Quanto spendono davvero le aziende in intelligenza artificiale, sicuramente una delle tecnologie (o meglio un insieme di tecnologie) più chiacchierate degli ultimi anni? In Italia una recente ricerca di The Innovation Group ha evidenziato un elevato grado di interesse e curiosità tra le aziende nostrane, ma scarsi livelli di investimenti. Per le nostre Pmi raramente l’intelligenza artificiale è una priorità. Lo scenario cambia decisamente se ci spostiamo in un contesto di grandi e medie aziende del settore hi-tech, come quelle coinvolte da Gartner in una recente ricerca: 286 organizzazioni con fatturato pari o superiore ai 10 milioni di dollari, ubicate in Cina, Hong Kong, Giappone, Israele, Regno Unito, Singapore e Stati Uniti, tutte appartenenti al settore dell’alta tecnologia.

Sul totale degli intervistati, il 33% ha detto che la propria azienda investirà in intelligenza artificiale almeno un milione di dollari, se non di più, nel corso del prossimo biennio. All’interno del campione d’indagine, il budget destinato all’AI è inferiore solo a quello riservato a tecnologie ancora considerate “emergenti” ma meno sperimentali, come il cloud e l’Internet of Things. 

Una cifra mediamente alta è sicuramente indice di interesse, ma non solo: è anche segno di quanto siano costosi i progetti di ricerca e sviluppo o le implementazioni. “Un numero molto piccolo di intervistati ha riferito budget per le tecnologie di AI inferiori a 250mila dollari”, ha commentato Errol Rasit, managing vice president di Gartner, “a dimostrazione del fatto che le iniziative di AI sono avide di risorse se confrontate con altre innovazioni tecnologiche”. 

Investimenti tanto massicci, osserva Gartner, contribuiranno a fare scemare l’hype e a normalizzare la presenza dell’intelligenza artificiale nelle aziende, nonché nei loro prodotti e servizi. In primo piano c’è, in particolare, la computer vision, una tecnologia applicabile a innumerevoli contesti e finalità. “Le tecnologie di AI, così diversificate e in rapida evoluzione, avranno effetti su tutti i mercati”, rimanda Rasit. “Le aziende tecnologiche stanno incrementando gli investimenti perché riconoscono il potenziale non solo di valutare i dati critici e di migliorare l’efficienza del business, ma anche di creare nuovi prodotti e servizi, espandere la base clienti e generare nuovi ricavi”.

 


La ricerca di Gartner ha anche evidenziato le attuali barriere a una più ampia adozione dell’AI e all’integrazione di questa tecnologia all’interno di prodotti e servizi. Una prima criticità sta nel fatto che l’intelligenza artificiale sia relativamente immatura se paragonata, per esempio, al cloud o all’IoT.  Tra le aziende che stanno facendo investimenti in AI, l’immaturità tecnologica è stata citata come prima ragione del fallimento dei tentativi di integrazione. Altre difficoltà derivano dalla complessità dei prodotti e dalla mancanza di competenze tra il personale aziendale.

“Le risposte di questa indagine”, ha sottolineato Rasit, “rilfettono il difficile ciclo di sviluppo della tecnologia in intelligenza artificiale, dovuto alla sua complessità così come a sfide nell’assunzione di talenti esperti di AI”. Tra gli intervistati, il 41% ha detto che le tecnologie di AI emergenti sono ancora in fase di sviluppo o di sperimentazione, e questo lascia intendere all’orizzonte una futura ondata di nuovi prodotti e servizi con AI integrata, disponibili commercialmente.