22/01/2011 di Redazione

Le smart grid parlano cinese, con i soldi occidentali

Investimenti in crescita del 30%: così la Cina si candida a diventare patria delle “reti intelligenti” per le energie rinnovabili. Con il supporto di colossi come General Elctric, Siemens e Ibm. Lo dice uno studio della società di ricerca americana Zpryme

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Un mercato potenziale, nel 2015, di oltre 60 miliardi di dollari, rispetto ai circa 17 miliardi del 2010. Questa la fotografia, scattata dalla società di ricerca americana Zpryme dello sviluppo delle smart grid in Cina. Nel campo dei sistemi alla base delle reti elettriche intelligenti, Pechino costituirà quindi l’epicentro di un flusso di capitali alquanto sostanzioso per alimentare un giro d’affari complessivo del comparto accreditato di un tasso di crescita medio annuo che sfiora il 30%. Per la Cina, che l’anno passato ha raggiunto la prima posizione nel mondo per entità degli investimenti nel settore delle fonti rinnovabili, un ulteriore passo in avanti nel ruolo di superpotenza anche tecnologica.

Smart grid: in Cina questo mercato supererà il tetto dei 60 miliardi di dollari entro il 2015



A beneficiare del fenomeno, si legge nello studio, saranno sia le compagnie occidentali che possiedono le più avanzate tecnologie in materia di smart grid e che nel Paese hanno già investito – i nomi sono per esempio quelli di General Elctric, Siemens e Ibm - ma Zpryme ma anche quelle (tante, si prevede) imprese cinesi in grado di fornire impianti e servizi a costi assai competitivi e livelli qualitativi adeguati.

Entrando nel dettaglio dei dati, gli analisti di Zpryme hanno stimato che il segmento del software e dell’hardware conoscerà un incremento che porterà la spesa dai quattro miliardi di dollari del 2010 ai 13 miliardi previsti per il 2015, mentre il business relativo ai componenti di trasmissione e distribuzione dell’energia passerà, con un ritmo di sviluppo ancora più veloce, dai 4,5 ai 21,2 miliardi di dollari.

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