Ieri pomeriggio LinkedIn ha acceso le contrattazioni di Wall Street (NYSE) superando ogni aspettativa: da un prezzo di collocamento di 45 dollari, le sue azioni hanno chiuso a 94,25 dollari. Quel 109% in più di valutazione ricorda tanto la bolla della new economy, ma secondo l'amministratore delegato dell'azienda Jeff Weiner si tratterebbe solo di fiducia meritata. "Continueremo a investire, stiamo crescendo al passo più rapido della nostra storia", ha commentato a caldo.
NYSE
Di certo ha brindato il co-fondatore Reid Hoffman che a fine scambi si è trovato nel taschino un assegno di 1,8 miliardi di dollari. E dire che gli analisti erano stato fin troppo tiepidi con le stime prima della giornata di ieri. "Congratuazioni, siete stati frodati di 130 milioni di dollari!", ha scherzato l'analista Henry Blodget di Silicon Insider.
Già perché gli azionisti di maggioranza e le tre società di venture capital (Sequoia Parteners, Bessemer Ventures e Greylock Partners) avrebbero potuto racimolare di più. "Sottovalutando Linkedin del 50%, i tre underwriters hanno privilegiato i loro grandi clienti, gli investitori istituzionali che hanno realizzato un profitto immediato del 100% su azioni comprate a 45 dollari l'una", spiega Il Sole 24 Ore.
Quel che conta è che la vendita delle 7,84 milioni di azioni ha fruttato a Linkedin 352 milioni di dollari. Dopo Google non si era mai assistito a niente di simile. Ma qui si stratta di settori diversi, perché il social networking business e i suoi potenziali sviluppi sono ancora tutti da valutare. I numeri svelato solo una parte del suo appeal: il 2010 si è chiuso con 243 milioni di dollari di fatturato e 15,4 milioni di utile.
"Nel primo trimestre il fatturato è raddoppiato a 94 milioni e i profitti sono saliti del 14% a 2,1 milioni. Con un rapporto prezzo/vendite pari a 14,7, i titoli Linkedin sono oggi i più cari d'America, più di Google o Apple scambiati a multipli di 4 o 5 volte le vendite", sottolinea il Sole 24 Ore.