese attorno a questo business sarà di 2 miliardi di dollari entro il 2014.
Per decenni l'esportazione di rifiuti elettronici dagli Stati Uniti e dall'Europa verso i Paesi asiatici
ha sollevato preoccupazioni circa l'impatto ambientale e sui lavoratori
a basso reddito, che smantellano sostanze tossiche dei componenti di PC
per recuperare metalli preziosi e parti di ricambio. L'economia cinese
perennemente in crescita ha creato un problema non indifferente nello
smaltimento dei rifiuti, tanto da spingere il governo di Pechino a
stanziare un piano economico quinquennale per incentivare il riciclaggio e la rigenerazione dei computer per tenerli fuori dalle discariche.
L'impianto di rigenerazione è stato inaugurato lo scorso mercoledì a Shenzhen vicino a una fabbrica già esistente di IBM, e Big Blue prevede di rigenerare 100mila server e personal computer all'anno entro il 2014,
con l'installazione di nuova memoria, lo stoccaggio e il
confezionamento per la rivendita sul mercato interno cinese. Richard
Dicks, direttore generale di Asset Recovery Service di IBM, ha spiegato
che "in Cina, useranno questi computer per cinque, sette o nove anni".
IBM ha aperto una nuova fabbrica in Cina per lo smaltimento e il ricondizionamento dei Pc usati
Dicks ha spiegato inoltre che "il mercato cinese è enorme dal punto di vista dei server". La fornitura di server vecchi proviene dalla scadenza dei leasing sulle attrezzature, che rigenerate possono servire come computer ordinari. IBM gestisce impianti di ricondizionamento di tutto il mondo, prendendosi carico di 33mila tonnellate di apparecchiature fuori uso a settimana, togliendo alle discariche circa il 97% del contributo di vecchie macchine.
Dicks ha spiegato che IBM stava negoziando da due anni con il governo cinese la licenza per l'impianto di rigenerazione di Shenzhen, perché in quel Paese "è davvero facile acquistare un nuovo computer, ma è altrettanto difficile sbarazzarsene".
Per questo l'azienda è orgogliosa di annunciare la proprietà della "prima struttura di ricondizionamento con licenza, che gli dà il vantaggio di essere first-to-market", perché c'è da aspettarsi che i concorrenti faranno altrettanto in un prossimo futuro. Ovviamente l'azienda non accetterà prodotti IBM, che saranno inviati nei centri di ricondizionamento già esistenti all'estero per essere ristrutturati o opportunamente smantellati.