15/02/2011 di Redazione

Telecom Italia s'impegna: più applicazioni per tutti

Telecom Italia fa parte di un gruppo mondiale di operatori telefonici, che si sono uniti per crare un proprio mercato delle applicazioni, che possa competere con quelli già esistenti.

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Telecom Italia e altri operatori telefonici cercano il proprio spazio nel mercato delle applicazioni per telefoni cellulari. E lo fanno con un'alleanza che conta 70 nomi –oltre 1,6 miliardi di clienti in tutto il mondo – e che punta a distribuire sia applicazioni native sia WebApps. Risponde al nome di WAC, o Wholesale Application Community.

Il telefono è cambiato parecchio negli ultimi anni

L'azienda italiana si è quindi unità con O2, Vodafone, Telefonica e altri per creare un "Common Application Marketplace", un negozio di applicazioni globali che, almeno nelle intenzioni, vuole sfidare l'AppStore di Apple o il MarketPlace di Android. La strada da fare tuttavia è ancora molta.

 A livello nazionale Telecom Italia fa sapere di aver sviluppato l'Application Manager, che va ad arricchire il già noto TIM Store. L'idea è di aumentare l'interoperabilità tra dispositivi diversi, rendendo disponibili le applicazioni su cellulari comuni, smartphone, tablet e PC.

"Telecom Italia renderà disponibile un SDK per gli sviluppatori", un elemento indispensabile per il successo dell'iniziativa. Le applicazioni saranno compatibili con tutti i sistemi operativi più comuni, da Symbian ad Android e BlackBerry. Per raggiungere i sistemi più chiusi, come iOS, si punterà sulle applicazioni Web, invece che su quelle native.

L'iniziativa è nata un anno fa, quando fu presentata da Julio Linares, AD Telefonica. Oggi, insieme a Telecom Italia, sono otto gli operatori che cominciano a rendere disponibili le applicazioni per i propri clienti. I numeri sono ancora molto contenuti: 12.000 applicazioni sono poche, se si guarda alle 300.000 che offre Apple o alle 180.000 di Android.

Rispetto ai negozi virtuali già noti, quello proposto dal WAC ha un punto di forza importante: le applicazioni si pagano direttamente con la bolletta telefonica, o il credito residuo.

Vedremo se questa iniziativa avrà successo, e se gli operatori telefonici riusciranno a liberarsi dal loro incubo. Da Bernabé e Linares, infatti, l'unica certezza è che queste aziende non vogliono diventare dei "meri fornitori di connettività". Anche per questo ritengono che i fornitori di contenuto – Google, Facebook e altri – debbano pagarla, la connettività.

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