Il fattore umano, da sempre uno degli elementi critici delle difese, è diventato ancora più critico a causa dell’effetto pandemico. Oggi è infatti il vettore primario utilizzato dalla criminalità informatica per insinuarsi all’interno delle organizzazioni, con strategie offensive che si fanno sempre più sofisticate. Sono proprio gli utenti, con i loro comportamenti non adeguati alla complessità della sfida, ad aprire inconsapevolmente la porta agli attaccanti.

Ma che cosa è successo durante la pandemia per esasperare un fenomeno già molto evidente? È successo che l’uso così “spinto” della sfera digitale, che ha rappresentato comunque una grande opportunità sulla strada dell’innovazione, è avvenuto senza una corrispettiva crescita della cultura digitale, e quindi senza una vera capacità da parte degli utenti di poter fruire delle tecnologie digitali e della rete Internet in modo sicuro. In assenza di una reale consapevolezza delle minacce del mondo digitale, questa trasformazione forzata ha fornito delle grandi opportunità alle organizzazioni Cyber-criminali. Perché per un criminale Cyber, a differenza della maggior parte degli utenti, operare in smart working rappresenta la normalità e non l’eccezione.

Si tratta di una guerra asimmetrica che vede gli attaccanti in una posizione di indubbio vantaggio, soprattutto perché la prima linea di difesa è costituita da civili inermi che, nella maggior parte dei casi, non hanno neanche la percezione di essere attaccati. In questi ultimi anni le capacità di difesa a livello tecnologico sono indubbiamente aumentate, ma l’efficacia di questi investimenti viene costantemente vanificata, in virtù della teoria dell’anello debole, per cui la “forza complessiva di una catena è determinata dal suo anello più debole”. Quando l’anello debole, come in questo caso, è rappresentato dagli utenti che interagiscono con le tecnologie digitali e con la rete Internet, risulta evidente che gli investimenti tecnologici non sono più sufficienti a fermare gli attacchi anche al perimetro aziendale, reso più liquido dalle varie forme di remote e smart working.

L’unico modo per ricreare una simmetria tra attaccanti e difensori, è quello di investire sulla “prima linea di difesa”, ossia sugli utenti digitali. È necessario che ogni organizzazione predisponga programmi efficaci ed innovativi di Cyber Security Awareness. La guerra però potrà essere vinta solo se questi investimenti dimostreranno tutta la loro efficacia sul piano formativo, con programmi in grado di incidere concretamente sui comportamenti umani.

Per queste ragioni diventa quindi fondamentale avviare dei programmi di Cyber Security Awareness efficaci e innovativi, in grado di incidere sui comportamenti umani e trasformare gli utenti nella prima linea di difesa delle organizzazioni.

Questa è fin dall’inizio la specifica missione di Cyber Guru: realizzare una piattaforma di Cyber Security Awareness in grado di aiutare concretamente i propri clienti nel rafforzare l’anello più debole della catena di Cybersecurity.

La piattaforma Cyber Guru è stata realizzata e costantemente implementata, utilizzando le tecnologie, i processi di produzione e le metodologie pedagogiche più avanzate per garantire il massimo coinvolgimento degli utenti e il raggiungimento dell’obiettivo principale di un programma di Security Awareness: la protezione dai rischi Cyber.

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