16/09/2026 di redazione

Deepfake, Exprivia e identifAI alleate per difendere le aziende

Le due società si propongono ai clienti con un unico “modello di analisi”, che unisce la piattaforma tecnologica di identifAI e le competenze di Exprivia.

I deepfake sono un bel problema:  le immagini, i video e gli audio generati dall’intelligenza artificiale possono servire a diversi scopi malevoli, dalla beffa alla truffa finanziaria, dalla disinformazione alla diffamazione. E sono un problema destinato a diventare ancor più spinoso, perché l’evoluzione tecnologica dell’AI li renderà sempre più verosimili e capaci di ingannare. Per i cybercriminali, inoltre, crearli e diffonderli su larga scala o in modo mirato (su singole organizzazioni o utenti aziendali, preventivamente studiati con il social engineering) diventerà sempre più facile, ancora una volta grazie all'automazione consentita dall'AI.

Negli anni i deepfake sono diventati un primario vettore di attacco per operatori che agiscono a scopo di monetizzazione, hacktivismo, manipolazione dell’opinione pubblica o per altri interessi. Un recente studio di identifAI, basato sull’analisi di oltre diecimila incidenti cyber basati su deepfake e avvenuti tra il 2020 e il 2026, evidenzia questa evoluzione. Negli anni il fenomeno ha assunto contorni diversi: meno disinformazione e più azioni a scopo di truffa, che sono attualmente il 20% del totale. Si è anche visto l'emergere di tecniche “multimodali”, tra cui l’utilizzo di false immagini riproducono i tratti somatici di un utente per ingannare i sistemi di accesso biometrico.

Nel campione dei diecimila casi analizzati il formato video è quello più sfruttato (nel 45,6% dei casi), ma è significativa anche l’attività di generazione di immagini (17% circa) e di clonazione delle voci (10,5%). Nel 25% degli incidenti, inoltre, sono coinvolte più modalità di comunicazione. 

In questo quadro, i social media fungono da strumento di amplificazione e distribuzione. In particolare, X è protagonista: è la piattaforma usata per diffondere il 51% degli incidenti. Seguono, nell’ordine, TikTok (21%), YouTube (10%), Facebook (8,2%), Instagram (5%), Telegram (1,4%) e WhatsApp (1,1%).

La proposta di Exprivia e identifAI

Che fare, dunque? Una risposta arriva dalla stessa identifAI, in tandem con Exprivia: la prima mette sul piatto la propria tecnologia, la seconda le proprie professionalità e competenze specialistiche in cybersicurezza. Sviluppata internamente e conforme al Gdpr, la soluzione di identifAI riconosce in tempo reale i contenuti manipolati o generati dall’AI su diversi formati, ovvero immagini, audio, video registrati e videochiamate.

Insieme, identifAI ed Exprivia ora propongono alle aziende un “modello di analisi in grado di proteggere preventivamente e verificare l'integrità delle informazioni digitali”, stando alle dichiarazioni. L’unione di tecnologie e competenze permetterà di “prevenire, riconoscere e gestire i rischi associati ai contenuti sintetici e alle manipolazioni generate dall'AI”.

"Sebbene il numero di attacchi informatici osservati sul territorio nazionale in questi mesi del 2026 superi le migliaia ogni trimestre, non possiamo trascurare la necessità di una verifica continua delle informazioni disponibili in ogni momento della giornata”, ha commentato Domenico Raguseo, head of cybersecurity, Exprivia. “L'unione delle competenze di Exprivia e identifAI rappresenta un passo importante verso l'adozione di un approccio Zero Trust anche rispetto all'autenticità dei contenuti digitali, un elemento che sta diventando sempre più critico per la sicurezza delle organizzazioni”.

“Lo sviluppo dell'intelligenza artificiale generativa ha aperto nuove straordinarie opportunità, ma ha introdotto anche una nuova sfida: distinguere ciò che è reale da ciò che è generato artificialmente”, ha osservato Marco Ramilli, fondatore e Ceo di identifAI. “La fiducia digitale non può più essere data per scontata: deve essere verificata. Attraverso la collaborazione con Exprivia uniamo innovazione tecnologica e competenze consolidate nei diversi settori industriali per aiutare le organizzazioni a difendersi in modo proattivo dalle minacce legate ai contenuti sintetici e proteggere l'autenticità delle informazioni digitali”.

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