Tra rischi attentati, proteste e polemiche, si è aperta oggi a Parigi la Cop 21, la conferenza mondiale sui cambiamenti climatici promossa dalle Nazioni Unite. Tra le numerose iniziative in cartellone (tutte meritorie, si vedranno poi i risultati concreti) nel panorama tecnologico spunta quella voluta da Bill Gates. Il “patron” di Microsoft è infatti riuscito a riunire attorno a un tavolo i grandi della Terra, tra cui Barack Obama, il primo ministro indiano Narendra Modi e il presidente francese Francois Hollande, per il lancio ufficiale della Clean Tech Initiative: un progetto di riduzione concreta delle emissioni di gas serra entro il 2020, con la firma di un documento che impegnerà i Paesi contraenti a raddoppiare gli investimenti nella ricerca di “energia verde”, aiutati anche dal settore privato. Oltre alle Nazioni già citate, dovrebbero partecipare secondo la Reuters anche Corea del Sud, Indonesia, Arabia Saudita, Australia, Canada e Norvegia. Ovviamente, la notorietà di Bill Gates (impegnato da anni nella filantropia) potrebbe spingere poi altri leader mondiali a scendere in campo.

L’obiettivo principale della Cop 21 è l’elaborazione di un nuovo documento per ridurre l’emissione di gas serra e per contenere l’aumento della temperatura del pianeta entro i due gradi rispetto all’era preindustriale. Un testo che presenti obblighi stringenti e che non si limiti soltanto a una dichiarazione d’intenti: quello che è diventato sostanzialmente il protocollo di Kyoto, elaborato nel 1997 e, per esempio, mai ratificato dai secondi inquinatori mondiali, gli Stati Uniti.

Dalla metà degli anni Novanta lo scenario è sicuramente cambiato e, al fianco degli Usa, si sono aggiunti all’elenco dei maggiori produttori di gas serra anche Nazioni in forte sviluppo, come la Cina e l’India. Proprio il Paese guidato da Narendra Modi, al momento il terzo Stato per emissione di gas inquinanti, sta investendo in modo massiccio nelle tecnologie ecosostenibili con lo scopo di porsi come guida per Nazioni più povere che, al momento, non possono permettersi il lusso di investire nelle rinnovabili. Inoltre, sarà proprio l’India uno dei principali beneficiari della Clean Tech Initiative a matrice “gatesiana”.

 

 

Il fondatore di Microsoft, come detto, è impegnato in prima linea da diversi anni sul fronte umanitario tramite la Fondazione Bill & Melinda Gates, creata nel 2000. Tutti gli impegni operativi in Microsoft dell’uomo più ricco del mondo sono cessati nel 2008, anno delle sue dimissioni ufficiali da amministratore delegato del colosso di Redmond. Il “richiamo della foresta” di Gates si è accentuato negli ultimi tempi ed è andato ad affiancarsi ad altre battaglie, come quella sull’educazione e sull’Aids.

Per esempio, la scorsa estate il fondatore di Microsoft ha messo sul piatto due miliardi di dollari della propria ricchezza personale (valutata in oltre 67 miliardi) per provare a intervenire seriamente sui cambiamenti climatici. In un blogpost pubblicato a fine luglio, Gates ha elencato i tre passi necessari per bloccare l’emissione di sostanze inquinanti: creare i giusti incentivi per lo sviluppo dell’innovazione, sviluppare mercati che mirino alle “emissioni zero” e intervenire in modo equo sui Paesi più poveri.

 

 

Insieme alla Clean Tech Initiative, Gates promuoverà anche una sorta di “santa alleanza” con alcuni grandi nomi del panorama hi-tech mondiale. Mark Zuckerberg di Facebooj, Jack Ma di Alibaba, Jeff Bezos di Amazon, Richard Branson di Virgin e molti altri daranno vita alla Breakthrough Energy Coalition per lo sviluppo di progetti d’innovazione riconducibili alle energie verdi, colmando i gap dei vari governi a colpi di dollari.